venerdì, marzo 30, 2007

Politica e video

I video, soprattutto se virali, hanno una forza d'urto spaventosa.
Le aziende se ne sono rese conto da qualche anno e le pubblicità sono cambiate completamente.

In politica si stanno muovendo i primi passi e soprattutto non viene ancora sfruttato come veicolo pubblicitario ma come veicolo di satira.

Guardate i primi due filmati, molto simpatici, ma soprattutto il terzo rappresenta la nuova frontiera.

giovedì, marzo 29, 2007

Il nuovo Twitter!

Twitter è incredibile forse non ancora per i servizi offerti ma per le differenti modalità per utilizzarlo: SMS, IM, web, API.

Una funzionalità che non avevo mai utilizzato è la possibilità di mandare messaggi ad un altro utente Twitter.
Ora immaginate che sia possibile farlo via API con questa sintassi
"d [username] [your message]"
ed immaginate che l'utente non sia un utente fisico ma un utente applicazione in grado di prendere il vostro messaggio, elaborarlo e fornirvi la risposta ottenuta nella stessa modalità.

Ecco il nuovo Twitter!

Da TechCrunch

mercoledì, marzo 28, 2007

Wikipedia e la protezione delle informazioni

Prendendo spunto dall'ultimo caso che riguarda Wikipedia, l'enciclopedia online più utilizzata al mondo, e dello studente del Kentucky che, spacciandosi per un professore di teologia (con un Ph.D), ha modificato più di 20.000 articoli su argomenti controversi, parlerò dell'importanza della certificazione delle informazioni, primo passo verso la salvaguardia di qualsiasi tipo di patrimonio informativo.
Con lo pseudonimo di Essjay, un senior editor aveva l'autorità di dirimere le dispute tra gli autori e rimediare ai vandalismi, un autorità che si era guadagnata sul campo grazie alla disponibilità che aveva mostrato prendendosi in carico la supervisione dello scibile cattolico.
Essjay, però, si è svelato come un ragazzo di 24 anni che si è creato un'identità completamente fasulla, dichiarandosi professore di un'università privata, ma che in realtà utilizzava testi come "Cattolicesimo for dummies" per ispirarsi nella correzione degli articoli.
Alcuni giorni fa Jimmy Wales, uno dei fondatori di Wikipedia, lo ha "licenziato" affermando che da ora in poi tutti i senior editor (come Essjay) dovranno rivelare la propria identità e dimostrare di avere serie credenziali.
Perchè fino ad ora non era così.

Esattamente un anno fa, a seguito di un mio articolo provocatorio che aveva provocato reazioni tra le più disparate, avevo sottolineato alcuni punti fondamentali sulla sostenibilità dello sviluppo di wikipedia e che proprio in questi momenti sembrano trovare realizzazione nelle parole del suo patron.
Il mio pensiero di fondo non è mutato nel tempo e quindi ve li ripropongo qui di seguito:

"Io uso wikipedia, la stimo, stimo il lavoro dei volontari, ma sono convinto che per fare un buon lavoro e creare un prodotto affidabile si debba partire prima dalla qualità e poi puntare allo sviluppo, ovvero: prima si costruiscono procedure di controllo sostenibili, in grado cioè di garantire la veridicità dei contenuti e l'attendibilità della fonte. Per fare questo sono necessari molti volontari, e questo potrebbe limitare lo sviluppo del contenuto dell'enciclopedia.
Wikipedia non è partita e cresciuta con questa intenzione, ma ha puntato soprattutto sull'espansione degli argomenti coperti, mettendo un disclaimer che dichiara che non viene garantita l'accuratezza dei contenuti (http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:General_disclaimer).
Purtroppo questo disclaimer non è molto visibile (come tutti i link dei disclaimer sta in fondopagina). Dovrebbe esserlo molto di più in quanto contiene un'elemento dell'essenza di wikipedia: la non garanzia dell'informazione che viene fornita, un punto che non è chiaro a moltissimi utilizzatori.
Io vorrei vedere un'enciclopedia che non riporti la frase "su nessuna delle informazioni presenti in queste pagine è possibile garantire il controllo da parte di professionisti legalmente abilitati ad esprimersi nei vari campi, controllo che sarebbe necessario per fornire un'informazione completa, corretta e/o certa su un qualsiasi argomento."
Questo fatto indiscutibile va a sminuire il valore del lavoro di chi si impegna a contribuire costantemente al progetto.
Per ovviare a questo, ad esempio, si potrebbe creare un comitato d’esame che accetti le candidature dei contributori, ne esamini il curriculum dipendentemente dalla sezione che desiderano curare, lo verifichi e gli conferisca o meno l’autorizzazione al posting di articoli.
Se questo non è fattibile, vorrei che la frase “WIKIPEDIA NON DÀ GARANZIA DI VALIDITÀ DEI CONTENUTI" fosse più visibile: non deve necessariamente campeggiare in ogni pagina all’interno di un campo evidenziato, ma deve essere immediatamente individuabile dal lettore.
Pongo una domanda: è documentato che la stragrande maggioranza dei lettori di wikipedia abbia letto la pagina del disclaimer e sia quindi cosciente dell' “attendibilità presunta” di quello che legge?
Il lettore difficilmente arriva a leggere la pagina fino in fondo e ancora più difficilmente va a leggersi i disclaimer.
Dal momento che Wikipedia è sempre più utilizzata e chi la consulta lo fa sulla fiducia, il lettore deve essere allertato in modo più concreto."

Questa ultima frase è dimostrata dalle statistiche di accesso ai siti wikipediani e dal rank che le pagine di wikipedia su moltissimi argomenti hanno nei motori di ricerca: chiedendo a Google una qualsivoglia informazioni, si ottengono spesso tra i primi posti delle pagine provenienti dall'enciclopedia libera.
Continuando nella discussione...:

"1) non riconosco il prestigio di wikipedia, ma la sua popolarità. So che è molto utilizzata, molto citata (anche perchè è l'unica fonte omnicomprensiva di informazioni - non conoscenza - accessibile pubblicamente su Internet), so che appare spesso tra i primi posti dei risultati di una ricerca via Google. Essere popolari non implica essere prestigiosi.

2) Sia che un mezzo di informazione sia popolare, sia che non lo sia, ha il dovere di rendere evidenti le proprie caratteristiche.
In wikipedia non è scritto ovunque che non vengono date garanzie. Eccettuate le pagine di argomento medico che tu menzioni [mi riferivo a una risposta di Frida, nda], si trova citazione solo nel disclaimer che, mi ripeto, è una voce raggiungibile attraverso un link scritto con un carattere molto piccolo in fondopagina.
E' documentato, da chi fa studi sulla user experience, che chi legge il disclaimer è soltanto un'infinitesima parte dei fruitori di un sito web.
Quindi, a mio parere, è forse trasparente che non ci siano forme di garanzie, ma non è evidente, il che è molto diverso: è ancora più diverso dal pubblicare un saggio e dal mettere un'appendice finale (menzionata anche nell'indice) che riporti la scritta "Attenzione: tutto quello che avete letto in questo libro è falso". Ci sono molte più probabilità che venga letta quella pagina finale che non il disclaimer di wikipedia.

Colui che consulta la wikipedia ha il diritto di sapere il grado di attendibilità dela fonte.
Ad esempio, nella sezione riguardante il profilo dei contributori di wikipedia, a me sembra abbastanza di scarso interesse conoscere gli hobby di un autore, di leggere il suo scarno profilo scritto in modo ironico, di conoscere le sue aspirazioni, di sapere che frasi si è scambiato con gli altri wikipediani (ho girato molti profili per analizzare l'autorevolezza degli autori).
Questi sono elementi che fanno molto "comunità", ma che non fanno altrettanta "autorevolezza".
Io vorrei conoscere le sue capacità, le sue competenze, che cosa lo titola a scrivere di un determinato argomento.
Ecco a cosa dovrebbe servire il collegio degli esaminatori, che citavo nel mio precedente commento: un collegio di persone in grado di giudicare se un potenziale autore ha le competenze per scrivere un articolo di un determinato argomento.
Si badi bene, è un concetto un po' diverso da quello che stava alla base dell'ingessata nupedia: là c'era un collegio piuttosto limitato di espertoni che si confrontavano sui contenuti.
Qui si tratta di avere degli esperti che giudichino autorevolezza e capacità dei redattori."

Vi prego di notare che i due paragrafi non sono da considerarsi auto-citazioni, ma sono stati posti per accelerare la scrittura di questo post e per facilitarne la lettura, obiettivo che dei semplici rimandi ai commenti non sarebbero riusciti ad ottenere.
Ebbene, qui si tratta di considerare l'aspetto della protezione dell'informazione: purtroppo, come mi ha fatto notare Frieda in uno dei suoi commenti, Wikipedia sta diventando autorevole.
Questa qualità, però, non la sta guadagnando per la qualità dell'informazione, ma per l'approccio di fondo (la libertà di compilazione) che attira molti volontari e per l'empatia verso il progetto e i suoi contributori da parte di chi utilizza Internet.

Da questi due elementi consegue l'alto rank conferito da Google alle pagine di wikipedia che, all'interno di un circolo che per alcuni è virtuoso e per altri è vizioso, diventano punti di riferimento perchè sono prime in classifica e di conseguenza riceveranno sempre più collegamenti.

Perché parlavo prima di protezione delle informazioni? Perché ogni tipo di informazione, che sia privata o pubblica, deve essere protetta dalla manipolazione. Ci stiamo dirigendo verso un mondo dove l'informazione risiederà sempre meno nelle nostre teste e sempre di più nel nostro intorno, dove sarà distribuita e facilmente accessibile. Quello che dovremo saper fare è trovare l'informazione "buona", ovvero quella giusta al momento giusto, attendibile e certificata: dovremo sviluppare capacità prima di ricerca e poi di discriminazione, perchè le sorgenti informative saranno sempre di più, e sarà sempre più difficile etichettarle con un bollino di "approvato".
L'informazione dovrà essere quindi salvaguardata, ed è facile comprendere come uno strumento che diventa autorevole solo per la sua popolarità rischia di diventare uno strumento di riferimento potenzialmente fallace e comunque non affidabile.

"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato."
O'Brien, 1984 di George Orwell

Stefano Bonacina, da conneXioni

martedì, marzo 27, 2007

Esperimento OKNOtizie

Prendete lo stesso articolo e pubblicatelo in due siti diversi.
Dategli due titoli diversi uno più serio e descrittivo uno un po' meno serio e più trash.
Fatto?
Anche noi.
Ora pubblicateli su OKNOtizie

I titoli scelti per il nostro articolo sono In onore di Ugo Tognazzi (grazie Vigorsol) e Tributo a "il petomane" del grande Ugo: grazie Vigorsol!

Pensate che uno dei due (o entrambi) sia riuscito ad entrare in Le più popolari?
Se si quale?

Questo non è un trucco per aggirare OKNOtizie ma un esperimento che vi dovrebbe far capire l'importanza di un titolo per il successo di un post!
Inoltre usate sempre OKNOtizie come palestra anche per la ricerca di strategie vincenti!

venerdì, marzo 23, 2007

KML e GeoRSS

Google ha aggiunto nelle Google Maps API il supporto per KML e GeoRSS!

GeoRSS permette la localizzazione all'interno di un feed RSS ad es. usando la seguente sintassi semplificata

<georss:point>45.256 -71.92</georss:point>

Google Maps API supporterà la sintassi semplificata (Simple), GML e la codifica W3C Geo di GeoRSS.

Per quanto riguarda inglobare file KML, niente di più semplice

var gx = new GGeoXml("http://kml.lover.googlepages.com/my-vacation-photos.kml");
map.addOverlay(gx);

Se pensate che vi sono più di un milione di KML in internet e che possono essere semplicemente creati con Google Earth o con applicazioni specifiche come Picasa avete la sensazione dell'importanza di questa nuova featura.

Il post Google

giovedì, marzo 22, 2007

Cosa stai facendo? E la tua azienda?

Twitter è nato su questa domanda Cosa stai facendo? (What are you doing?) e ora è il fenomeno internet (ne avevo già scritto in Fatevi i fatti miei!)

Ora proviamo ad estendere la domanda
e cosa sta facendo la tua azienda?
Ecco che si apre un nuovo mondo per cui è importante utilizzare Twitter!

Twitter logo

Ma come comunicare a Twitter cosa si sta facendo o sta facendo la propria azienda?
Una delle cose più interessanti che ho trovato sulla rete è stato un plugin per WordPress di Alex King che permette ogni qualvolta si pubblica un nuovo post con WordPress di aggiornare la propri pagina Twitter.
Sebbene in beta l'ho installato e posso dire che funziona molto bene come potrete vedere nella mia pagina Twitter

Quindi, se la vostra azienda ha un blogger aziendale WP potrete aggiornare senza fatica la vostra pagina aziendale Twitter!

E chi non ha WP?
In effetti anch'io ho più di una ventina di blog Blogger e ...

Per questa ragione ho fatto un semplice software: rss2twitter!
E' gratuito (le donazioni sono comunque ben accette) e scritto in perl.
Questo vuol dire che può girare da riga di comando su tutti i sistemi operativi supportati da perl (quasi tutti) ed è disponibile anche una versione Windows (da far funzionare in una finestra DOS).
rss2twitter prende in pasto l'rss da voi segnalato e introdurrà nella vostra pagina Twitter i titoli ed i link dei vostri ultimi post (memorizzando in un file quelli introdotti)!
In questo modo ho fatto forse il primo Twitter aziendale da Blogger che risponde alla domanda: cosa sta succendendo in comunicati-stampa.blogspot.com

mercoledì, marzo 21, 2007

Internet: dal mass marketing all’approccio one to one

Internet ha rivoluzionato sotto molti aspetti il rapporto tra consumatori e imprese.

Grazie alla rete molte aziende, anche di piccole dimensioni, sono riuscite a raggiungere grandi quantitativi di persone a costi contenuti, ad esempio via e-mail, mentre ancora oggi la pubblicità online continua a segnare un segno positivo negli investimenti.

Tuttavia nel tempo l’affollamento di comunicazioni, l’abitudine ai formati pubblicitari, lo spamming e la maggiore esperienza del consumatore ha ridotto l’impatto delle campagne mass-marketing, aumentando al contempo la necessità di misurare con esattezza i risultati.

Per questo oggi è importante adottare un approccio mirato alla comunicazione, curando il rapporto one to one con i propri consumatori sulla base delle loro esigenze e in base ai loro comportamenti, come teorizzato da Pepper e Rogers.

Internet è uno degli strumenti più idonei per applicare questo approccio grazie alla misurabilità dei risultati ma ancora poche aziende sanno che la comunicazione one to one è realmente fattibile in modo accessibile e, soprattutto, che è più efficace dello “sparare nel mucchio”.

Ne parliamo con l’Ing. Fabio Pagano, Ceo di SitoVivo.

Buongiorno Ing. Pagano, la vostra azienda ha sempre lavorato su software ispirati alla teoria del marketing one to one. Come mai questa scelta?

Competere su un mercato dove gli strumenti e i consulenti sono tanti non è facile e la ns azienda voleva differenziare la propria offerta in modo competitivo. Per raggiungere questo scopo ci siamo orientati verso strumenti innovativi che potessero essere integrati e seguissero le naturali evoluzioni richieste da un mondo nel quale la mole di informazioni, offerte o pubblicità sempre crescente – email, tv, radio ecc… - rischiava di saturare la mente dei destinatari rendendo nulli o poco significativi i risultati in termini di ritorno degli investimenti. Per questa ragione dal marketing di massa è stato necessario spostarsi verso un marketing personalizzato e mirato al singolo individuo.

Identificare gli utenti, classificarli e profilarli uno ad uno, interagire in maniera personalizzata in base agli interessi, desideri e abitudini di ciascuno di loro e fidelizzarli nel lungo termine sono le quattro fasi della filosofia del marketing one-to-one.

Questa scelta vincente è stata confermata dai clienti finali prima, e dai sempre più numerosi partner (web agency, agenzie di comunicazione, aziende IT, new media ecc…) del ns SitoVivo Network di scambio servizi, convenzioni, strumenti e consulenza.

Che cosa pensa della comunicazione su Internet e, all’interno di questa, del problema dello spamming indiscriminato che limita in modo enorme l’efficacia dell’email marketing?

Tutti i mezzi comunicativi sono buoni per veicolare informazioni o offerte, l’importante è però stabilire con attenzione a quale target li si indirizza.

Internet è un mezzo comunicativo per sua natura real-time, rapido, gratuito e misurabile. Un mezzo con tali caratteristiche è per molti versi unico nel suo genere e ciò spiega il crescente successo di chiunque lo usi oggi per le proprie attività siano esse commerciali o meramente divulgative.

Penso che lo spamming, ovvero l’invio non richiesto di informazioni via email solitamente promozionali, corrisponda, né più né meno, all’invio di volantini pubblicitari nella buca delle lettere: oltre ad essere un'attività illegale (se si usano dati personali senza il consenso degli interessati), restituisce spesso risultati molto bassi in termini di ritorni. L’efficacia delle proprie azioni di email marketing può essere garantita se ci si appoggia a strumenti professionali, a consulenti competenti e a strategie mirate, che individuino le strade migliori per contattare e convincere il proprio target.

Oggi è molto importante, oltre a trovare nuovi clienti, creare e sviluppare la relazione con i nostri attuali consumatori. In che modo Internet può essere utile a questo scopo?

Internet è certamente il mezzo di comunicazione che meglio si presta alla misurabilità dei risultati e all'interattività con gli utenti, per es. via email o chat, permettendo di profilarli e di conoscerli in maniera individuale, in base ai personali interessi, desideri e abitudini del singolo visitatore, indipendentemente dal canale di comunicazione utilizzato (visita al sito web, apertura di un'email, click su un link, provenienza da una specifica fonte promozionale).

Incrementare la fiducia del consumatore sul proprio marchio aziendale con sistemi di assistenza multicanale in tempo reale (chat e autorisponditori), inviare comunicazioni mirate periodiche (newsletter specifiche), valutare quali argomenti sono visitati con maggior interesse o con maggior frequenza sono alcune delle strade utilizzate per migliorare la relazione con i clienti, “fidelizzandoli” - come suggerisce la “quarta fase del marketing one-to-one”.

La reazione delle aziende a questo genere di approccio è buona o manca ancora un pò di cultura di marketing in tal senso?

Investire significa programmare un ritorno calcolato sulle proprie attività: la comunicazione online rappresenta il mezzo perfetto per mettere in pratica i suggerimenti forniti dal marketing relazionale, proprio perchè consente investimenti misurabili nei ritorni e quindi ottimizzabili nel tempo.

Quelle aziende che non sapranno adeguare la propria organizzazione alla nuova competitività del mercato con strategie nuove, strumenti dedicati e supporti di consulenza professionale che sappiano incentivare un utilizzo competente dei nuovi mezzi comunicativi, saranno destinate a perdere gradualmente terreno a scapito dei competitor più vocati all'innovazione.

Per questa ragione è consigliabile un approccio divulgativo e informativo da parte degli addetti ai lavori nei confronti dei clienti finali.

SitoVivo infatti, a tale scopo, organizza regolarmente corsi di formazione ed eventi ad hoc per i sempre più numerosi partner (web agency, agenzie di comunicazione, aziende IT, new media, professionisti del web marketing, consulenti aziendali, ecc…) che scelgono di aderire al nostro Network: convenzioni, formazione, scambio servizi, visibilità locale, strumenti e consulenza a disposizione di ogni nostro partner, che diventa così a tutti gli effetti un vero e proprio Web Marketing Center SitoVivo, in grado di proporre, nella propria area di competenza, servizi web ad altissimo valore aggiunto.

Gianluigi Zarantonello

martedì, marzo 20, 2007

Italia e Digg

Quando vedo una notizia italiana passare in Digg è più forte di me devo segnalarla!
Penso che Digg e la sua forza d'urto sia ancora poco conosciuta in Italia soprattutto tra le poche nostre importanti aziende e media.

Questa volta si parla proprio di Italia tramite un annuncio Reuters su Yahoo (in inglese).
Il tema, l'annuncio del ministro Giuseppe Fioroni sul divieto di utilizzo dei cellulari dalle scuole.

venerdì, marzo 16, 2007

La dimensione economica della sicurezza delle informazioni (parte 2^): il Net Present Value

Leggi la prima parte

Molte volte mi è stato chiesto di ragionare in termini finanziari anche per giustificare un progetto inerente la sicurezza delle informazioni: sebbene si tratti di misure indispensabili per l'azienda dei giorni nostri, devono comunque essere anche frutto di decisioni ponderate economicamente.
Dopo aver introdotto l'argomento nella prima parte, oggi approfondiremo come determinare il valore reale di un investimento nel tempo, sottraendo il totale di tutti i risparmi stimati e scontati ai costi associati all'investimento nel tempo, anch'essi scontati. Il risultato è l’NPV (Net Present Value, o in italiano, il Valore Attuale Netto).

Per calcolarlo si inizia stimando la vita utile dell’acquisto, calcolando i relativi costi e benefici e considerando la spesa iniziale. In ultimo, si scontano costi e benefici futuri per tutta la durata dell’intervallo di tempo dell'investimento.
Supponiamo che una società debba implementare una nuova procedura di sicurezza e prevede che i risparmi che deriveranno dalla extra-sicurezza siano gli stessi per diverse opzioni (diversi tipi di firewall o di antivirus, ad esempio). In questo caso avrà senso scegliere la configurazione meno coctosa.
Nelle aziende, per confrontare il costo di diverse opzioni, è necessario tener conto del valore attuale dei costi: consideriamo due opzioni con un costo totale di 100000 € in termini assoluti in due anni. Supponiamo che la prima opzione costi 75000 € il primo anno (dovuto a una spesa di capitale consistente) e 25000 alla fine del secondo anno.
L’opzione B, invece avrà dei flussi di cassa pari a 50000 € al termine di ciascun anno.
Utilizziamo la formula canonica per il calcolo del NPV:

NPV = FC1/(1+i)1 + FC2/(1+i)2 + FC3/(1+i)3 + … FCn/(1+i)n
Dove:
FC = flusso di cassa
i = tasso d'interesse di sconto
n = numero dei periodi

Considerando un tasso di sconto del 7%, l’opzione A costerà € 91.929,43, mentre l’opzione B € 90.400,91. L’opzione A è quindi più costosa considerando il valore del denaro del tempo.

Se supponiamo che il NPV dei benefici sia di 95000 €, notiamo che l’opzione B è più vantaggiosa poiché ha un NPV positivo di 4599,09 e l’opzione A di 3070,57 Questo dimostra che considerare il valore nel tempo del denaro, nella fase di confronto delle alternative, è più indicato che calcolare solo i benefici. E’ possibile infatti che un investimento risulti peggiore utilizzando l’NPV come metrica e migliore utilizzando il ROI, sebbene possa essere vero anche il contrario. Ovviamente anzichè considerare il rendimento dell’investimento nel caso dei sistemi di sicurezza si parlerà di mancate perdite: queste dovranno essere stimate sulla base delle best practice che la letteratura ci propone.

I costi diretti asssociati alla prevenzione e al recupero dai crimini informatici(sistemi di analisi delle intrusioni, minor produttività, lavoro straordinario dello staff IT, etc), sono diventati parte dei processi aziendali, e raramente intaccano le revenues di un’azienda o il prezzo delle sue azioni.
Il vero danno finanziario dei crimini informatici risiede nella violazioni della riservatezza: queste vulnerabilità possono comportare una migrazione dei clienti, diminuire le revenue, gli investitori e gli analisti possono considerare di abbassare le stime del valore dell’azione della società.
E’ un costo indiretto e la società paga solo quando i clienti percepiscono che la fiducia che ponevano nei confronti dell'azienda è stata disattesa.
L’opinione pubblica, nonostante sia guidata dal modo in cui vengono presentate le notizie e quindi dai giornalisti, sta cominciando a comprendere la differenza tra un defacement del sito di una banca e una fuoriuscita di informazioni, ma sebbene il primo tipo di attacco sia di pericolosità limitata, perchè riguarda solo la home page di un'azienda, può comportare delle ripercussioni sull'immagine della stessa, perchè viene considerato irriducibilmente come una falla nella sicurezza aziendale. La modifica della home page del proprio sito non è sicuramente gradevole, ma la fuoriuscita di informazioni può avere ripercussioni sicuramente drammatiche, sebbene sia un'attività piuttosto ardua per un attaccante esterno senza la complicità di un interno alla struttura aziendale (se ne è parlato in questo articolo).

Stefano Bonacina, da conneXioni

mercoledì, marzo 14, 2007

Spore

Cos'è Spore?
Per anni è stato un annuncio di Will Wright (il creatore di The Sims).
La data di inizio sviluppo è il 2000.
E che annuncio!

SPORE™, an epic journey that takes you from the origin and evolution of life through the development of civilization and technology and eventually all the way into the deepest reaches of outer space

Un bel sito: www.spore.com
Qualcuno lo considerava uno dei flop più grandi mai visti!

Ma sembra che la data di rilascio prevista sia marzo 2007 ed iniziano a vedersi demo impressionanti (in tre parti)!

Nastri magnetici? Questione di gigabyte

Prova a chiedere ad un appassionato di computer "ipertecnologicamente avanzato" di dirti la prima cosa che gli viene in mente al sentire "nastro magnetico". E tu? A cosa associ queste due parole? Ogni assiociazione mentale dipende dal proprio background esperenziale o, in altri termini, da quanti anni si porta sulle spalle la persona che associa. Poi viene quello culturale, certo. In questo caso ti potrebbero venire in mente associazioni del tipo: "Mangianastri", "i vecchi scatoloni dell'IBM che occupavano intere stanze", se fai il fonico "studio di registrazione", se sei figlio dei Commodore "il lettore un cui infilavo il nastro dell'ultimo software di grido", posso andare avanti per un'altra decina di righe senza sforzo.

E se ti dicessero che i nastri magnetici sono ancora e sempre la prima scelta per l'archiviazione d'ingenti quantità di dati elettronici? Se ti dicessi di dare un'occhiata a questo articolo (di quasi un anno fa) in cui Punto-Informatico annunciava che "IBM e Fuji Photo, due fra i maggiori produttori al mondo di soluzioni di archiviazione su nastro, hanno collaborato allo sviluppo di un sistema di storage capace di memorizzare, su nastri magnetici a doppia faccia, fino a 6,67 miliardi di bit per pollice quadrato : una quantità di dati circa 15 volte superiore a quella registrabile sulle cassette oggi in commercio"...

Ma dai!!! Nel 2006? VHS, Cassette, Nastri magnetici? E i rischi di smagnetizzazione? Una bufala! Per forza... o no?

Per gli scettici Punto-Informatico riportava: "Grazie alla nuova tecnologia di registrazione, una cassetta di tipo LTO (Linear Tape Open) - che ha dimensioni all'incirca dimezzate rispetto ad una comune cassetta VHS - può arrivare a contenere l'equivalente di 8 milioni di libri".

Ma il nastro magnetico non è quello utilizzato dalle cassette audio? Non è quello utilizzato dalle mini-cassette che gli universitari utilizzano per registrare le lezioni da riascoltare e "sbobinare"? Non era quello utilizzato per far girare software esterno con i Commodore?

Beh... magari sono qualcosina di più ed hanno una storiella alle spalle che li lega indissolubilmente tanto alle Telco quanto all'Era Digitale. Eppure, chiamarli "prima scelta" per l'archiviazioni d'ingenti quantità di dati! Non è un'esagerazione?

1960 - Livermore Advance Research Computer - LARC

I nastri magnetici di oggi sono i "pronipoti" di una delle tecnologie informatiche più "antiche". Tutto, ma proprio tutto (incluso il computer di nuova generazione che utilizzi per leggere queste righe) ebbe inizio quando Alexanderl Bell scoprì nel 1876 di aver inventato il primo prototipo di telefono. La leggenda (o è storia) vuole che il professor Bell stava facendo i suoi esperimenti nel suo laboratorio quando incidentalmente si versò dell'acido addosso. Il suo assistente sentì la sua richiesta d'aiuto sull'ultima evoluzione di un audiotelegrafo la cui utilità non era ancora ben chiara a nessuno dei due... fino a quel momento. Fu l'inizio di tutto... e il "motore di spinta iniziale" che meno di un secolo più tardi portò all'uso massiccio dei nastri magnetici da parte dell'AT&T (titolare dei diritti e dell'azienda Bell). In nastri magnetici nascono per archiviare dati. E li archiviano tanto bene che Difesa e Telco non lesinano investimenti per migliorarne le prestazioni. Se però nel 1983 la AT&T non fosse stata smantellata dalla claque politica del tempo, molto ma molto preoccupata del monopolio della megacorporazione, forse oggi non saremmo a leggerci e a scriverci da video e tastiera. Dal Colosso telefonico nacquero Grandi Aziende delle Telecomunicazioni come l'AT&T Communications oppure la Bellcore, i PackBell e via dicendo... le BabyBell per intenderci... che di Baby avevano ben poco se il termine non servisse per paragonare il colosso di oggi a quello di ieri... E durante tutto questo tempo, e poi all'alba delle prime incursioni informatiche, di cracker e trasher, di hacker e phonePhreak, di BBS e Nodi di Rete, di un epoca in cui Internet iniziava ad emettere i primi incerti vagiti e dove gli esperti erano tutti dilettanti ( e lo sapevano e ne erano fieri)... durante tutto questo tempo la tecnologia dedicata ai nastri magnetici proliferava e si adattava alla promessa della nuova Età dell'Informazione a venire (quella iniziata da appena qualche anno).

Tornando alla domanda iniziale. I Nastri magnetici sono ancora una prima scelta per le TechCom perché quando nacque la Rete come oggi la conosciamo, quella era la tecnologia di storage e backup all'avanguardia per l'immagazzinamento di grosse quantità di dati.
Ok, non basta però... Con tutte le alternative di oggi... Già, ma quali? Se parliamo d'immagazzinamento di dati nell'Internet ecco che fanno capolino nomi come MySQL, Oracle e via dicendo. Ma dove immagazzinano? Su dischi rigidi è ovvio... sicuro? Ma se un nastro magnetico permette di effettuare backup inimmaginabili anche utilizzando il miglior disco rigido in commercio (ben inteso, ad uso esclusivo di una elite non della massa) non è logico pensare che il nastro diventi la prima scelta di fronte alla gestione di terabyte di dati? Il nastro c'è, è parte integrante di una tecnologia di storage viva, forte di decine di anni di "prove e miglioramenti sul campo"... è uno strumento di backup che non ne vuole sapere di "aver fatto il suo tempo". Forse perché non ha fatto ancora il suo tempo. Prendiamo Google ad esempio.

Google? E che c'entra Google?

Prendila come una nota di colore. Se non fosse stato per i nastri magnetici gli albori della storica Usenet sarebbero andati irrimediabilmente persi. Archivi che oggi sono stati usati da Google per pubblicare 20 anni di storia dei newsgroup. Ok, ma siamo sempre ancorati al passato. Beh, certo se però si considera che la consultazione di un archivio su nastro magnetico necessita di una tecnologia in grado di leggere un nastro magnetico... e che Google non ha certo utilizzato uno scatolone di 20 anni fa per leggere, recuperare e riproporre la storia dei newsgroup... allora sorge spontanea una domanda: Google investe (ha investito) su tecnologia storage per il backup di dati su nastri magnetici? A me pare di si.

Wikipedia lascia intendere che il nastro magnetico ha fatto il suo tempo. Nel ripercorrene la storia, chiude però con questo passaggio che di "storia vecchia" ha ben poco: "La recente diminuzione del costo dei dischi fissi e le migliorie costruttive che ne hanno determinato un generale aumento di affidabilità hanno via via diminuito il ricorso al nastro magnetico. Questo tuttavia rimane in uso in molti centri di elaborazione dati, soprattutto per ragioni di gestione di archivi già precostituiti e per il costo per bit piuttosto basso".

Taglio e riporto l'ultima frase: "Questo tuttavia rimane in uso in molti centri di elaborazione dati, soprattutto per ragioni di gestione di archivi già precostituiti e per il costo per bit piuttosto basso". Le stesse motivazioni che hanno spinto IBM e Fuji Photo ad investire pesantemente sul nastro digitale in piena Era Digitale.

Al che mi viene una domanda: se cercassi "nastro magnetico" sul sito della IBM, quello italiano (senza scomodare l'americano), cosa troverei? Proviamo: Nastro magnetico su IBM.it.

Di Alessandro Mirri

lunedì, marzo 12, 2007

La dimensione economica della sicurezza delle informazioni (parte I^)

E' l'aspetto economico, non tecnologico, che determina quali tecnologie di sicurezza vengono utilizzate.

La frase introduttiva, di uno dei "pensatori" della sicurezza informatica, è al contempo spiazzante e illuminante: l'implementazione e lo sviluppo di una tecnologia di sicurezza sono sostenute soprattutto da elementi economici imprescindibili.
Collocando il tema all'interno di un'azienda, la dimensione economica della sicurezza delle informazioni aziendali è nota soprattutto al Direttore Finanziario, il quale, come in un meta-supermercato, applica una targhetta con il costo ad ogni elemento dell'azienda.
Con questa metafora non voglio sminuirne competenze e professionalità, ma anzi cercare di mostrare che un’azienda profittevole deve saper quantificare ogni sua componente e deve fare in modo che ogni responsabile abbia ben chiaro quanto impatti il suo dipartimento nei profitti e nelle perdite dell’azienda.

Ho parlato di sicurezza delle informazioni e non solo di sicurezza dei sistemi informativi, poiché l’informazione è uno degli asset aziendali più importanti e la sua integrità non passa soltanto attraverso la tecnologia, ma anche attraverso ben definite procedure aziendali e una consapevolezza da parte di chiunque tratti informazioni sensibili (vedasi precedente articolo).

Le tecnologie per la sicurezza delle informazioni hanno un costo, come pure i salari dei professionisti IT in grado di amministrarle; sfortunatamente, però, sempre poca attenzione è stata dedicata al fattore economico e alle prassi finanziarie applicabili all'argomento.

Per comprendere in che ambiente ci stiamo addentrando comincerò a parlare di perdite finanziarie: il Computer Security Insitute, in collaborazione con l'FBI, conduce annualmente una ricerca sui crimini informatici nelle aziende: nel 2006 è risultato che la perdita totale delle 313 aziende che hanno voluto fornire questa informazione è stata di 52.494.290 $.

Perdite causate da Computer Security Incidents (in $)

Questa cifra, sebbene molto ragguardevole, non fornisce un quadro esaustivo dei costi indotti dall'Information Security, non solo perché solamente solo 313 delle più di 600 società hanno voluto o potuto fornire una quantificazione economica del danno, ma anche perché ci sono voci, come quella riguardante il furto o la perdita di informazioni sensibili, che non sempre vengono dichiarate, a causa dei potenziali danni d’immagine dell’azienda (lo ammette più del 50% degli intervistati).

Un altro dato significativo riguarda la percentuale di budget allocata per spese di security: il 47% delle aziende intervistate alloca per la sicurezza meno del 2% del budget IT, mentre un 12% non è in grado di quantificarne l'entità.

Percentuale del budget IT allocata per la sicurezza

Questi dati di fatto confermano la sensazione consolidata che i manager IT e della sicurezza abbiano dei grossi problemi nel giustificare le spese inerenti la sicurezza delle informazioni.
A volte vengono utilizzati metodi tipicamente finanziari, come il calcolo del ROI, ma i risultati non sono sempre confortanti: ad esempio, chi è in grado di quantificare il ritorno sugli investimenti di un antivirus?
Il CFO o direttore finanziario utilizza anche altre figure, come l’NPV (net present value) e l’IRR (internal rate of return) che meglio si confanno a giustificare una richiesta di fondi nella ripartizione periodica del budget.
Ma come chiedere a una figura preminentemente tecnica come il manager IT di vestire per un momento i panni di un ragioniere?

Un paio di esempi possono aiutarci a introdurre l'argomento: il security manager di una grande azienda americana (che ha preferito non divulgare il proprio nome) ha sviluppato un programma per misurare i ritorni del sistema anti-intrusione della società, utilizzando anche una lista di costi che si sarebbero dovuti sostenere in caso i tentativi individuati dal sistema fossero diventati dei problemi veri e propri.
I responsabili della sicurezza di Oracle hanno fatto lo stesso quando si sono resi conto che il precedente sistema di Intrusion Detection generava dal 60 al 70% di falsi positivi. Uno dei sistemi in test ne generava molti meno e, quindi, è stato calcolato che il processo di sostituzione (servizi professionali, licenza, costi indotti e di downtime, successivo mantenimento) sarebbe costata molto meno del mantenimento del sistema precedente.
Il tema della dimensione economica della sicurezza si fonda su un paradosso che affascina gli economisti e demoralizza i manager IT: più un investimento in sicurezza è adeguato meno visibili e misurabili sono i suoi risultati.
Il calcolo del ROI non può essere applicato alla perfezione perché spesso il ritorno sugli investimenti in sicurezza è intangibile: è più opportuno quindi focalizzarsi sulle aspettative di perdita.
Un altro svantaggio del ROI è che non tiene conto del valore del denaro nel tempo: il denaro speso oggi vale più del denaro che si riceverà più avanti, per la perdita indotta dal mancato investimento di quella quantità di denaro.

Ci viene qui in aiuto il Net Present Value, parametro più utile per considerare il valore di un investimento nel tempo: l'NPV è il risultato della sotrazione tra costi associati all’investimento nel tempo e totale scontato dei risparmi attesi.

L'NPV confronta il valore di un euro oggi contro il valore dello stesso euro nel futuro, considerando l'inflazione e il ritorno: normalmente, se l'NPV di un progetto è positivo, ci sono più probabilità che il progetto venga accettato; in caso contrario il progetto può essere rifiutato perchè il cash flow risulta negativo.

Fine della prima parte: nella prossima cercherò di calarmi nei panni di un manager IT (cosa che peraltro ho già fatto nella realtà) e tratterò più in particolare e con degli esempi concreti il concetto di NPV.

P.S.: un ringraziamento al Direttore Finanziario della società per cui ho lavorato fino al 2003, per avermi introdotto all'argomento e per essere stato così esigente sugli aspetti economici dei progetti

Stefano Bonacina, da conneXioni

venerdì, marzo 09, 2007

Skype Prime!

E' disponibile una nuova beta 3.1 di Skype (3.1.0.134)!
http://www.skype.com/download/skype/windows/skype31beta.html con un nuovo incredibile servizio Skype Prime.

Con Skype Prime puoi farti pagare le telefonate un valore prefissato a minuto o a chiamata, servizio molto valido ad es. per il supporto tecnico. Ovviamente ho appena configurato un supporto prime per Comunicati-Stampa.com a 2 euro a chiamata. (Tool / Earn money con Skype Prime)
Il pagamento si appoggia a PayPal.
Skype trattiene il 30% dei guadagni!

L'unico problema è che questo servizio sarà utilizzabile solo dagli utenti che hanno skype 3.1 in avanti.

Google Maps e pubblicita'

La pubblicità in Google Maps Italia è ancora poco frequente ma cercando hotel a Monaco ho trovato una pubblicità di Expedia!
Forse per voi non c'è niente di strano, ma sapete che Expedia era di Microsoft?

Pubblicita' in Google Maps

Fondata da Microsoft nel 1996, viene per la prima volta quotata al NASDAQ nel 1999 quando Microsoft immette sul mercato il 17% delle azioni per raccogliere il capitale destinato allo sviluppo business e marketing. Successivamente viene acquisita da USA Networks e nel 2003 entra a far parte della divisione IAC Travel del colosso mondiale dell'e-commerce IAC/Interactive Corp di Barry Diller. Il 9 agosto 2005 si perfeziona la scissione da IAC/Interactive Corp ed Expedia, Inc. diventa una società indipendente quotata al NASDAQ con il simbolo EXPE con un portafoglio di marchi nel settore viaggi: Expedia.com®, i siti internazionali di Expedia, Hotels.com™, Hotwire®, Classic Custom Vacations®, Expedia® Corporate Travel e Trip Advisor™.

giovedì, marzo 08, 2007

Cordless + skype da Philips

Cordless + skype da Philips
Virale?
Artigianale?
Sicuramente simpatia e nuova questa metodologia di fare pubblicità offerta da Assodigitale.

OKNOtizie e Digg

Ho sempre creduto in Digg ed i numeri degli utenti registrati (quelli che possono votare) mi da ragione!
Un milione!

1 milione di utenti digg registrati

Ho sempre creduto anche nel equivalente italiano OKNOtizie ma c'è ancora tanto da fare!
Un buon titolo, qualche amico e la notizia va ne Le più popolari

Non ci credete?
Guardate questa mia seguente entrata ne Le più popolari

World of Warcraft 8.5 milioni di utenti iscritti

Sicuramente rappresenta una notizia di rilievo mondiale ma il post è solo

Incredibile (WoW), World of Warcraft ha ora 8.5 milioni di iscritti!

mercoledì, marzo 07, 2007

Manda il tragitto alla tua macchina!

Con Google Maps (servizio attivo in Germania) ora si puo' mandare il tragitto alla propria macchina che deve essere dotata del servizio BMW Assist. Guardate il filmato! (sottotitoli in inglese) Il servizio e il filmato sembrano stratosferici ma penso che tecnicamente vengano inviate via email latitudine e longitudine dell'indirizzo. BMW Assist e Google Maps

lunedì, marzo 05, 2007

Il potere della carta stampata

Il 26/02/2007 scrissi sul mio Rovigo blog il seguente post dal titolo La verde Rovigo!

Avevo fatto un esaustivo post sulla tematica Rovigo ed il verde ora volevo farvi vedere queste due fotografie.

Rovigo verde

In effeti i vasi sono completamente verdi inoltre per fortuna non sono ad altezza di cane!

Ma sono ad altezza di UOMO!!!!!!

Rovigo era verde

Rovigo ha poco più di 50.000 abitanti e non penso che molti utilizzino internet.
Inoltre quasi nessuno leggerà il mio Rovigo blog.
Per assurdo i miei post possono essere conosciuti in tutta Italia ma non riescono ad essere conosciuti a Rovigo!
Però, avendo l'accortezza di segnalare il post alla stampa locale, con autorizzazione alla pubblicazione gratuita, le cose possono cambiare drasticamente!
Ecco l'email che ricevetti il giorno stesso dal direttore de La Voce di Rovigo:
inserisco le due foto e un breve commento nelle pagine delle lettere come "foto-lettera". Uscirà domani.
Bravo Pivari!
Cristiano Draghi
direttore della "Voce di Rovigo"

Ed ecco una fotografia delle stesso vaso fatta sabato!

Il potere della carta stampata

Anche gli altri vasi erano stati puliti.
Il potere della carta stampata!

P.S. Quando insegno parlo sempre di sinergia tra iniziative di marketing tradizionale e di internet marketing.
Spero che questo post aiuti a capire questo indispensabile concetto!

venerdì, marzo 02, 2007

Intervista a David Orban su Storage & Backup

Oggi intervistiamo David Orban, fondatore e Amministratore Delegato di Questar. Appassionato di tecnologia è attento osservatore degli scenari tecnologici internazionali e partecipa attivamente all'evoluzione delle opportunità che il mondo del software e quello online offrono.

David cosa ne pensi del nuovo progetto Storage & Backup (S&B)?
E' un'area strategicamente di un'importanza enorme. Ci sono aspetti che non solo il pubblico ma nemmeno gli specialisti colgono. Per esempio:

  • ci sono indicazioni che il crollo del Dow Jones sia dovuto non tanto alla Cina, ma ad un backup che entrava in linea in ritardo
  • il trasporto sulle reti a fibra ottica è veloce, ma lo sneaker-net ancora lo è di più. Una lumaca che trascina dei DVD da una scrivania all'altra batte tutte le reti di trasporto esistenti.
  • un'azienda che usa i computer e che dopo una mancanza di continuità (incendio, alluvione, rete elettrica, ecc.) perde i dati senza riuscire a ripristinarli entro 24 ore ha statisticamente una probabilità di fallire entro un anno superiore al 50%

Questo elenco di spunti rappresenta solo una piccola illustrazione di come il mondo digitale abbia permeato la società in cui viviamo.
Tutti noi ci siamo evoluti in un mondo che ci ha abituato a considerare le cose più importanti affidabili e permanenti.
Nel digitale non è sempre così ed è per questo che l'accesso affidabile e la gestione dei backup è uno dei fondamenti dello sviluppo anche futuro dell'informatica.

David, grazie per le tue analisi sempre puntuali.
Spero tu voglia a breve fornirci altri spunti di riflessione!