venerdì, ottobre 09, 2009

SlideShare e contatti (leads)

SlideShare offre la possibilità di introdurre form per catturare contatti (capture leads).
Mi sembra un'importante nuova opportunità (anche se a pagamento) per sfruttare appieno il servizio SlideShare, spesso rivolto ad un'utenza professionale, per cercare di carpire informazioni preliminari di possibili contatti che spesso non avviene con il semplice contatto email.
La form può essere introdotta prima di permettere il download delle slide o direttamente all'interno delle slide.
Il servizio si chiama LeadShare http://www.slideshare.net/business/leadshare
Guarda nel seguente esempio come si presenta la form a fine slide

mercoledì, settembre 23, 2009

Le fotografie, i tag e il riconoscimento facciale

Con l'avvento della fotografia digitale uno dei problemi più complessi è ordinare le proprie fotografie in modo tale che diventi relativavente semplice ritrovare una fotografia scattata qualche anno fa.
Di solito si usano i tag, ovvero ad ogni fotografia si aggiungono delle chiavi che ci agevoleranno la ricerca. Aggiungere tag è un'operazione lenta che richiede di conoscere a priori la strategia che utilizzerò per la ricerca. Ovvero se come tag per una fotografia ho usato il luogo e la data ma al momento della ricerca mi ricordo che nella fotografia desiderata c'era anche Francesca l'unico modo per ritrovarla sarà sfoglarle tutte!
Picasa 3.5 (software gratuito di Google) sfrutta una modalità molto semplice ed efficace per aggiungere tag: l'utilizzo di una tecnologia di facial recognition.
Ovvero se in una mia fotografia dico che una faccia è quella di Carla Bruni, il sw cercherà in tutte le fotografie facce con le stesse caratteristiche e gli associerà lo stesso tag. In questo modo potro fare una ricerca imediata di tutte le mie fotografie in cui c'è Carla Bruni.
Ottimo!

giovedì, giugno 25, 2009

Avete mai sentito un marketing manager cinguettare?

Beh, probabilmente per ora questo titolo vi parrà oscuro ma a breve quella descritta non sarà un’esperienza così surreale, visto che il cinguettio sarà su Twitter.

Twitter è un servizio di microblogging che consente agli utenti di mandare aggiornamenti al proprio status con brevi messaggi di testo (140 caratteri).

Da molti è individuato come la prossima applicazione di massa per il web 2.0 e, stando a quanto riportato da ComScore Media Matrix, il sito ha raggiunto ad aprile 17 milioni di visitatori statunitensi, l’83% in più rispetto a marzo e il 3000% in più dello scorso anno.

Sicuramente dunque si presta ad essere un canale di marketing, a patto che sia usato bene.

Per chi è dunque Twitter?

1) Per chi ha tanti contenuti freschi e frequentemente aggiornati, nessuno si interesserebbe di un aggiornamento fatto una tantum ogni mese.

2) Per chi ha già altre iniziative sul web in pista: Twitter si integra ottimamente con siti e blog grazie ai servizi aggiuntivi e alle API. Un canale di twits senza legami e fine a se stesso mi sembra poco utile per noi e per i navigatori, mentre Twitter ci aiuta ad aggiornarci real time su blog, eventi e quant’altro ci interessi.

3) Per chi sa parlare ai clienti in modo non solo promozionale: come recita una delle tesi del ClueTrain Manifesto “le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana”. Potete parlare di promozioni e offerte ma non focalizzatevi solo su questo e scegliete bene il linguggio e i temi.

4) Per chi lavora sui social media con un approccio strategico: anche per Twitter occorre avere fatto un ragionamento strategico sulla base degli strumenti teorici e pratici di cui ho più volte parlato recentemente.

5) Per chi sa misurare i risultati in modo nuovo: ho già avuto modo di dire che la misurazione del ROI dei social media è possibile a patto di non rimanere prigionieri dei vecchi schemi. In questo bel post Leonardo Bellini spiega molto la logica e gli strumenti per misurare Twitter.

E voi, adesso che ne sapete qualcosa di più, siete pronti a far cinguettare il vostro marketing?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com

sabato, giugno 20, 2009

La mia azienda dovrebbe avere un blog?

Penso che il titolo del mio post rappresenti un quesito ricorrente per molti imprenditori e marketing manager. La prima risposta che mi viene in mente è “dipende”.
Se guardiamo allo strumento di per sé il blog è veramente adatto ad ogni tipo di azienda: si può costruire con poche risorse economiche, fa molta immagine, permette di aprire un dialogo con il cliente, acquisito o potenziale che sia.
A dispetto delle apparenze però lanciarsi nell’avventura di un corporate blog non è per tutti, e non mi riferisco alla complessità tecnica o gestionale.
Il primo tema è quello del committment: il blog in sé è un semplice sito ma culturalmente comporta una vera rivoluzione nell’azienda: la comunicazione è diretta, non pubblicitaria, trasparente, dialogica e non sempre i tempi dello scambio dialogico sono dettati dall’impresa. Insomma in primo luogo non avrete lo stesso controllo che potreste vantare sul vostro sito tradizionale, o almeno che credete di avere. Questa paura infatti in realtà è relativa, in quanto chi vuole parlare di male di voi lo può fare in mille altri siti, ed è un freno che ormai ha un senso limitato.
Ciò non toglie però che per bloggare per davvero in azienda occorre avere l’appoggio di sponsor interni importanti, non a tutti infatti piacerà da subito questo nuovo approccio e non si cambia la cultura di un’azienda in un giorno.
Inoltre chi sarà il blogger (o i blogger) non deve essere costretto a questo ruolo ma deve trovarsi a suo agio e, soprattutto, deve essere convinto dell’utilità del suo operato. Deve trovare un proprio stile, scrivere comunque bene, trasmettere passione e competenza, invitare a conversare e, come dice Debbie Weil, deve divertirsi.
Se ci sono tutte queste condizioni anche il tempo, altra grande paura nel seguire un blog, sarà sempre una risorsa meno scarsa del previsto.
Un ulteriore grande tema poi è la scelta degli obiettivi e della strategia del blog: come abbiamo visto più volte a proposito dell’approccio post infatti occorre avere ben chiaro che cosa si vuole ottenere dal blog e come raggiungere l’obiettivo. Ciò non può prescindere dall’ascolto e dall’analisi del profilo Social Technographics del pubblico atteso, che ci aiuterà anche a trovare i giusti argomenti ed i toni di voce migliori.
Infine il tema della misurazione dei risultati può essere affrontato con gli stessi criteri di tutti i social media, magari aiutandosi con le Social Media Ad Metrics Definition di IAB.
A questo punto la risposta al quesito iniziale cambia, o meglio è la domanda che formulata meglio: io e la mia organizzazione siamo pronti per bloggare?
A ciascuno la propria risposta, anche qui di seguito come commento, se vi va.
Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com

L’evoluzione del Social Web, dallo sharing al (futuro?) social commerce

Grazie a Domenico Nardone e al sempre aggiornato blog Social Media Marketing sono venuto a conoscenza di un bel white paper di Jeremiah Owyang, social media anlalyst di Forrester, che prova a descrivere le fasi storiche del Social Web presente e futuro.

Owyang ipotizza 5 fasi in parte sovrapposte fra loro in termini temporali e comunque non consequenziali cronologicamente:

1) Era of Social Relationships: Le persone si connettono e fanno sharing 2) Era of Social Functionality: I social network diventano delle vere proprie piattaforme, quasi dei sistemi operativi online su cui tutto si innesta 3) Era of Social Colonization: Tutte le esperienze in rete possono ora essere a carattere sociale 4) Era of Social Context: I contenuti diventano accurati e totalmente personalizzati 5) Era of Social Commerce: I nuovi prodotti e servizi nascono e vengono definiti all’interno delle communities.

Noi dove siamo oggi? Difficile porre dei confini ma sicuramente la prima era ormai è maturata e la seconda è qualcosa di molto prossimo alla realtà dei maggiori utilizzatori di internet.

Per quanto riguarda le altre tre io credo che da molte parti se ne colgano le anticipazioni ed i fermenti e dunque le aziende realmente attente ai propri clienti farebbero bene a iniziare ad attrezzarsi.

Come? Owyang suggerisce alcune linee guida, di cui in parte anche io ho parlato recentemente su questo blog:

• Don’t Hesitate: I cambiamenti sono rapidissimi e non bisogna aspettare che siano gli altri a fare la prima mossa. Siate preparati tramite l’ascolto delle conversazioni che si svolgono sulla rete. • Prepare For Transparency: Le persone commenteranno i vostri prodotti e li recesiranno che lo vogliate o meno e spesso i consumatori ne sapranno più di voi, per cui non potrete barare. • Connect with Advocates: focalizzatevi sui clienti più fedeli, saranno vostri difensori in caso di controversie (e sono molto più ascoltati di voi dagli altri clienti). • Evolve your Enterprise Systems: I software aziendali, CRM e CMS in primis, vanno adeguati al nuovo paradigma con più funzioni social e con la massima apertura all’esterno. • Shatter your Corporate Website: Il vostro sito sarà sempre più scomposto e distribuito dagli utenti sui social media. Meglio essere preparati.

E voi cosa ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com

mercoledì, giugno 17, 2009

Vendere case via internet con Google Earth

Come vendere case via internet?
O semplicemente come far vedere case via internet?
Semplice con Google Earth!
Ma Google Earth va installato ...
Si a meno che non si utilizzi il plugin che permette di visualizzare i file Google Earth via browser ;)
E quindi?
Immaginate una fotografia satellitare del quartiere in questione.
Immaginate di mettervi sopra i progetti tridimensionali del quartire e di organizzare dei tour dove con descrizione audio si faranno vedere fotografie del quartiere, ...
Pensate stia parlando di lontano futuro?
Allora vi consiglio di seguire questo link
http://www.starwardhomes.com/dev_encore/where_on_earth_has_plugin.php

sabato, giugno 06, 2009

Comunicare nella “nuvola d’informazione”

Ho letto recentemente su NC un bell’articolo dove Massimo Giordani, ceo di Time&Mind, esprimeva un concetto molto interessante, quello di information cloud.

In sostanza oggi tutti noi saremmo immersi in una nuvola di informazioni e conoscenze, basate sulla rete, accessibile in qualsiasi momento grazie ai pc, alle connessioni mobili, al wi-fi, agli smartphone.

Una porta su cui si innesta un sesto senso digitale, non sempre percepito esplicitamente, che fa sì che un qualsiasi digital native (coloro che sono nati dopo la diffusione del web) trovi naturale e automatico ricercare informazioni e contatti online in ogni momento, con vari device.

Che cosa implica questo?

La presenza sul web è indispensabile per comunicare con il cliente ma non sarà presto più sufficiente: bisognerà essere in grado di essere reperibili e, soprattutto, fruibili sui device più diversi: desktop (widget), mobile (sito .mobi), aggregatori (feed rss, webslice), social netowork e siti di social sharing.

Dunque sarà necessario concenpire siti e strumenti online in grado di essere flssibili, portabili, adattabili senza perdere l’esperienza e l’engagement del web tradizionale. E con gli stessi contenuti.

Questa sfida richiede competenze sempre più specifiche all’interno dell’azienda e un lavoro di progettazione attento e con una visione di lungo periodo. Se saprete investire un po’ tempo e risorse in più all’inizio però avrete la possibilità di sviluppare la vostra comunicazione e i vostri servizi in modo semplice e relativamente economico, su tutti i nuovi media che si presenteranno.

Senza riprogettare ogni volta e con una forte componente di automatismo negli aggiornamenti dei vari device.

Ne sentirete ancora parlare, voi vi state preparando? Che ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com

martedì, maggio 12, 2009

Direct marketing su magazine

Il direct marketing tradizionale non stupisce più nessuno.
Ma basta applicare la stessa metodologia su una rivista (magazine) ed ecco che una semplice trovata si rivela di sicuro effetto.
Guardate la copertina della mia copia di Ikea Family Live (inviato ai pochi eletti soci IKEA FAMILY)!

Ikea Family Live

lunedì, maggio 04, 2009

Click di qualità

Spesso mi sono soffermato sulla qualità e la quantità a proposito di network, siti, post portando motivazioni a favore di un metodo o dell'altro.

Forse una tematica meno afforntata è l'analisi di qualità e quantità a proposito di visite e click.
E' più importante avere molte visite o anche poche visite ma interessate?
Riferito ad AdSense la problematica diventa: meglio avere molti click o pochi click ben remunerati?
La risposta è ovviamente molti click ben remunerati!

La problematica è comunque interessante. Guardate nell'immagine questi miei due siti opportunamente scelti.

Click di qualità

mercoledì, aprile 15, 2009

Originale stategia di marketing-email marketing virale!

C'è sempre da imparare in qualsiasi settore e da qualsiasi persona.
Questa volta tanto di cappello al mio parrucchiere!
Il mio parucchiere in effetti è un gruppo e devo dire con idee molto originali e innovative. A Rovigo sono dei veri marziani!

Dopo aver chiesto nome, cognome e email seguendo la legge sulla privacy eccovi l'email ricevuta che riporto pari pari con relativa font e colori!
GENIALE!

Far Felice un amico fa felice anche te...
Presentaci un nuovo cliente nei giorni del mercoledi e giovedi per tutto il 2009 e noi soddisferemo lui,
tu avrai un servizio taglio+shampoo gratuito...
Ti aspettiamo!!

Parrucchieri Group
Via Don Minzoni 1/c tel. 0425-28002

martedì, aprile 14, 2009

Che tecnologia di social media dovreste scegliere? Dipende dai vostri obiettivi…

Torno ancora sul tema dei social media (ma di fatto anche del web in genere) per una riflessione semplice ma essenziale: che tecnologia scegliere.

La risposta è tanto semplice quanto poco considerata: dipende.

Dipende da che cosa?

a) Dai vostri clienti: se il vostro consumatore tipo è molto attivo sui forum è lì che dovete andare ad agire, se invece è un lettore di feed rss che non scrive mai nulla ma consulta molti siti dovrete dargli news e aggiornamenti. E così via.

b) Dai vostri obiettivi: se state facendo un progetto sul web dovete capire, sulla base di chi sono i vostri clienti, che potete pensare ragionevolmente di ottenre.

c) Dalla strategia che mettete in campo per raggiungere i vostri obiettivi.

Solo a questo punto potete scegliere la tecnologia, secondo l’approccio POST del libro “L’onda anomala” di cui parlavo anche in un recente intervento su questo blog.

Il percorso tipo delle aziende è invece quello di costruire i progetti attorno da una tecnologia, restandone poi prigionieria.

Inoltre sul web gli strumenti evolvono velocemente e passano, mentre le relazioni restano.

Tutte le tecnologie, secondo il noto ciclo di Hype, vivono un momento di euforia che poi porta ad una disillusion ed un assestamento, non bisogna quindi affidare solo agli strumenti lo sviluppo delle relazioni ma bisogna servisi di essi per sviluppare reali e proficui rapporti.

Le relazoni infatti sono il nuovo vantaggio competitivo e saranno in grado di passare da una piattaforma all’altra traendo il meglio da ciascuna (ricordiamoci che il networking precede, in termini temporali, il web 2.0).

Voi che ne pensate?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com

giovedì, marzo 26, 2009

Pixazza

E' qualche anno che sperimento un modo aziendale alternativo ai comunicati stampa per spingere il messaggio aziendale in internet. E' da qualche anno che sperimento Flickr, PicasaWeb, Google Image ed ultimamente siti di qualità dove il vero valore sono le immagini (photoExecutives e Art & Artworks). La strada è giusta ma manca il substrato. Inoltre, fino ad oggi, non vi era modo di ricavare soldi dalla visione di immagini: mancava la pubblicità! La soluzione: forse non sarà questa ma sicuramente Pixazza ha aperto la strada! pixazza

mercoledì, marzo 25, 2009

In Blogger: come avere Permalink diverso dal titolo?

Chi è abituato alla piattaforma WordPress conosce il permalink e di conseguenza la possibilità di cambiare il link rispetto a quello creato da WP partendo dal titolo introdotto. WP crea di default il permalink eliminando gli accenti e unendo le parole del titolo con "-" come mostrato nell'immagine sottostante

permalink in WordPress

E in Blogger?
In Blogger non esiste questa possibilità!

Quindi?
Provate a vedere il titolo e il link di questo post!

Titolo e link diversi in Blogger

Come ho fatto?
Un semplice trucco. Bisogna avere chiare le idee dall'inizio su come volete il link perché in seguito non potrete cambiarlo se non cancellando il post e riscrivendone uno nuovo.
Una volta pubblicato il post sarà sufficiente cambiare il titolo e ripubblicarlo e il gioco è fatto!

domenica, marzo 15, 2009

Come approcciare in modo corretto (e strategico) i social media?

Il mondo dei social media si sta manifestando in maniera sempre più dirompente e sta iniziando a contagiare, in termini di interesse, anche le aziende brick & mortar lontane dalla tecnologia web. Resta però piuttosto difficile trovare chi, in azienda, conosca e padroneggi questi mezzi e sia in grado di affrontarli con un approccio strategico.

Ecco dunque alcune riflessioni sul tema prese da alcuni siti di riferimento, essenziali per cercare di realizzare una prima stesura della propria strategia.

Su Social Media Marketing ad esempio qualche giorno Enzo Santagata ha pubblicato questi utili e semplici consigli:

1. Non parlare ai consumatori. Non vogliono ascoltarti, vogliono essere ascoltati. 2. Offri una ragione per partecipare. Se le persone non percepiscono di ottenere un valore aggiunto dal condividere le loro opinioni, non verranno da te (magari vanno dal tuo diretto concorrente, che ha saputo soddisfarli meglio). 3. Resisti alla tentazione di vendere a tutti i costi. 4. Sperimenta e tieniti aggiornato. Ma soprattutto sperimenta, e se sbagli sperimenta ancora. 5. Ascolta le conversazioni che avvengono anche al di fuori del tuo sito. E partecipa anche lì indicando chiaramente chi sei e perché stai partecipando. Chi ha provato a fare il furbo è stato smascherato prima che potesse rendersene conto. 6. Cedi il controllo della comunicazione. Non aver paura di aprire le tue porte alle critiche. Quando una community si sente controllata e forzata verso una direzione a senso unico imposta dall’azienda, non dura molto. 7. Fai in modo che nella tua organizzazione ci siano quante più persone possibili che abbiano un background composto dal pensiero pragmatico da uomo di marketing, dalla curiosità incosciente di un sociologo e che siano grandi appassionati di social network.

Leonardo Bellini invece sul suo blog cita il libro Groundswell di Charlene Li e Josh Benoff (in edizione italiana, L’onda anomala, edito da ETAS) ed il loro approccio riassunto nell’acronimo POST.

P sono le persone. Non avviate una strategia Social senza aver compreso le reali capacità, conoscenza ed utilizzo delle tecnologie social da parte della vostra audience. O sta per Obiettivi. Quali obiettivi vi potete realisticamente aspettare di raggiungere con il vostro target di riferimento? S è la strategia. Come pensate di raggiungere questi obiettivi? T sta per tecnologia. Una community. Una wiki, Un blog o 100 blog.

In entrambi gli approcci è comunque evidente la necessità dello studio e della pianificazione, spesso trascurati sul web (e in particolare sui social media).

A questo si lega anche il problema della misurazione dei risultati, uno dei temi più caldi rispetto al web 2.0 su cui ho scritto su queste pagine pochi giorni fa. Credo infatti che aldilà delle indubbie difficoltà di rilevazione e valutazione ci sia un problema di fondo nei KPI utilizzati per misurare la redditività degli investimenti.

La prospettiva corretta infatti è quella della costruzione di relazioni, di fiducia e di reciproco scambio di informazioni e collaborazioni. E’ necessario perciò predisporre strumenti che ci consentano di capire che cosa si dice di noi in rete, per essere consapevoli della nostra reale reputazione, e ascoltare molto, anche fuori dal nostro circuito di siti posseduti o di quelli di settore.

Si possono poi utilizzare software pensati appositamente per la gestione delle campagne social, come il tool proposto da Claudio Ancillotti, che ci permettono di svolgere queste attività in modo ordinato e pianificato.

Il messaggio di fondo che possono sentirmi di lanciare in conclusione è quello di affrontare i social media preparati e con l’aiuto di persone esperte, consapevoli delle particolarità del web 2.0 e pronti a reagire alle novità continue di questo magmatico mondo.

Siete pronti?

Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com/

mercoledì, marzo 11, 2009

Social Network, perché sono così adatti al mobile web?

La popolarità dei social network ormai non è più in discussione, nemmeno in Italia dove il fenomeno Facebook ha ridotto il gap con gli altri paesi. Quello che invece sta emergendo con forza è il successo di questi siti in versione mobile: secondo le stime di una ricerca di Informa per Buongiorno in Europa si passerà dai 26,7 milioni di utilizzatori nel 2008 ai 45,2 milioni nel 2009, per arrivare a circa 134 milioni di utenti nel 2012. In altri termini, considerando il numero di coloro che possiedono un cellulare, uno su cinque utilizzerà sul device un social network. Un’altra ricerca di ComScore parla di una crescita nel 2008 del 152% medio in Europa occidentale, con un tasso di penetrazione sugli utenti complessivi di telefonia del 5,4%. Perché tanto successo? Il mobile web sicuramente ha dei vantaggi:
  • Disponibilità (in qualsiasi posto e in qualsiasi momento)
  • Posizione specifica (mi trovo in un luogo sempre diverso e localizzabile)
  • Consente di impegnarsi in attività interstiziali (si usa in momenti in cui non penseresti mai di aprire il pc).
I social network infine sono un modo di sviluppare e governare relazioni e rappresentano un’estensione della nostra personalità, proprio come i cellulari. Ecco dunque perché questi siti sono ideali per il mobile web: esprimono noi stessi e ci consentono di mantenere relazioni ovunque noi siamo, anche nei ritagli di tempo. Certo in questa evoluzione ci sono ancora degli ostacoli, come i pericoli per la privacy legati alla localizzazione del device, le piattaforme proprietarie e le tariffe di navigazione alte, tuttavia i social network sembrano sicuramente destinati ad alimentare la diffusione della navigazione in mobilità. Voi che ne pensate? Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com/ sul tema vedi anche http://www.slideshare.net/gzarantonello/mobile-social-network

lunedì, marzo 09, 2009

Come misurare il ritorno dell’investimento sui social media?

Uno dei temi caldi rispetto ai social media e al web 2.0 è quello della profittabilità e della misurazione del ROI.

Se lato consumer infatti il successo di tali strumenti continua a crescere è invece sempre molto difficile trovare dei modelli di business che consentano alle aziende di trarre benefici dal loro utilizzo.

Di sicuro la natura individuale e relazionale di questi mezzi pone delle barriere all’entrata per le aziende, soprattutto se esse usano un approccio pubblicitario pensando di fare della tradizionale comunicazione push sul mezzo.

Credo però che aldilà di tali indubbie difficoltà ci sia un problema di fondo nei KPI utilizzati per misurare la redditività degli investimenti.

La prospettiva corretta infatti è quella della costruzione di relazioni, di fiducia e di reciproco scambio di informazioni e collaborazioni.

Scrive Jeremy Rifkin: “Il reale valore nel terzo millennio delle aziende e dei manager che le dirigono, non sarà il fatturato che essi producono, bensì il numero e la qualità delle relazioni da essi instaurati con i propri target interlocutori e di riferimento interni ed esterni“

Come misurare tutto ciò?

Intanto è necessario predisporre strumenti che ci consentano di capire che cosa si dice di noi in rete, per essere consapevoli della nostra reale reputazione.

In seguito ad attività sui social media poi un parametro di valutazione potrebbe essere quello delle conversazioni che si generano nelle community di riferimento e alla quantità di nostri contenuti oggetto di sharing (accompagnati da commenti positivi) da parte degli utenti.

Ancora, in caso di iniziative in cui si chiede agli utenti un parere o una forma di collaborazione, è corretto monitorare non solo la quantità di feedback ma anche la qualità e soprattutto la ricorrenza nel tempo di forme di interazione con le medesime persone.

Si tratta solo di considerazioni a livello molto generale che però portano all’individuazione di un criterio di base: il vero ROI dei social media consiste nella qualità e nel numero di persone con cui l’azienda riesce a stabilire qualche forma di dialogo e di collaborazione continuativa nel tempo.

Diffidate quindi del solo volume immediato di traffico che vi viene portato e cercate invece di capirne la qualità: anche uno scandalo o una protesta contro un vostro intervento in un social media infatti faranno salire le visite al vostro sito ma non credo che lo possiate considerare un successo… Gianluigi Zarantonello via http://webspecialist.wordpress.com/

giovedì, gennaio 29, 2009

Saga di video virali

Riuscire a far trionfare un video virale non è semplice.
Riuscire a far trionfare una saga di video virali rasenta l'impossibile!
Il paragone con i film viene spontaneo e le saghe rimaste nella storia sono pochissime anche se oggi si sta cercando di rilanciare l'idea con i vari supereroi

Andando a memoria forse la saga di video che aveva raggiunto il maggior successo era quella della CocaCola e delle Mentos, ma ora che fine ha fatto?

Qualcuno si ricorda la versione due del famosissimo Numa Numa? PENOSO!

Vi ricordate il famosissimo Evolution of Dance?
Ora è uscita la seconda versione e sinceramente a me sembra anche questa molto piacevole! Voi cosa ne pensate?

sabato, gennaio 24, 2009

Una directory sulle aziende web 2.0

Vi segnalo con piacere, TOP List Aziende 2.0 - Social Media Marketing, una directory promossa da 20TaskForce italy.

Si tratta di una preziosa e utile risorsa per conoscere tutto ciò che le aziende italiane stanno facendo sul web 2.0.

Cliccando sul pulsante ner qui sopra potrete trovare il link ai dettagli per collaborare alla compilazione della lista.

Buona lettura!

sabato, gennaio 17, 2009

Social network, meglio avere tanti contatti o essere molto selettivi?

Ormai il social networking è diventata un’attività, e anche forse una moda, estremamente diffusa nel nostro paese. La maggiore esperienza diretta sta portando molti a chiedersi quale sia il modo migliore per utilizzare questi strumenti, specie in ottica business, e quale sia il migliore approccio nella gestione delle proprie reti.

Uno dei temi sicuramente più caldi è quello delle connessioni, meglio averne tante oppure è bene essere selettivi negli inviti e nell’accettare richieste di contatto?

Provo a fare qualche mia considerazione relativa solo all’ambito dei business social network che frequentiamo per motivi di lavoro o di interesse professionale.

Negli studi sociali il numero di Dumbar ci dice che possiamo ragionevolmente intrattenere rapporti di reale conoscenza al massimo con circa 150 persone: dunque secondo questa visione tutti i numeri superiori di connessioni non sarebbero veri contatti.

Dall’altra parte però troviamo le riflessioni di Anderson sul web come mercato a coda lunga: rispetto alle reti sociali offline con pochi click e utilizzando dei filtri come settore di attività, ruolo, area geografica possiamo velocemente selezionare dei contatti interessanti in una quantità virtualmente illimitata di possibili connessioni.

E dunque? La personale visione mi porta a dire questo:

1) E’ bene selezionare con cura i nostri contatti seguendo una certa linea di operato: ad esempio potremmo cercare di contattare nuove connessioni ragionando su di un tipo di ruolo in un determinato settore. Avere troppi contatti disparati è una fonte di ‘rumore’ che ci impedisce di percepire i nostri reali interessi.

2) Per contro sono propenso ad accettare le richieste di connessione: sono pur sempre frutto di una manifestazione di interesse e ci possono aprire, a livello di contatti di secondo livello, un mondo di possibili relazioni utili.

3) La gestione delle relazioni è un lavoro lungo: se non gestiamo con impegno i nostri network e siamo passivi non ne trarremo nulla (i contatti interessanti non arrivano da soli). Inoltre connessioni che oggi ci sembrano inutili potrebbero tornare preziose un giorno, per cui non precludiamoci opportunità a priori trascurandole del tutto.

4) Come tutti i mercati a coda lunga anche quello delle connessioni è governato dai filtri: dunque nel profilo cerchiamo di dare le informazioni giuste su di noi e casomai proviamo a frequentare qualche gruppo che ci interessa veramente, dove poter trovare persone che condividono i nostri interessi.

Le mie naturalmente sono riflessioni brevi e credo che questo sia un tema interessante e ricco di spunti, per cui dopo aver lanciato il sasso sarei curioso ora di sentire le vostre opinioni.

Gianluigi Zarantonello Via http://webspecialist.wordpress.com

Pubblicita' etica virale

Ho ricevuto la segnalazione di questo video del titolo Forte come la pace che definisco nelle intenzioni pubblicita' etica virale.

La mia impressione è che sia molto "artistico/cerebrale" ma a mio modo di vedere poco virale.
Purtroppo il virale è trash.

Vi invito però a laggere la descrizione degli intenti di questo progetto e di esprimere il vostro punto di vista in forma di commento al post.

Credo che sia rilevante il fatto che un’istituzione utilizzi tecniche non convenzionali o comunque innovative di comunicazione. Fatto ancora più rilevante se riferito all’Italia, dove, oltre alla Regione Toscana, esistono pochissimi altri casi del genere. La Comunità Europea, invece, da due anni lancia campagne sociali attraverso modalità virali.

Il contenuto di questo video ha lo scopo di sensibilizzare a pratiche etiche e collettive, come la responsabilità sociale. Inizialmente sviluppatasi intorno alla certificazione d’impresa SA8000, la responsabilità sociale proposta da questa campagna mira a sensibilizzare ognuno di noi alle tematiche del rispetto dei diritti umani, sia sul lavoro che in tutti gli altri contesti.

L’obiettivo della campagna è anche quello di sensibilizzare gli utenti a privilegiare prodotti o servizi di aziende che hanno aderito alla certificazione di responsabilità sociale SA8000.

Una particolarità della campagna è che segue il metodo detto "pioggia sottile". A differenza di campagne che mirano ad ottenere risultati concentrati in breve tempo, questa si estende a periodi più lunghi e ad azioni più misurate.

Per quanto riguarda la realizzazione del video, abbiamo deciso di caratterizzare il contenuto virale sulla suggestione delle immagini, sul ritmo del montaggio, sul testo e sulla musica incalzante. Abbiamo cercato di proporre un prodotto di qualità utilizzando alcuni degli elementi che possono rendere un video condivisibile.

mercoledì, gennaio 14, 2009

Il web 2.0, i contenuti e la coda lunga

Avrete sentito parlare di Chris Anderson e della teoria della coda lunga.

In buona sostanza si tratta di una constatazione, in un mercato praticamente illimitato come quello digitale anche la vendita di piccole quantità di prodotti di nicchia è redditizia, anzi, la somma del valore generato da questi piccoli lotti supera spesso in valore l’introito dei best sellers.

Questa osservazione può essere molto interessante anche rispetto ai contenuti e alla comunicazione nell’era del web 2.0

Se infatti analizziamo in modo attento le statistiche di un qualunque nostro website dotato di qualche notorietà in rete vedremo che fra i referrals ci sono tantissimi accessi da siti che ci portano uno o due visitatori per volta.

Di solito trascuriamo questo tipo di valori, se però proviamo a sommare le provenienze da siti “altri” rispetto alle grandi fonti di traffico vedremo che sono i primi che ci portano la maggioranza dei nostri accessi.

Di più, se abbiamo un sito ricco di contenuto probabilmente quei pochi accessi verranno ciascuno da una fonte attinente con il tema trattato nella pagina di atterraggio.

Questo mi porta a riprendere e amplificare un messaggio lanciato alcuni post fa: è fondamentale creare molto contenuto di qualità e diffonderlo capillarmente nel web con feed rss e piattaforme 2.0.

Il risultato sarà quello di una presenza diffusa dei nostri contenuti che potranno intercettare tutta quella domanda più o meno di nicchia che la dimensione del web riesce finalmente a soddisfare nei bisogni latenti, non gratificati dalla necessaria selezione di prodotti e contenuti propria delle economie offiline (magazzini, rese a metro, spazio sugli scaffali).

Grazie a questa diffusione porteremo un flusso continuo di piccoli accessi che a conti fatti saranno il reale punto d forza del nostro traffico per realizzare il nostro business (vendita di pubblicità, e-commerce, altro).

Che ne pensate?

Gianluigi Zarantonello Via http://webspecialist.wordpress.com

Favicon strumento di internet marketing!

Cos'è favicon?
E' quell'iconcina che compare vicino all'url nel browser.
Questa la mia:

Non l'avevate mai notata?
Insignificante?

Ebbene Google è riuscito a trasformare il cambio della sua favicon in uno strumento di internet marketing!

Questa la nuova favicon Google

E questo l'annuncio ufficiale Google
Google's new favicon

Aziende italiane, fatene tesoro, anche il cambio di favicon può essere uno scoop mondiale!!!!!!!!!