lunedì, marzo 31, 2008

Eventi importanti senza strategia di internet marketing

Parto da un piccolo esempio concreto per descrivervi un problema ancora reale: per importanti progetti si mettono a budget molti soldi per campagne di marketing e comunicazione tradizionale ma spesso ci si dimentica di fare lo stesso in internet, limitandosi quasi sempre alla creazione di un sito.

Ho ricevuto questa lettera da un redattore presso un'importante casa editrice che pubblica guide turistiche.

Al momento sto realizzando una guida sul Parco del Delta del Po, nel cercare notizie mi sono imbattuto in tre foto del suo blog che potrebbero interessarmi, si chiamano: opera-sah-grande; opera-rizzi-grande; opera-benetton-grande.

Sarebbe possibile utilizzarle per la nostra pubblicazione, ovviamente accreditandola come autore nel colophon?

PROVOCAZIONE: possibile che nell'ambito di un progetto importante come Percorso d’arte nel Delta del Po finanziato dalla Regione Veneto vengano a chiedere a me fotografie non mie (ma solo riportate in un post)!
Non sarebbe l'ora che progetti locali di tale rilevanza prevedessero una strategia di internet marketing ugualmente rilevante?

giovedì, marzo 27, 2008

Il dipartimento di ricerca e sviluppo? Con Internet è grande come il mondo

Il tema della ricerca e sviluppo è sempre più centrale per tutte le aziende e l’innovazione oggi richiede ritmi altissimi per poter mantenere un’impresa competitiva sui mercati internazionali.

Nell’approccio tradizionale al problema le innovazioni vengono sviluppate all’interno delle organizzazioni attraverso appositi dipartimenti, con lo scopo di massimizzare la rendita commerciale delle nuove idee attraverso la proprietà intellettuale in ambieti chiusi e protetti.

Oggi però, come spiegano molto bene Tapscott e Williams in Wikinomics (da cui sono tratti molti dei dati e dei temi qui discussi), le imprese non riescono più a monopolizzare la conoscenza e, per quanto grandi siano i loro laboratori, sicuramente fuori dall’organizzazione ci sono altri cervelli che hanno la soluzione dei problemi che non si sono ancora risolti.

Lafley, il CEO di Procter & Gamble, descrive con queste parole tale tema: “Qualcuno al di fuori della vostra organizzazione, oggi, sa come rispondere a una domanda specifica con cui siete alle prese, risolvere il vostro problema particolare o cogliere l’opportunità che avete di fronte meglio di voi. Dovete individuare un modo per collaborare produttivamente con lui”.

Grazie alle tecnologie di rete esiste un modo accedere a questa conoscenza diffusa: le ideagorà, dei market place dove, come accade per le transazioni sui siti commerciali come Ebay, si possono acquistare e scambiare soluzioni e tecnologia.

Ci sono due tipi di Ideagorà: il primo e più facilmente intuibile è il modello rappresentato dal sito Innocentive.com, dove le aziende possono proporre ad una comunità di scienziati, ricercatori ed esperti i problemi per i quali non hanno ancora trovato soluzioni adeguate.

C’è poi il secondo tipo di Ideagorà, forse più sorprendente, quelle dove si offrono soluzioni che sono ancora in cerca di chi abbia un simile problema da risolvere, come accade per yet2.com.

Infatti sembrerà strano ma molte grandi aziende registrano annualmente una grande mole di brevetti (con i relativi costi) per i quali tuttavia non si è ancora individuato un utilizzo.

Per questo tali soluzioni vengono offerte, sotto forma di licenza d’uso, a altre realtà che invece ne hanno bisogno portando nelle casse dei dipartimenti di R&S dei soldi da reinvestire in ricerca in un classico processo collaborativo win-win.

Perché dunque a fronte di tale interesse le ideagorà sono ancora una realtà di frontiera?

Sicuramente c’è un problema di natura culturale, in quanto è difficile condividere con altri il proprio lavoro intellettuale e, simmetricamente, non è facile superare la sindrome del “not invetended here” interna alle aziende.

Inoltre è necessario stabilire un modus operandi che permetta di capire dove e come accedere all’innovazione distribuita e quanta parte della ricerca vada delegata all’esterno.

Essere dentro un’ideagorà non è di fatto qualificante di per sé perché anche i concorrenti vi possono entrare, con un effetto livellante, bisogna dunque saperne cogliere i vantaggi e saperne trarre il massimo attraverso una buona organizzazione interna con persone aperte a questo tipo di scambio.

Infine gli stessi market place dovranno evolversi nel tempo per garantire un livello di servizio adeguato, ad esempio migliorando la trasparenza (anonimato delle imprese e scarso riconoscimento pubblico di chi risolve i problemi) e favorendo l’aggregazione in gruppi fra i ricercatori.

Qual è dunque lo scenario futuro?

Difficile dirlo con certezza, probabilmente la ricerca interna non sparirà da nessuna azienda perché essa garantisce una serie di vantaggi legati alla proprietà intellettuale, tuttavia non basterà più per gestire tutte le tematiche innovative e chi investirà solo all’interno avrà dei costi altissimi e non sostenibili a fronte di un numero ridotto di prodotti realmente di successo.

In ogni caso la differenza maggiore sarà probabilmente fra chi sarà in grado di gestire in modo aperto le occasioni che si presenteranno e chi invece si arroccherà su posizioni chiuse e difensive

La sfida è aperta.

GIANLUIGI ZARANTONELLO

domenica, marzo 16, 2008

L'avversario di YouTube: Flickr!

Utilizzate Flickr?
Io si e sempre più di frequente!

Sto facendo parecchi esperimenti riguardo alle funzionalità fornite (soprattuto i gruppi), su come Google indicizza le fotografie Flickr, etc.

Flickr sicuramente rappresenta la soluzione per le mie fotografie!
E se presto fornisse servizi simili anche per i video?
Probabilmente lo userei anche per i video e poi forse li andrei ad introdurre in YouTube e dopo magari in Libero Video

Se tutti ragionassero come me forse Flickr, a breve, potrebbe diventare l'unico vero avversario di YouTube!