sabato, dicembre 29, 2007

Il web 2.0 e i 7 principi della complessità

Negli ultimi mesi il concetto di Web 2.0 è diventato ormai noto anche ai non addetti al settore e viene usato, più o meno a sproposito, dai media quasi tutti i giorni.

Questa evoluzione tecnologica e sociale del web, reso più accessibile e facile da usare a tutti gli utenti, ne ha causato anche un aumento della sua complessità, già latente, per chi ne fa un uso professionale.

Infatti si stanno facendo sempre più largo le attività e i contenuti generati dagli utenti e il mezzo, già di suo interattivo, vede sfumare sempre di più la differenza tra editore professionale e semplice appassionato, con tutti i pro e i contro del caso.

Per questo recentemente mentre leggevo il libro Viaggio nella complessità” di De Toni e Comello, ho provato ad applicare alle nuove tendenze di Internet i 7 principi della complessità ed ho visto che questi ultimi possono descrivere molto bene il fenomeno del web 2.0.

Si tratta, a mio avviso, di un esercizio interessante perché evidenzia come il web si sia evoluto verso un sempre maggiore grado di complessità, in linea con la società, l’economia e la scienza moderna.

Vediamo dunque il parallelo con i diversi principi.

1) Auto-organizzazione: il principio postula la comparsa spontanea di ordine in sistemi con un’organizzazione chiusa ma aperti comunque verso l’esterno.

L’esempio classico è uno stormo di uccelli che vola in formazione, sul web invece possiamo applicare il principio ai motori di ricerca “umani” come Wikipedia o Yahoo Answer dove gli utenti, all’interno di un sito chiuso, sulla base di semplici regole si danno un’organizzazione che crea qualcosa di molto articolato sebbene di fatto spontaneo.

2) Orlo del caos: tutti i sistemi viventi evolvono quando si trovano in uno stato di confine tra il caos e l’ordine, troppo caos provoca la disintegrazione, troppo ordine la fossilizzazione.

Per il web 2.0 il ragionamento non può essere diverso: se un sito o una tecnologia non consente nessuna variazione e sperimentazione agli utenti presto muore, così come un sistema senza nessun tipo di regola è destinato a disintegrarsi.

Per questo ad esempio esistono le API o i codici sorgenti dell’open source, che consentono di spingersi sempre più avanti ma che sono gestiti da gruppi più o meno ampi quando devono essere messe a disposizione di tutti in modo da applicare solo quelle novità che portano un reale beneficio e da indirizzare il lavoro verso le soluzioni davvero utili.

3) Principio ologrammatico: il tutto è in una parte, la parte è nel tutto. Ciò è quanto mai vero nei social network e nei siti che consentono di condividere informazioni o file, dove il contributo individuale (ad es. una voce in Wikipedia) acquista piena importanza solo all’interno della community e dove allo stesso tempo il sito contenitore ha senso e funziona solo grazie a tutte le piccole parti che lo compongono e che appaiono all’esterno come un insieme unico.

4) Impossibilità della previsione: sembra anche qui chiaro che in un contesto dove sono gli utenti a creare la maggior parte dei contenuti e del valore aggiunto è di fatto impossibile prevedere tutti gli usi del servizio che si va erogando.

Per fare un esempio concreto, nel progettare un social network si possono prevedere una serie di funzioni ma poi bisogna essere pronti a capire e gestire tutti gli usi imprevisti dello strumento che gli utenti adottano e che possono diventare poi la killer application dell’intero sistema, imprevedibile finché le persone non iniziano a interagire fra loro.

5) Potere delle connessioni: il tutto è maggiore della somma delle sue parti. Nel Web 2.0 questo è particolarmente vero dato che le relazioni e gli interscambi che le persone attuano fra loro portano ad un risultato finale superiore ad un’addizione dei singoli contributi.

Una cosa vera per tutte le relazioni ma che sul web, grazie all’enorme bacino disponibile e all’aiuto della tecnologia, porta ad un’accelerazione notevole del fenomeno.

6) Causalità circolare: nei sistemi complessi la causa genera l’effetto che retroagisce di nuovo sulla causa in modo circolare.

Per quanto riguarda il web possiamo individuare questa situazione in qualsiasi nuovo servizio a carattere relazionale dove la tecnologia genera degli usi sociale del mezzo comportando delle modifiche della tecnologia che di nuovo agiscono sui modi d’uso in processo circolare.

7) Apprendimento try&learn: in un contesto complesso l’unico modo di apprendere è quello che procede per tentativi. In un mondo dinamico come quello dell’online moderno gli stessi professionisti del settore si trovano continuamente davanti a sfide e comportamenti che impongono un modo di procedere fatto di prove, che in combinazione con gli altri principi portano alla continua e veloce evoluzione di Internet.

Questa, in estrema sintesi, può essere la lettura del nuovo web 2.0 alla luce della teoria della complessità, il discorso naturalmente potrebbe essere approfondito moltissimo ma questo vuole essere solo un breve spunto di riflessione.

A mio modo di vedere in ogni caso questa modalità sociale, interconnessa ed emergente di vivere Internet valorizza ancora un volta la complessità del reale, confermandoci che le leggi deterministiche, pur nel loro valore, non sono sufficienti a spiegare compiutamente tutti i fenomeni.

In più tutto ciò è l’ennesima conferma del fatto che sono le relazioni a creare e far evolvere la società umana, i mass media classici, dove lo spazio di relazione e interazione era minimo, non possono minimamente competere in velocità con un mezzo dove l’innovazione avviene dal basso attraverso milioni di piccoli contributi.

Direi che c’è di che riflettere.

Gianluigi Zarantonello

giovedì, dicembre 20, 2007

Babbo Natale? Chiamalo con Skype!

Un sito dedicato a entrare in contatto con Babbo Natale non è certo una novità!
Ma se l'unico modo per contattarlo è utilizzare Skype le cose cambiano!

Santa1to1.com

Non è un servizio gratuito, anzi!
Babbo Natale, soprattutto in video conferenza, si concede a pochi!

Chiama Babbo Natale

mercoledì, dicembre 19, 2007

sitemap e video

Il solito annuncio dimesso di Google dove si dichiare che ora si potranno nella sitemap segnalare anche i video. Cosi come era successo per i kml sembrano annunci da poco, da prendere sottogamba. Anche l'annuncio dell'adeguamento di google.it al look di google.com poteva sembrare cosa da poco. Hanno solo messo una strisciolina in alto a destra!

google.it

Nel motore di Google non c'è niente e quel poco non può certo essere casuale! Dove vengono messe le cose più importanti da Google? Dall'alto in basso, da sinistra a destra (per noi occidentali che scriviamo e leggiamo in questo modo). Quindi? Quindi la fama (e i soldi) di Google arrivano sicuramente dal motore di ricerca tradizionale (Web), poi dalle immagini (jpg, gif, png e PicasaWeb), quindi dalle mappe (kml e Maps e Earth), News e Video! Per i video non sono sufficienti Google Video, YouTube e Blogger (si può introdurre video direttamente da Blogger) ma si vuole arrivare a conoscere, con il maggior numero di informazioni, tutti i video sulla rete!

Guardate questo esempio riportato di sitemap
<urlset xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9" xmlns:video="http://www.google.com/schemas/sitemap-video/1.0">
<url>
<loc>http://www.example.com/videos/some_video_landing_page.html</loc>
<video:video>
<video:content_loc>http://www.example.com/video123.flv</video:content_loc>
<video:player_loc allow_embed="yes">http://www.example.com/videoplayer.swf?video=123</video:player_loc>
<video:title>My funny video</video:title>
<video:thumbnail_loc>http://www.example.com/thumbs/123.jpg</video:thumbnail_loc>
</video:video>
</url>

Non è certo un esempio casuale. La scelta del formato flv, la completezza delle informazioni.
Tenendo presente inoltre che oggi tecnologie equivalenti a quelle di YouTube si possono implementare su qualsiasi sito e di conseguenza spesso può venire meno la necessità di introdurre a mano un video in un canale diverso dal proprio se non per dargli maggiore risalto!

lunedì, dicembre 10, 2007

Zune: il sito/strategia Zune Arts

Non conosco tecnicamente Zune (ne iPod) e non sono in grado di giudicare quanto Zune possa o meno contrastare il predominio iPod.
Va detto però che Zune, tramite il suo sito Zune Arts, e gli strani video artistici pubblicitari sta facendo tendenza e catalizzando le attenzioni!

Divertitevi a guardare questi video e vedrete che vi verrà voglia di vedere anche tutti gli altri!

giovedì, novembre 22, 2007

Fluttuazioni sinusoidali di Google. Facciamo il punto della situazione.

Proprio così, dopo aver scritto molto sulle onde sinusoidali delle serp di Google che talvolta colpiscono siti di tutti i settori, sono pronto a riparlarne, fornendovi un monito della situazione attuale ed alcune mie ipotesi personali. Google - Strani artifizi
Intanto, per completezza d'informazione, vi riporto i link relativi agli articoli precedenti in ordine cronologico inverso:

- Luglio 2007, Google, sito penalizzato o fluttuante?
- Marzo 2007, Google: da ballerino a surfista

Ma quando sono iniziate queste fluttuazioni?

Le prime manifestazioni sono state registrate alla fine di Febbraio 2007 e concluse entro il 20 marzo 2007. La seconda ondata ha iniziato negli ultimi giorni di Giugno 2007 e sembra non essersi ancora arrestata.

Vediamo punto per punto cosa accomuna i siti vittima di questa particolare condizione altalenante nei risultati delle ricerche del motore di ricerca Californiano.

Come capire se un sito è in fase di fluttuazione?

1) il modo più facile, aimè, è proprio quello più "doloroso", infatti basta guardare il grafico tracciato dalle visite sul sito dal nostro software di rilevazione delle statistiche web. Infatti da questo grafico sarà facilmente focalizzate tutte le onde sinusoidali che il sito ha superato. Per esempio se prendiamo questo esempio: Esempio fluttazione sinusoidale di Google

Infatti qui possiamo vedere il comportamento dei visitatori (quindi gli accessi da Google “purtroppo”) nel corso degli ultimi 5 mesi, con un down del sito inizialmente per 1 giorno, la risalita il giorno successivo, il down per circa 3 mesi, l’up per 15 giorni e la fase di fluttuazione continua che caratterizza giorno per giorno questo sito.

Da questo grafico, inoltre è possibile vedere e quantificare la frequenza delle onde sinusoidali, molto lunghe dall’inizio fino ad una settimana prima dell’export del Pagerank, mentre ora più ravvicinate nell’arco di pochi giorni.

2) le pagine del sito sono correttamente indicizzate in Google, per verificarlo basta effettuare una ricerca con site:www.nomesito.com

3) il sito non è penalizzato. Per verificarlo basta utilizzare alcune piccole query elencate in questo altro post (Capire se un sito è penalizzato su Google)

4) il sito non è più presente nelle prime posizioni di Google (prime 2 pagine) per ricerche con parole chiave che prima della fluttuazione portavano traffico al sito. Solitamente il sito per queste keywords si trova circa 10-30 risultati prima dei risultati omessi in ultima pagina (intorno alla 950 esima posizione)

5) Non tutte le keywords sono sparite, ma solamente quelle secondarie e la long-tail (coda lunga, che significa la combinazione/estensione di più parole chiave; per esempio la long-tail di “hotel roma” può essere “hotel a Roma vicino alla stazione e con vista Colosseo”).

6) Il sito, per keywords storiche o comunque principali non sembra subire “penalizzazioni” in SERP (risultati delle ricerche) se non con qualche abbassamento “naturale” di qualche posizione (al massimo 5 o 6 posizioni). Questo permette al sito di avere una riduzione del traffico generato da Google pari al 90% e non del 100%.

7) La fluttuazione non è fatta relativamente al sito ne tanto meno alla pagina, ma precisamente per ogni keywords. Difatti è possibile che una pagina per keywords differenti si presenti in modo naturale oppure in fluttuazione.

Cosa viene mostrato in SERP al posto del sito?

Grazie a un po’ di confronti ed analisi con colleghi ed amici web, posso affermare che solitamente al posto dei siti “declassati” vengono proposti risultati delle ricerche piuttosto singolari, oltre ai siti che "meritano" il posizionamento nel motore:
- Elenco di directory contenenti i backlink al sito in fluttuazione (sempre che questo sia stato inserito nelle directory)
- Siti SPAM (spam engine, siti che utilizzano tecniche black-hat, etc.)
- Siti con contenuti duplicati
- Siti privi di contenuti validi ed interessati per l’utente finale (per esempio un sito e-commerce che tratta materiali simili ma non possiede a quelli ricercati)

Che tipologia di siti sono stati colpiti?

A differenza delle precedenti fluttuazioni, associate a siti nuovi con poca popolarità e scarso TRUST, la fluttuazione di fine Giugno ha colpito parecchi siti molto autorevoli con centinaia di backlink, contenuti validi sia a livello SEO sia per gli utenti.

Inoltre, sembra non esserci nessuna associazione fra la natura dei siti colpiti. Infatti sono stati declassati siti internet:
- E-commerce
- Vetrina/Istituzionali
- Con/senza Adsense
- Dagli industriali ai contenuti per adulti
- Etc.

Quando si presentano queste fluttuazioni?

Il fato vuole che l’inizio o la fine delle fluttuazioni coincida con l’export/aggiornamento del Pagerank. Molto più complesso è trovare il nesso fra queste due azioni realizzate “simultaneamente” da Google.

Perché questi siti subiscono tali penalizzazioni?

Difficile a dirsi, però ciò che posso dire è che l’ipotesi di pulizia delle SERP non è più attendibile, visto che i tempi sono troppo lunghi e non garantirebbero un buon servizio all’utente finale.

Probabilmente si tratta di fluttuazioni dovute all’inserimento/attivazione di nuovi algoritmi che Google testa e ri-testa e valuta i risultati ottenuti dalle SERP.

Ma un sito come può uscire da questa situazione?

Il mio suggerimento è sempre lo stesso, continuare la promozione del sito come se nulla fosse (lo so è difficile ma attualmente rimedi immediati non ci sono) cercando di creare contenuti originali e raccogliere link spontanei magari anche da siti ad elevato TRUST (successivamente vedremo come riconoscere e captare il trust di un sito).

L'ideale sarebbe rendersi indipendenti da Google, realizzando una comunity sempre presente sul sito mediante blog o forum oppure altri servizi innovativi che prevedano la fidelizzazione dell'utente. :)

A cura di Michele De Capitani
Prima Posizione Srl - Web Marketing Agency

mercoledì, novembre 21, 2007

Google Custom Search Business Edition

Google ha aggiunto molte nuove features al suo Custom Search Business Edition e sinceremante forse oggi ha poco senso usare che ogni sito metta a disposizione dei propri navigatori solo un motore di ricerca interno tradizionale.
Guardate il video e capirete!

lunedì, novembre 19, 2007

Le mappe in un documento internet sono importanti!

Se un documento viene scritto per internet può essere interessante fornire al fruitore una serie di servizi legati alle mappe. Ve ne propongo una lista:
  1. Se all'interno del documento viene scritto un indizzo trasformatelo in un link alla mappa relativa Ovvero: se l'indirizzo è viale Trieste 45 Rovigo (il mio vecchio indirizzo) andate in maps.google.it ed introducetelo in Cerca nelle mappe.
    Selezionate poi Collegamento a questa pagina, copiate il link ed mettetelo nell'indirizzo così viale Trieste 45, Rovigo
  2. Se volete dare subito maggiori informazioni mettete vicino al vostro indirizzo la relativa mappa Sarà sufficiente copiare il codice nella finestra Incolla HTML da incorporare nel sito web e metterlo nel sito così Visualizzazione ingrandita della mappa Se vi servono dimensioni della mappa diverse usate Personalizza e visualizza in anteprima la mappa incorporata
  3. Se volete introdurre mappe più complesse come questa Visualizzazione ingrandita della mappa Dovrete registrarvi ed utilizzare Le mie mappe o la mia conoscenza ;)

giovedì, novembre 15, 2007

Pubblicita' in Google Maps: Venere e Expedia

E' da un po' che c'è la pubblicità in Google Maps (Trova esercizi commerciali) come in tutti i motori di ricerca di Google con i famosi link sponsorizzati.
Ho notato però che per alcune tipologie di esercizi iniziano a vedersi le bandierine personalizzate assieme ai marcatori rossi (pushpin).
Ad es. cercano Hotel Capri vedrete sulla piantina anche i marcatori di Expedia e quello di Venere che segnalano alberghi dei propri network.

Google Maps e la pubblicità: Venere e Expedia

Mi piacerebbe mi segnalaste altre catene presenti nello stesso settore o in altri.

Internet Marketing per le piccole attività

Fabrizio, ci hai sempre parlato dell'importanza di una strategia di internet marketing per le nostre imprese ma io ho un bar, un mio amico è parrucchiere ed un altro è macellaio!

In effetti nel vostro caso ci va molta fantasia ma proprio ieri mi è stata segnalata una strategia di video internet marketing di un macellaio di Pinzolo (Trento).

Sembra che questo sia solo il primo video di una serie.
Qualcuno dice che nella seconda puntata affetterà la carne con colpi di karate.

Inoltre, a me sembra impossibile, ma si stanno organizzando pulman per andare a vedere le esibizioni live del macellaio oltre che per comprare la sua ottima carne frollata al punto giusto!

lunedì, novembre 05, 2007

Tumblr 3.0

Tumblr 3.0 ha più di quattrocento nuove features!
Si ma io è la prima volta che sento parlare di Tumblr!
Sob!

L'idea iniziale di Tumblr era quella di un blog semplificato. Molto più semplice di Wordpress e Blogger ma nello stesso tempo più multimediale (semplicissimo introdurre foto, video, musica).
Con la versione 3.0 si sta evolvendo nelle stesse direzioni seguite da Twitter.
Studiato per essere utilizzato da iPhone e per fornire una versione PAD.
E' possibile postare via IM (al momento solo con AIM).
E' stato introdotto Channels che è un modo di condividere simile a Twitter e che potrebbe diventare un modo per far postare più utenti.

Il mio consiglio: provate Tumblr e tenetelo sotto controllo!

sabato, novembre 03, 2007

I prosumer, quando è il consumatore che crea il prodotto

Second Life nell’ultimo anno e mezzo ha suscitato commenti di tutti tipi, nel bene e nel male, ma forse pochi hanno visto in questo ambiente virtuale un’espressione di quella che sarà sempre più una realtà centrale nel marketing e nell’ideazione del prodotto: i prosumer.

Citato per la prima volta da Alvin Toffler nel suo libro The Third Wave nel 1980, il termine prosumer indica la natura ibrida di queste figure, a metà fra il consumatore di un prodotto ed il creatore dello stesso, con un confine sempre più labile fra i due mondi.

Anche se Second Life non è un prodotto tangibile non si può fare a meno di osservare che il suo sviluppo è diverso da quello dei tradizionali giochi multiplayer online: qui infatti non c’è uno storyboard creato da pochi cui gli altri si devono adattare ma tutto nasce dal lavoro creativo dei suoi ‘abitanti’.

Certo si tratta di un esempio particolare ma, come viene ben illustrato nel libro Wikinomics di Tapscott e Williams, non è una situazione isolata né si può ricondurre alla semplice personalizzazione del prodotto che sta alla base dei vecchi approcci customer centric del marketing.

I prosumer infatti contribuiscono alla creazione del prodotto in maniera radicale, scoprendone nuovi usi e modificandolo anche profondamente, con o senza il consenso di chi lo produce.

Oggi questi fenomeni, noti già da tempo, assumono però una forza molto più dirompente grazie al web collaborativo che permette a grandi community di appassionati di scambiarsi esperienze e idee accelerando lo sviluppo delle varianti e delle novità.

C’è chi ha imparato presto a creare valore da questo fenomeno. La Lego ad esempio, dopo i primi tempi in cui diffidava le community dal continuare nella modifica del suo software della serie Mindstorm, ha capito quale poteva essere il valore di questo contributo ideativo (che per altro non accennava a fermarsi).

Oggi dunque gli utenti possono scaricare gratuitamente un kit di sviluppo software dal sito mindstorms.lego.com e poi possono ripubblicare le proprie creazioni con le relative specifiche, dando alla Lego suggerimenti e idee cui il suo team di R&S non avrebbe probabilmente mai pensato.

Va detto anche che il ‘prosumo’ non è privo di difficoltà per le aziende: c’è chi ad esempio ha costruito volutamente un sistema chiuso (Ad es. apple con l’Ipod) in cui il business si fonda anche sull’obbligo di usare le piattaforme proprietarie (ad es. Itunes) per usare il prodotto.

In questo tipo di architettura non è facile pensare di dare dei kit aperti agli utenti per favorire le modifiche del prodotto, d’altra parte i più esperti riescono comunque a fare delle modifiche e l’azienda di Steve Jobs fatica a scoraggiare apertamente gli utenti più appassionati dell’Ipod da questo utilizzo.

Dunque Apple per ora tace e studia il comportamento degli utenti per capire cosa fare in futuro.

Qui in effetti si colloca il ‘dilemma del prosumo’: aprirsi e rischiare di cannibalizzare il proprio business o chiudersi rovinando la propria reputazione e rallentando lo sviluppo dei propri prodotti?

E per quanto si potrà rimanere arroccati su posizioni difensive man mano che le nuove generazioni diventano sempre più esperte di tecnologia e hanno un ecosistema online sempre più grande dove parlarsi e confrontarsi?

Probabilmente dunque le aziende in un prossimo futuro dovranno confrontarsi sempre più spesso con questa situazione e per farlo in modo produttivo dovranno evolvere la propria cultura, accettando di perdere una parte del controllo sui propri prodotti piuttosto che far andare via i clienti, che invece dovranno poter accedere a kit di sviluppo per agire sui beni, volutamente modulari, in ambienti di lavoro e di collaborazione.

In questa ottica il cliente andrà trattato sempre più da pari in quanto una parte del valore sarà creato da lui e, anche se il vantaggio maggiore sarà per l’impresa che orchestra queste comunità, dovrà essere retribuito al di là della migliore esperienza di prodotto che sperimenterà (la Lego ha assunto per 11 mesi i migliori sviluppatori per contribuire alla creazione di alcune novità).

Non sono scelte facili ma i vantaggi che un approccio aperto possono portare allo sviluppo di un prodotto dovranno, prima o dopo, far riflettere tutti sull’opportunità di adottarle, prima che sia tardi.

Gianluigi Zarantonello

martedì, ottobre 30, 2007

FeedBlitz e gli annunci pubblicitari

Se avete un blog o un sito e volete dare servizi aggiuntivi ai vostri visitatori sicuramente un primo passo è fornire la possibilità di leggere i vostri post anche tramite email.
Questo storicamente vuol dire mettere in piedi una sorta di newsletter.
Soprattutto per aiutare i blogger che non hanno possibilità di installare software o che non hanno le competenze per installarli sono nati servizi di newsletter web in grado di estrarre dal vostro feed i post più recenti e di inviarli via email ai sotoscrittori della vostra newsletter.
Forse uno dei primi servizi e sicuramente il più completo è FeedBlitz!
Servizio nato esclusivamente per fare questo (anche se oggi permette oltre a mandare email anche di utilizzare Twitter, Skype o AOL IM) inizia ad avere concorrenti come FeedBurner che nato per potenziare le possibilità del vostro feed ora permette anche la gestione di newsletter. Ricordiamo che FeedBurner è di Google e va a braccetto con Blogger.

Ieri FeedBlitz ha annunciato il clasico uovo di colombo!
In stile AdSense - AdWords permetterà di guadagnare dalla pubblicità nelle proprie newsletter o di comprare pubblicità nelle newsletter gestite tramite blog!

Ho provato subito ad iscrivermi per capire meglio come funziona ma sembrerebbe ancora legato alla tassazione americana.

Comunque se fossi Google mi mangerei FeedBlitz da inglobare in FeedBurner con il meccanismo AdSense - AdWords!

venerdì, ottobre 26, 2007

Blogger ora permette di seguire i commenti via email

Blogger ora permette di seguire i commenti via email

Da oggi, con Blogger, se introdurrete un commenti potrete scegliere di essere aggiornato sulle eventuali risposte via email.
Ovviamente dovrete fare il commento come utenti Blogger registrati.
E' un bel passo avanti anche se penso che tale importante feature si sarebbe potuta aggiungere anche pubblicando il commento come Other.

giovedì, ottobre 18, 2007

Pubblicità autoprodotta

Un po' di fantasia e si possono fare pubblicità autoprodotte con poca spesa ed una buona resa come questa per pubblicizzare un sito internet

La domanda spontanea è successivamente: ora che è stata prodotta come faccio a farla vedere ed apprezzare?

Ma se deve servire per pubblicizzare il mio sito?

Dovrò quindi fare una campagna di Internet Video Marketing per potenziare la mia attività di Internet Maketing ;)

venerdì, ottobre 12, 2007

Il web 2.0 e i professionisti dell comunicazione

Ormai si parla con insistenza del Web 2.0, nel quale la partecipazione degli utenti ha reso difficile distinguere fra chi è produttore di contenuto e chi spettatore, tanto che il Time ha dedicato ai blogger e a tutti coloro che scrivono e vivono in rete la sua copertina con il titolo di uomo dell’anno.

Per chi come me ha iniziato a lavorare fin dal 2002 su community e siti dove erano gli utenti a produrre gran parte del contenuto tutto ciò è fonte di una certa soddisfazione, a dispetto di chi allora non credeva in queste cose. Proprio però perché frequento da tempo questi ambiti non posso fare ameno di notare come tutto questo sia una grande fonte di complessità e ponga notevoli problemi agli operatori della rete e della comunicazione in genere.

Come si può infatti porre dei confini a questo mondo frenetico e magmatico? Chi a questo punto ha il dovere e l’onere del controllo? Dove finisce il professionista ed inizia il semplice appassionato?

E ancora, non dimentichiamoci che esiste un motivo per cui i motori di ricerca sono da sempre la seconda applicazione in rete dopo la posta elettronica: l’overload di informazioni.

Per questo il fatto che tutti si possano scambiare a grande velocità informazioni attraverso sistemi veloci e quasi automatici, come ad esempio i feed rss, e che i video dei telegiornali a volte siano anticipati e propagati da You Tube crea nuove sfide, moltiplicando e riflettendo all’infinito l’informazione, intesa in senso ampio.

Nello specifico questa velocità richiede nuovi professionisti che conoscano questi meccanismi e sappiano selezionare in questo mare in tempesta l’informazione, il dato, la notizia che serve di volta in volta a quella esigenza cui sono chiamati a rispondere.

Ad una velocità superiore ai concorrenti.

Un po’ giornalisti e un po’ informatici con un pizzico di spirito manageriale i nuovi protagonisti della rete, del futuro web 3.0 o come altro si chiamerà, saranno coloro che riusciranno a governare e guidare le migliaia di fonti senza però reprimere la forza creativa di chi le produce.

In parte ciò è una rivincita dell’uomo e del suo discernimento, non c’è infatti motore di ricerca semantico che possieda la ricchezza del pensiero umano.

Per questo il nuovo professionista del web dovrà conoscere al meglio gli strumenti della ricerca, indispensabili per fare fronte alle quantità, ma poi dovrà sapere distinguere con la propria testa e capire cosa ha davanti.

Non è una sfida semplice ma proprio per questo è quanto mai accattivante...

Gianluigi Zarantonello

Filmati in Google Earth

Ho letto in un post nel blog ufficiale di Google che ora si possono vedere filmati YouTube in Google Earth.
Da sempre si possono vedere in Google Maps!
Non fate però l'errore di considerare questo annuncio una notiziola.

Se non sbaglio i filmati YouTube richiedono Flash.
Questo dovrebbe voler dire che Flash è stato introdotto in Google Earth.
Cavolo!

Non so da quanto tempo continuo a dire che uno dei limiti di Second Life è di non avere il supporto Flash!
Di non poter introdurre filmati YouTube, slide SlideShare, ...
Si parlava di uno sviluppo di Google Earth in direzione metaverso e questa, se l'ho interpretata bene, è una validissima notizia.

Altro punto. Una delle cose più importanti nell'ambito della fotografia è il geotagging.
Macchine fografiche con gps possono creare album fografici che tramite Picasa vengono visualizzati su una mappa.
Estendendo il concetto si arriverà a cineprese con gps che creeranno filmati YouTube geotaggati!

venerdì, ottobre 05, 2007

Come Google cavalca i video

Sicuramente i video sono il fenomeno internet del momento.
Google, dopo aver comprato YouTube, ha il monopolio internet dei video.
Google aggiungerà AdSense (e quindi AdWorks) nei video.
Ma Google è anche in grado di dimostrare alle aziende come trasformare un video in uno strumento incredibile di comunicazione, pubblicità e formazione!
Ha realizzato splendidi video su numerosi propri prodotti/strumenti. Guardatevi ad es. Getting Starting su Google Maps.

Non contento di aver realizzato video eccezzionali li ha raggruppatti in un minisito tematico di video su Google Maps.
http://www.google.com/intl/en_us/help/maps/tour/

C'è sempre da imparare dai grandi!

giovedì, settembre 27, 2007

Blogger vs Wordpress.com

Sebbene abbia sempre usato e fatto uasare Blogger per il mio sito principale (Pivari.com) uso WordPress.
Mi trovo bene e ogni tanto vado in Wordpress.com a valutare i vantaggi e svantaggi rispetto a Blogger (non è corretto confrontare WP che si scarica e si intalla rispetto a Blogger ed in ogni caso per quanto semplice installare WP, fare il backup del db mysql, installare i moduli, configurare i temi, ... richiede delle competenze non da tutti).
Ho scoperto che ora anche con i blog creati con Wordpress.com è possibile utilizzare domini propri!

Ero quasi intenzionato a spostare un mio blog su Wordpress.com poi ho scoperto la tragedia!

Adsense, Yahoo, Chitika and other ads are not permitted to be added by users.
Adverts that may be inserted when using an external blogging program will be blocked.
Sponsored / paid posts including PayPerPost and ReviewMe are not permitted.
Sponsored / paid links are not permitted.
Text ads are not permitted.

Inoltre
A discreet link to your business in the sidebar or an About page is permitted.
One discreet link to Amazon per blog is okay, but if the primary purpose of the blog is to drive traffic to affiliate programs that’s not allowed. If you’re not sure, contact support.
Clicktrackers and any promotion of the “I made a million on the internet and so can you” type of advertising are expressly forbidden.
We have a very low tolerance for blogs created purely for search engine optimization or commercial purposes, machine-generated blogs, and will continue to nuke them, so if that’s what you’re interested in WordPress.com is not for you.

Purtroppo Wordpress.com non è per me!
Non ci faccio i miliardi e qualche soldino guadagnato via AdSense non penso sia da condannare!

venerdì, settembre 21, 2007

Ultra Mobile Devices

Il futuro della rete potrebbe essere popolato dagli Ultra Mobile Devices (portatili costantemente connessi always-on suddivisibili negli Ultra Mobile PC e Mobile Internet Devices come l'iPhone).
Abi Research ne indica 95 milioni nel 2012!

Sarà!

Nel frattempo il signor Google ha già attivato AdSense e AdWords per cellulari!

Google AdSense per cellulari

lunedì, settembre 17, 2007

Il nuovo Google.it

Avete notato la novità in Google.it?
E' spuntato un nuovo tab: Google Maps!

Il nuovo Google.it

E' proprio una novità!
L'ha anche segnalata il Google Italia Blog!

Però, se guardiamo Google.com,
non siamo ancora indietro anni luce????????

Google.com

lunedì, settembre 10, 2007

Google: come capire se un sito è bannato o penalizzato

Fra i webmaster, si parla sempre più spesso di penalizzazioni e siti bannati dal motore di ricerca californiano. Facciamo un po’ di chiarezza.

Penalizzazioni e ban di Google

Leggendo svariati post e blog che parlano di SEO e Web marketing, non ho fatto a meno di notare che molti utenti e webmaster, non hanno ben chiara la differenza fra sito bannato e sito penalizzato. Inoltre da un po’ di tempo, un calo nelle Serp (risultati delle ricerche), viene immediatamente associato ad una penalizzazione: non è così e questo post spero delinei al meglio i due significati e come capire se il proprio sito è penalizzato o bannato.

Differenza fra penalizzazione e ban di un sito

PENALIZZAZIONE: il sito internet è presente almeno con una pagina all’interno degli indici di Google, ma viene “retrocesso” di posizioni all’interno delle SERP in cui prima appariva nei primi risultati (prime 2 pagine). In questi termini, vi sono varie forme di penalizzazione (-30 penality, -950 penality, etc.) e, solitamente, la maggior parte delle penalizzazioni sono scovate al 70% grazie agli algoritmi anti-spam e viene risolta (tolta) altrettanto frequentemente con modalità algoritmiche. Solitamente le penalizzazioni avvengono quando si utilizzano tecniche spam (poco invasive e massicce) per falsare i risultati in SERP.

BAN: il sito viene completamente escluso dagli indici di Google (non è in alcun modo indicizzato, anche per ricerche contenenti il nome del dominio). Questa esclusione dagli indici avviene, più o meno, al 40% in modo algoritmico, ma più frequentemente è un’operazione manuale dovuta a segnalazioni che giungono ai quality rater che studiano i siti presenti fra i risultati di ricerca. Un sito può essere bannato per svariate motivazioni, elenco solo quelle più frequenti:

  • Utilizzo di tecniche SPAM avanzate (cloaking, doorways page, etc.)
  • Backlink ad un sito Bannato (se il sito linka un sito già bannato, è probabile il ban ricada anche sul sito contenente il link)
  • Creazione di un network SPAM
  • Ora che abbiamo definito meglio i significati di penalizzazione e ban, vediamo come scoprire se un sito è vittima di queste due operazioni anti-spam eseguite da Google.

    Come capire se un sito è penalizzato

    Personalmente, per valutare la penalizzazione di un sito, procedo in questo modo:

    1) effettuare una query (ricerca) in Google per il domionio (ad esclusione del “http://www.”) ad esempio per: “nomesito.it”. Se il sito non è presente nelle prime 5 posizioni, ci sono buone possibilità che il sito sia vittima di una penalizzazione;

    2) per avere maggiori certezze, ripetere la query anche per il dominio con il “www.” ad esempio per: “www.nomesito.it” e si traggono le stesse conclusioni del punto precedente;

    3) infine, per la prova del 9, basta ricercare anche il nome del dominio (sempre senza “http://www.”) più una parola chiave principale per la quale il sito è ottimizzato, ad esempio: “nomesito.it keyword principale”. Se il sito si presenta ancora in posizioni inferiori rispetto alle prime 5, la penalizzazione è “quasi” certa (quasi perchè om condizioni particolari, tipo di fluttuazioni sinusoidali delle serp di Google, può darsi che il sito internet non sia veramente penalizzato ma solo in una particolare fase di analisi da parte di Google).

    Come capire se un sito è Bannato

    Sempre in modo personale, io utilizzo queste semplici tecniche per valutare se un sito è stato bannato da Google:

    1) soluzione più semplice ed immediata: effettuare una ricerca col comando “site:” + il nome di dominio, ad esempio “site:www.nomesito.it”. Se non vi sono risultati trovati, allora la probabilità che il sito sia bannato è molto alta. Attenzione però, questo potrebbe anche solamente significare che il sito non è stato ancora indicizzato.

    2) iscrivendo il sito al Webmastertool di Google, nell’homepage relativo al sito internet (dopo la verifica) è possibile vedere alcune indicazioni da parte del crawler di Google che indica chiaramente la motivazione del perchè il sito non sia presente negli indici (ricorda che dal web master tool è possibile anche richiedere la reinclusione di un sito bannato).

    Spero davvero di aver fatto chiarezza a tutti i webmaster ed appassionati che controllano periodicamente le SERP ed i risultati dei propri siti internet in funzione del ranking raggiunto su Google.

    Articolo a cura di Michele De Capitani Prima Posizione Srl - Marketing online

    Fonte: Marketing sui motori di ricerca

    giovedì, settembre 06, 2007

    Gmail ed il video virale!

    Google oltre a tirare fuori dal cilindro prodotti incredibili li sta anche sfruttando direttamente al massimo anche come forma promoziolale!

    Per pubblicizzare Gmail si sono fatti mandare video con il mitico logo, lo hanno poi montato in un simpatico video (che ricorda l'idea Italia 1) e quindi l'hanno diffuso viralmente.
    Ecco il video!

    Alcuni numeri (ad oggi) sul risultato di questa operazione
    Views: 2,624,622 |Comments: 798 |Favorited: 1759 times

    martedì, agosto 21, 2007

    Il mio primo SlideCast

    Eccovi il mio primo SlideCast ed è dedicato a La Rotonda di Rovigo!

    SlideCast è un'idea semplice e geniale: una sequenza di slide commentate attraverso un audio. Ideale per corsi e turismo (la visita di un museo od una città) è fruibile via internet tramite l'incredibile servizio SlideShare.

    mercoledì, agosto 08, 2007

    Blogger è social?

    Blogger è la mia piattaforma preferita per creare e gestire blog.
    Sono sempre attento a tutti i nuovi annunci su Blogger, sulle tendenze e sulle possibilità di interazione tra Blogger ed altri tool della famiglia Google.

    Per questa ragione sono rimasto molto sorpreso dall'ultimo annuncio.
    Riassumendo: Blogger ha potenziato la possibilità di navigare la parte user profile!

    Stupito e basito!
    Innanzi tutto perché la mia parte di user profile l'ho sempre trascurata anche se l'ho resa pubblica e vi ho introdotto le principali informazioni.
    Mi rendo però conto che si tratta di un grandissimo errore per un professionista di Internet Marketing che voglia raggiungere il massimo della visibilità!
    La corretta strategia sarebbe di iscriversi ad ogni servizio web e almeno compilare con attenzione la parte di user profile!

    In secondo luogo perché visto che ho trascurato la mia mi sembra impossibile che altri invece abbiano potenziato la propria e magari chiesto a Blogger maggiori feature su quella parte.
    E' anche vero che, visto che i siti con il maggior numero di accessi sono quelli social come myspace, YouTube, Facebook non è una cattiva idea cercare di dare a Blogger un'impronta social!.

    venerdì, agosto 03, 2007

    Primo su Google? Fai che il TrustRank sia con te

    Analisi e riflessioni personali sul comportamento di indicizzazione dei siti internet ed il loro posizionamento fra le pagine dei risultati del più importante e famoso motore di ricerca del mondo.

    Nel precedente articolo, abbiamo esaminato il filo logico sul quale si basa la tecnologia di Google per la catalogazione e l’ordinamento dei propri indici.

    Ma questa logica, com’è stata attuata?

    Mediante l’introduzione del TrustRank, un nuovo algoritmo in grado per l’appunto, di valutare la qualità di ogni singolo sito, in funzione di caratteristiche ed attributi che vedremo fra poco.

    Prima di iniziare, vorrei sottolineare il fatto che del Trustrank si conosce molto poco e che ogni spunto presente in questo articolo è puramente personale, derivante da esperienze e discussioni fatte sul campo con esperti nel settore SEO e Web Marketing.

    Vediamo le motivazioni che hanno spinto il “motorone” californiano ad utilizzare/affiancare questo algoritmo a quelli già esistenti:

  • eliminazione/riduzione dello SPAM dalle SERP (risultati delle ricerche)
  • premiazione dei siti con contenuti ottimi
  • miglioramento qualitativo delle SERP
  • incremento della soddisfazione dell’utente finale
  • fidelizzazione degli utenti e quindi dei clienti Adwords
  • In questi termini, passiamo ora a vedre la logica sul quale si fonda l’algortimo:

  • i siti di elevata qualità non linkeranno mai spontaneamente un sito SPAM
  • da qui il passaggio di fiducia dal sito linkante a quello linkato
  • il valore del trustrank passato da un sito all’altro è inversamente proporzionale alla distanza fra i due siti. Pià i siti si allontanano meno trust viene passato
  • il punto di partenza sono alcuni siti considerati importanti oppure SPAM da Google: i siti con elevato trust vengono chiamati HUBS oppure SEEDS
  • Non ci soffermiamo su come Google abbia determinato i siti Hubs (buoni) da quelli cattivi in quanto non si conosce di preciso ne le liste ne il procedimento attuanto (probabilmente fatto in parte algortmica ed in parte umana).

    Tralasceremo anche il discorso dell’ottimizzazione algoritmica che i tecnici di Mountain View hanno apportato nel tempo al calcolo del trustrank introducendo parametri di tematicità (topic) delle matrici di link e del distrust che praticamente si oppone al trustrank in funzione dei link SPAM.

    A mio avviso, invece, potremmo soffermare la nostra attenzione sull’aspetto e le possibilità di trasmissione del Trustrank da un sito ad un altro.

    A tal proposito, vorrei sottolineare il fatto che, al contrario del Pagerank, il Trustrank non è un valore attribuito in funzione di una precisa funzione matematica ad una singola pagina, ma all’intero sito.

    Da questa affermazione quindi possiamo dedurre che il Trustrank è un valore qualitativo (non definito) che Google attribuisce ad un dominio.

    Come viene trasferito il Trustrank?

    Come già abbiamo anticipato, questa valutazione viene trasmessa principalmente tramite i link da un sito trust ad uno senza trust.

    Quindi bastano solamenti i link per avere un forte Trustrank?

    A mio avviso no, e vi riporto un esempio che per deduzione mi ha portato a crederlo.

    Fino a 7 mesi un mio sito personale risultava essere molto ben posizionato (in prima pagina) in una serp estremamente competitiva “Web Marketing”. Questo sito, infatti, gode attualmente ancora di un elevato trustrank (dedotto dal fatto che per essere in prima pagina con quella keypharse non può esimersi dall’averne).

    Purtroppo, questo sito ha un nome di dominio poco studiato a livello di marketing e non adatto per una società, ho deciso di comprare un nuovo dominio accattivante ed effettuare un redirect 301 da quello vecchio a quello nuovo. Difatti, questa tipologia di redirect garantisce un trasferimento di tutti i backlink acquisiti nel tempo dal vecchio al nuovo sito (compreso il passaggio di PageRank).

    Dopo alcuni giorni, infatti le pagine del nuovo sito hanno sostituito quelle vecchie acquisendo, all’aggiornamento successivo, anche il pagerank. A questo punto, se il trustrank dipendesse solamente dai link che un sito riceve, il nuovo sito doveva sostituire (grosso modo) le posizioni in serp di quello vecchio.

    Niente affatto! Il sito è tuttora invisibile per quella keyphase… perchè? A mio avviso, la spiegazione viene dal calcolo non puramente matematico nel conteggio dei link del trustrank, che si basa anche sull’anzianità del dominio e dal suo comportamento nel tempo (BigTable).

    Seguendo questa teoria, ho eseguito alcuni test su altri miei siti e dai quali ho dedotto, in sintesi, che il trustrank:

    1) Riguarda il dominio e non le pagine del sito

    2) Si acquisisce in due modi: - tramite i link (tipo pagerank) - dal sito madre ai domini di terzo livello, difatti i siti residenti su sottodomini di siti che offrono per esempio spazio web gratuito, non subiscono alcun effetto SandBox (anche se questa in realtà non esiste, gli effetti del trustrank sugl’indici produce effetti simili). Questo perchè appunto i domini di terzo livello ereditano tutto o in parte (difficile a dirsi) il trustrank del sito madre

    3) Nella sua formula, molto probabilmente considera: - età del dominio (trust direttamente proporzionale all’età del sito) - tematicità del dominio nel tempo (più il sito ha trattato quegli argomenti nel tempo, più il sito avrà trust) - tematicità e trust dei backlink - durata e crescita dei backlink nel tempo - SPAM e distrust dei backlink (trust inversamente proporzionale alla quantità e “spudoratezza” di siti spam che cedono il link)

    Detto ciò, possiamo affermare che, paradossalmente una pagina potrebbe avere un trustrank elevato (perchè derivante dal dominio in cui risiede) senza ricevere alcun link e quindi: pagerank nullo ed elevato trustrank.

    Questo, non sarebbe possibile se il trustrank si trasferisse solamente con in backlink e fosse un termine di valutazione per singole pagine.

    Concludendo, attualmente circa l’80% del posizionamento su Google è determinato da questo algoritmo pertanto ogni singola informazione, deduzione ed intuizione di questo può rivelarsi vincente in una strategia di promozione organica. I consigli sono sempre gli stessi: buoni contenuti, una “sana” promozione on-line e di linkbuiling, ma soprattuto un augurio che ricorda tanto gli anni 80: che il Trustrank sia con te e con il tuo sito!

    A cura di Michele De Capitani Prima Posizione Srl - Promozione web

  • sabato, luglio 28, 2007

    Aziende e marketing in Second Life: il business in Second Life è davvero in crisi?

    Marketing, business e ritorno di immagine in Second Life: a che condizioni sono possibili? E quali soluzioni efficaci sul piano della comunicazione e sulla capacità di creazione della comunità sono in grado di suggerire le agenzie di consulenza per Second Life?

    Da quando Second Life è nata, numerosi dubbi hanno interessato - e continuano a interessare - l'utilità e i vantaggi di Second Life per un'azienda. L'insuccesso di alcune imprese, che sono entrate in Second Life senza realmente capire cosa è Second Life e quali vantaggi Second Life può dare a un'azienda, ha portato gli osservatori più pessimisti - e meno favorevoli all'innovazione - a ritenere giustificate le loro perplessità su Second Life. Per questa frangia di scettici Second Life è solo l'ennesima bolla inconcludente di Internet, da comparare al bluff noto come lo "sboom" del Web della prima ora. Poi però fingono di ignorare che quello stesso "sboom" si è tradotto oggi in una compagine di strumenti ormai assolutamente irrinunciabili per la vita di un'azienda, che si esprime nei casi più comuni nell'imprescindibilità della presenza aziendale sul Web - con o senza attività di e-commerce - e nell'impiego sempre più largo e comune di applicativi Web based - a partire dalle caselle di posta sul Web a complessi sistemi di CRM, ERP, e-gov, e-banking, di prenotazione, ecc. Oggi tutto ciò che di inutile c'era intorno al Web si è sfrondato e ne è rimasta la sostanza. A chi sa guardare bene, risulta evidente che in realtà ciò che è rimasto fuori è solo la fiumana di parole, aspettative e previsioni deliranti che hanno accompagnato la tecnologia e gli strumenti. Insomma, tra il prima e il dopo lo "sboom" l'unica vera differenza è che oggi del Web non si parla più a vanvera.

    Si sa che il momento in cui si trova Second Life è molto simile a quello del Web "presboom": chiunque dice la sua, anche se raramente ha una vera consapevolezza di ciò a cui si riferisce. La stampa ne parla, ma è ben noto che il giornalista non è pagato per capire, ma per scrivere. Solo quei professionisti dell'informazione che hanno una solida deontologia o una consistente cultura specialistica sono in grado di esprimere pareri con un valore scientifico e suffragato da motivazioni.
    Continuamente perciò in questo periodo si sente parlare di Second Life con risalto estremo degli aspetti positivi e negativi collegati a questo sistema virtuale, ma raramente con vera competenza e con scientificità. Prevale lo scandalismo e il pressappochismo, l'emozionalità ha la meglio sulla razionalità dell'analisi rigorosa.

    Viceversa, se un'azienda vuole entrare in Second Life e vuole definire un piano di marketing in Second Life ha bisogno di informazioni precise e fondate, non solo di una corrente emotiva. Un investimento va motivato con numeri e previsioni razionali e non sull'onda di un'emozione.
    Second Life può essere un investimento insensato o una straordinaria opportunità da non perdere e per determinarlo occorre una valutazione rigorosa e in nessun caso basata sul sentito dire o sull'impressione superficiale.

    Recentemente si sta diffondendo la voce che alcune delle aziende (americane) che hanno deciso di investire in Second Life hanno ritenuto recentemente di disinvestire, o stanno valutando la possibilità di farlo.
    Cosa significa? Che Second Life non è un buon investimento? La risposta è semplice: dipende dagli obiettivi dell'investimento. Bisogna vedere cosa le aziende che avevano investito in Second Life volessero ottenere. E bisogna capire con quale abilità hanno saputo utilizzare lo strumento Second Life, perché è banale che in un contesto di mercato non basta essere presenti per vendere o per raggiungere un obiettivo, occorre esserci nel modo più congruo e consistente: se ciò non fosse, il marketing non avrebbe ragione di esistere.

    La prima cosa allora che si deve considerare è quale strategia e quali tattiche di marketing hanno portato un'azienda che non ha ottenuto alcun successo (o almeno così i suoi responsabili dichiarano) a subire questo fallimento. Quasi sempre si scopre che, semplicemente, l'azienda aveva obiettivi di marketing non compatibili con ciò che Second Life permette di ottenere, o che non ha saputo attuare le giuste tattiche per conseguire degli obiettivi corretti. Né l'una né l'altra causa interessano Second Life, ma sono un problema di incompetenza decisionale o gestionale dell'azienda e dei suoi quadri marketing.
    Second Life è uno strumento, come può esserlo il Web, la televisione, un punto vendita o una rete commerciale. Come ogni strumento, può essere adatto a conseguire certi obiettivi e non altri, e deve farlo utilizzando al meglio le opportunità dello strumento stesso.
    Se per esempio si decide di usare come strumento di comunicazione di marketing la programmazione di spot televisivi, occorrerà studiare attentamente il messaggio più efficace e la pianificazione delle fasce orarie e la frequenza con cui verranno trasmessi; se si sbaglia una di queste componenti l'obiettivo della campagna di comunicazione si trasforma in un patente insuccesso. In questo caso a nessun analista verrebbe in mente che la televisione non è un buon mezzo di comunicazione, ma attribuirebbe la responsabilità del flop all'incompetenza di chi ha progettato la campagna pubblicitaria.
    Altrettanto vale per un negozio: in condizioni normali - in cui non ci sia una completa stagnazione nei consumi - quasi sempre un esercizio commerciale che non vende è un negozio strutturato male, con personale inefficiente e impreparato e magari incapace di esporre correttamente la merce (questa stessa a sua volta può essere caratterizzata da un rapporto qualità/prezzo troppo svantaggioso). Anche in questo caso nessuno andrebbe a dire che il problema sia l'istituto del punto vendita o della città che lo ospita; al contrario piuttosto attribuirebbe la massima parte delle responsabilità alla cattiva gestione dei responsabili.

    Lo stesso vale per Second Life: l'insuccesso di una o più aziende che hanno utilizzato lo strumento non coincide in nessun caso con l'inconsistenza del mezzo, ma dall'incapacità di chi lo ha impiegato a sfruttarlo al meglio. Soprattutto se esiste almeno un caso in cui qualche azienda ne abbia tratto beneficio in qualche modo e di questi casi se ne contano numerosi.
    Un esempio per tutti: Gabetti ha creato la sua sede virtuale in Second Life avviando un certo tipo di attività. Risultato: ha ottenuto una notorietà tale da essere attualmente uno dei gruppi immobiliari più citati dai media, uscendo da una penombra che non lo rendeva minimamente distinguibile rispetto alla concorrenza. Conclusione: grande successo, ottenuto sfruttando intelligentemente una delle opportunità offerte da Second Life.

    Si può obiettare che questo non sia un successo ottenuto all'interno di Second Life, ma tramite Second Life. L'obiezione è oziosa: il successo di una campagna di pubblicità non si ottiene all'interno della campagna ma sul punto vendita. Ossia gli effetti di un'azione vanno guardati fuori dall'ambito in cui l'azione di marketing stessa ha luogo. Se questo non è chiaro, non è chiaro come funziona il marketing. Anche per Second Life vale lo stesso: se viene inteso come uno strumento di comunicazione (una delle sue caratteristiche) non si può prescindere dal considerarlo inserito in un contesto generale.

    Il marketing virale, sempre più in voga, sfrutta proprio la catena di effetti che si esplicano a cascata a partire da un'azione di comunicazione su tutta una quantità di differenti media e passa parola, cosa che è esattamente quello che Gabetti ha ottenuto in Second Life: ha innescato una potente viralizzazione di marketing dei suoi contenuti, ottenendo un grande risultato che senza Second Life non avrebbe mai potuto conseguire. In pratica, ha saputo sfruttare al meglio una delle opportunità concesse da Second Life. Altri, posti nelle stesse condizioni, non ci sono riusciti, esattamente come non tutte le campagne pubblicitarie hanno lo stesso effetto sui consumatori o non tutti i punti vendita ottengono lo stesso risultato in termini di vendite.

    È molto facile attribuire a condizioni esterne la responsabilità di una propria incompetenza o una propria incapacità a valutare e a gestire un'opportunità. È un buon modo per tacitare la propria coscienza e per non imporsi il peso di un cambiamento nelle strategie e - al limite - anche nei quadri aziendali. Le aziende che non hanno saputo trarre nessun beneficio da Second Life fanno prima ad attribuire a Second Life l'insuccesso, piuttosto che alla propria inettitudine e incompetenza - o a quella dei cattivi consiglieri che li hanno portati all'insuccesso. Ma questo non fa di Second Life una realtà migliore o peggiore di quello che effettivamente è.

    Per fare maggiore chiarezza proponiamo qui una serie di punti (senza pretesa di esaustività) che analizzano alcuni aspetti connessi all'abbandono di Second Life da parte di un'azienda o alla sua insoddisfazione, per valutare se possono permettere di inferire che investire in Second Life non sia conveniente. Non è scopo di questo articolo definire quali sono i vantaggi di Second Life per un'azienda, ma solo se quelli che sono stati definiti come svantaggi sono effettivamente un problema di Second Life o della singola azienda.

    1. Non tutte le aziende che entrano in Second Life hanno di per sé l'obiettivo di rimanere a tempo indeterminato.
      In alcuni casi non è detto che l'ingresso in Second Life sia da valutare a tempo indeterminato: se per esempio si vuole utilizzare Second Life per presentare un prodotto o per testarlo non ha senso l'investimento in una presenza a tempo indeterminato. Inoltre, un piano di marketing può prevedere di stazionare all'interno di Second Life per beneficiare di un bonus di comunicazione da parte dei media o per potenziare l'effetto di una campagna. Terminata la campagna l'obiettivo può dirsi raggiunto, quindi le ragioni della permanenza in Second Life non esistono più. L'uscita dell'azienda in questo caso non significa insuccesso, al contrario segno del fatto che l'obiettivo preventivato è stato raggiunto o comunque che l'azione di marketing si è esaurita.
    2. L'ingresso in un settore di mercato determinato non è di per sé sufficiente a generare un successo.
      Esempio: se un mercante decide di mettere un banco in un mercato africano posto ai confini del deserto per vendere giare colme di sabbia, o vendendo preziosissima acqua la terrà sotto il bancone senza esporre nessun cartello che ne avvisa la presenza e per tutto il tempo rimarrà seduto senza aprire bocca ovviamente avrà un clamoroso insuccesso. Ma non è il mercato che non funziona: è il mercante che ha sbagliato completamente la propria azione di marketing. In generale, vale lo stesso in Second Life: un'azienda che non trova proficua la propria permanenza in Second Life e abbandona il campo, probabilmente non ha saputo affrontare correttamente il mercato, esattamente come accade nel mondo reale, con la differenza che le regole che decretano il successo di un'iniziativa aziendale in Second Life non sono le stesse e vanno pertanto studiate ad hoc.
    3. Second Life non è il Web.
      La maggior parte delle aziende ritiene che sia sufficiente essere presenti in Second Life per assicurarsi il conseguimento dell'obiettivo di marketing, seguendo il criterio impiegato nel Web marketing: un buon sito deve essere il punto di arrivo dell'utente. Il Web è un mezzo in cui viene offerto un pacchetto di opportunità statiche, poste una volta per tutte a disposizione dell'utente che in modo autonomo interagisce in modo limitato con la pagina elettronica più o meno ricca e ben costruita. Al contrario, in Second Life l'utente non si accontenta di una struttura - il corrispondente di una pagina Web, solo in versione tridimensionale -, ma vuole un livello di interazione forte, dinamico, in cui si generi un rapporto continuamente rinnovato con gli oggetti e le strutture e soprattutto con gli altri utenti. La componente relativa all'interazione tra utenti in Second Life è di primaria importanza: per qualche verso Second Life può essere considerato una chat animata, con un'ambientazione tridimensionale che emula il reale. Il Web invece è un'emulazione di una pagina di giornale con caratteristiche di ipertestualità, in cui occasionalmente - molto di rado e in modo estremamente limitato - può nascere un'interazione con altri utenti, ma quasi sempre non in tempo reale (i forum e gli spazi per i commenti sono molto più frequenti di spazi di chat). Applicare a Second Life le logiche già attuate nel Web significa assicurarsi un clamoroso insuccesso.
    4. Second Life permette al momento di conseguire bene determinati obiettivi, mentre risulta inadeguato per ottenerne altri.
      Per esempio fra gli obiettivi che in questo momento non sembra in grado di assicurare c'è l'e-commerce, proprio perché Second Life non è il Web. L'SL-commerce segue logiche diverse, che in parte assomigliano molto a quelle della vita reale, in parte hanno una loro identità assolutamente inusitata. In nessun caso sono quelle consentite da un sito di e-commerce. La mancanza di chiarezza sui limiti e sulle condizioni imposte da Second Life al successo di un'iniziativa orientata alla vendita costituisce premessa al sicuro fallimento. Come dire: ogni mezzo ha le sue regole, prima di sperare di potere andare da qualche parte bisogna imparare a usarlo bene. Ad ogni modo aziende che ancora non hanno venduto nulla in Second Life devono innanzi tutto valutare se le azioni di marketing specifico utili a potenziare al massimo i risultati di questo strumento siano valide e adeguate a Second Life prima ancora di affermare che Second Life non si presta alle vendite.
    5. La creazione di un negozio virtuale in Second Life, a differenza di quanto accade sul Web, significa intraprenderne una gestione attiva e continuativa molto simile per impegno a quella di un negozio nel mondo reale.
      Pensare di aprire un negozio nel mondo reale senza valutare la componente del personale impiegato a gestirlo e a trattare con i clienti (che nelle realtà serie va formato meticolosamente a svolgere questo tipo di attività) significa ignorare completamente le regole che animano la vita di un'impresa. La quasi totalità delle aziende in Second Life che non hanno saputo ottenere benefici sono quelle che nel piano di marketing relativo alla presenza in Second Life non hanno inserito il capitolo: risorse umane preposte alla gestione dello spazio virtuale. Nel Web questa componente non esiste. In Second Life è una delle più importanti, mancare di riconoscerla significa che la presenza aziendale in Second Life è compromessa a monte, oltre a una totale incapacità a capire come utilizzare lo strumento Second Life per il proprio marketing. In questo senso, un'azienda che non è disposta a inserire nel marketing plan della propria presenza in Second Life la componente "animazione permanente affidata a un pool di risorse umane" - che dovrebbe costituire un'imprescindibile voce di costo nel piano economico dell'operazione - con ogni probabilità non è un'azienda che può in alcun modo beneficiare di uno strumento come Second Life. Ciononostante questo non rende Second Life incapace di generare benefici, ma semplicemente non può generarli per quella particolare azienda che non è disposta ad accettarne le regole o a fare un certo tipo di investimento.
    6. Qualche osservatore ha notato che nell'ultimo mese c'è stato un leggero calo nell'ammontare delle transazioni commerciali all'interno di Second Life.
      C'è da considerare due aspetti: il periodo estivo rappresenta quasi sempre un momento di flessione generale dei consumi, che ovviamente si riflette anche su Second Life. La maggior parte degli utenti in Second Life vive nell'emisfero settentrionale e il periodo estivo corrisponde a una maggiore inclinazione alle attività outdoor che riducono l'assiduità nelle attività davanti al computer. Il secondo aspetto è ancora più importante: la flessione dei flussi economici in un determinato momento non significa crisi. Significa solo... flessione momentanea dei flussi economici! Qualsiasi analista di mercato sa bene che i movimenti economici oscillano tra periodi in cui c'è un boom dei consumi a momenti in cui c'è stagnazione. L'economia, se è sana e autentica, ha dei movimenti altalenanti e ondivaghi. Il sospetto è appuntato invece su quelle economie il cui andamento è sempre in crescita: in questi casi c'è da pensare a un mercato drogato o a dei movimenti finanziari retrostanti che raramente sono corretti. La momentanea inversione di tendenza del flusso economico di Second Life è tutt'altro che un cattivo segno: che piaccia o meno, indica che l'economia di Second Life è autentica e reale.

    Per chiudere c'è da dire che il numero di aziende del mondo reale presenti in Second Life attualmente è estremamente ridotto (non si superano le due centinaia in tutto il mondo) e quelle sufficientemente grandi sono pochissime. Inoltre l'ingresso in Second Life è stato di tipo pionieristico, senza dati alla mano e senza una chiara consapevolezza delle opportunità e dei metodi di gestione ottimale del nuovo strumento. Facile quindi comprendere le ragioni di un insuccesso iniziale, che dipende solo dall'inesperienza e dall'incompletezza delle informazioni relative allo strumento Second Life. In parecchi casi sono stati assegnati obiettivi incongruenti o sono stati attuati metodi di gestione del tutto inadeguati. Ma questo ovviamente non fa di Second Life uno strumento scadente, solo uno strumento caratterizzato da una sfera di opportunità da comprendere più a fondo e da imparare a gestire al meglio.

    Per richiedere consulenze su costruzione e allestimento di edifici, creazione di eventi in Second Life, comunicazione aziendale integrata e formazione in Second Life: info@communicationvillage.com.

    Communication Village
    Tel. 0382.554425
    Cell. 347.6119583

    giovedì, luglio 26, 2007

    Da SlideShare, SlideCast!

    Da sempre utilizzo e credo in SlideShare.
    Da oggi c'è una nuova ragione: SlideCast!

    L'idea è semplice ed innovativa: aggiungere alle slide l'audio (mp3).

    SlideCast

    Utilizzate questa nuova diavoleria internet! Viva lo SlideCast!
    Qui la documentazione.

    venerdì, luglio 20, 2007

    SlideShare

    Può SlideShare diventare uno strumento di internet marketing aziendale?
    Non è una risposta semplice.
    Io lo uso da un po' per introdurre le slide che presenterò in giro.
    E' comodo.
    Ho visto i numeri fatti dalle slide, la migliore Internet Marketing in 6 mesi ha avuto 2229 views.
    Numeri ancora piccoli.

    Qualcosa sta cambiando anche nel suo untilizzo.
    Ieri ho visto queste slide ed ho dovuto immediatamente segnalarlo a Luca De Nardo di ICTblog.
    E' un uso innovativo di SlideShare e sicuramente molto impressive.
    Questa slide era stata eletta Slideshow of the Day e quindi segnalata in home di SlideShare!
    Purtroppo i numeri realizzati di visite (meno di 500) sono ancora bassi!

    venerdì, luglio 13, 2007

    Libero Video: i più visti di oggi

    Sorprese è ne i più visti di oggi di Libero Video.
    Al momento nono con 12.549 visioni (come visibile nell'immagine)!
    Non è stato premiato dalla giuria, i ragazzi commentano quasi tutti che cacata ma mi sembra che il suo momento di gloria lo abbia avuto!

    giovedì, luglio 12, 2007

    Usare il feed FeedBurner in Blogger

    Era scontato che dopo l'acquisizione di FeedBurner da parte di Google arrivasse l'annuncio che in Blogger si poteva utilizzare FeedBurner.
    Niente di più semplice: in Impostazioni/Feed sito vi è una nuova voce Post Feed Redirect URL dove introdurre il relativo feed di FeedBurner!

    FeedBurner feed in Blogger

    Molto meno scontata e più oscura è l'affermazione nel post di Google
    Note: this feature isn't limited to FeedBurner alone - you can use any feed-mashing service (like Pipes) with it.
    si può utilizzare qualsiasi altro servizio e addirittura viene espressamente citato Pipes il miglior servizio del nemico Yahoo.

    Blogger: rende i sondaggi (poll) disponibili

    A fine giugno feci un post sulla disponibilità in blog draft dei sondaggi (poll).
    Da oggi è disponibile nella versione ufficiale!

    Crea sondaggio

    Siete curiosi di vederlo anche all'opera?
    L'ho già introdotto nel mio sito sul primo BarCamp italiano su Second Life (SLcamp)
    slcamp.info

    verrai slcamp?

    Non verrai all'SLcamp?????
    Partecipa almeno al sondaggio!!!!!

    martedì, luglio 10, 2007

    Programmi di affiliazione

    Sono da sempre un grande utilizzatore di Google AdSense e molto restio ai programmi di affiliazione.
    Ma il mio lavoro non è quello di essere restio a priori ma come San Tommaso valutare e poi decidere.
    Più di sei anni fa valutai il programma di affiliazione di Amazon ed in effetti qualche bel libro gratuito in inglese lo guadagnai ma mi resi ben presto conto che per guadagnare realmente il lavoro non era poco visto che bisognava stare dietro a tutti gli aggiornamenti di prodotto proposti. Ovviemente offrire un prodotto vecchio non rende!

    E' da un po' che amici fidati mi perlano di programmi di affiliazione che rendono loro più di Google AdSense.
    Io sono ancora restio ma visto che alcuni sono anche miei clienti preché non provare?
    Ad es. voi sareste disposti a comprare questi prodotti di Autostima.net?

    Fare Soldi Online
    Guadagnare Denaro su Internet e Creare Rendite con Google

    Guadagnare
    Fare Soldi e Guadagnare con BLOG e MiniSiti
    Web Marketing
    Segreti per Fare denaro e persuadere su Internet

    Seduzione
    Tecniche di seduzione rapida e comunicazione per ogni sesso

    PNL
    Raggiungi l'eccellenza con i segreti dei più grandi geni
    Lettura Veloce
    Triplicare la tua velocità di lettura e sviluppare la memoria

    Investire in Borsa
    I segreti per Investire e guadagnare soldi nel Trading

    Negoziazione
    I segreti per aumentare vendite e guadagni mensili
    Comunicazione
    Strategie per migliorare le relazioni e la comunicazione
    AUTOSTIMA.NET: PNL E CRESCITA

    E questi forniti da Ehiweb.it?

    ADSL, Housing, Telefonia VoIP, BeSMS

    Le vostre risposte o meglio i vostri acquisti ;) mi diranno se le miei perplessità erano corrette.
    Grazie
    Fabrizio

    lunedì, luglio 09, 2007

    L'evento: comprare un iPhone

    Alla Apple hanno imparato dalle consolle e sono riusciti a trasformare il comprarare un iPhone in un evento da far vedere a tutto il mondo!

    Geniali!

    E chi compra un iPhone?
    Invece che sentirsi allegerito si sente miracolato!

    Doppiamente geniali!

    giovedì, luglio 05, 2007

    15.000 visite in due giorni!

    Come membro della giuria del Film & Phone Festival (seconda edizione) ho chiesto la possibilità di veicolare su internet i filmati premiati e non.
    Ho fatto un blog dedicato film-phone-festival.ilvideo.org.
    Ho introdotto i video in YouTube e quindi introdotti nel blog dedicati ed altri blog.
    Una buona iniziativa che darà nel tempo buoni risultati anche tramite i motori. Ma niente di esaltante.
    Poi sono riuscito a diventare Director in Libero Video e li ho postati anche lì.
    Con il primo vi sono stati i soliti risultati di conseguenza non ho tenuto sotto controllo neanche il secondo.
    Oggi introducendo il terzo guardo le statistiche con curiosità, dopo essermi accorto che il mio video su SL in un anno aveva fatto quasi 50.000 visite, e mi accorgo che il video La pazienza è la virtù dei forti il 2 luglio ha fatto più di 10.000 visite e il 3 luglio più di 5.000 visite!

    Se poi teniamo conto che ha avuto 5 commenti solo del tipo "che CACATA" diventa difficile una spiegazione logica!
    Bisogna dire che gli stessi commenti li aveva avuti anche il mio video da 50.000 visite in un anno.
    Che sia quella la strategia che possa aprire le porte di Libero Video?

    mercoledì, luglio 04, 2007

    AdSense: referral terze parti!

    Lo avevo annunciato molto tempo fa ed ora il D-day è arrivato!
    Da oggi con Google AdSense è possibile scegliere come Referral non solo i classici prodotti Google ma tutta una serie di prodotti terze parti (penso che a breve la lista si allungherà a dismisura!)
    Qui sotto per fare una prova ne ho introdotti alcuni, se non sbaglio verranno evidenziati a rotazione.
    Se vi dovessero servire vi ringrazio per tempo! ;)

    martedì, luglio 03, 2007

    VideoCounter.com

    VideoCounter.com

    Uno dei problemi più grossi di ogni iniziativa di internet marketing è quella di far vedere al cliente i risultati ottenuti in seguito ad una campagna.
    Purtroppo, spesso non si possono avere informazioni di dettaglio.

    Sicuramente il settore dei video è uno dei più scoperti.
    Anche un'attività che può sembrare banale come conoscere il numero di volte che un video è stato visto sulle diverse piattaforme in cui è stato pubblicato non è poi così semplice.
    Per questa ragione penso che VideoCounter.com sia un'ottima idea (ed europea!) che potrebbe avere grande fortuna.

    Le limitazioni non sono poche soprattutto dal punto di vista dei portali supportati.
    La limitazione più grossa, subito comunicata agli autori, è che non supporta le recenti localizzazioni di YouTube.
    Per noi italiani, c'è il problema del mancato supporto di Alice Video e Libero Video.
    Rimane comunque un tool da testare (forse la gratuità solo su 5 video è un po' limitante).

    giovedì, giugno 28, 2007

    Video sul webmarketing

    Vi propongo questo semplice e comprensibile video sul webmarketing proposto da ICTv!

    Blogger: poll e enclosure

    Blogger, ma solo nella versione sperimentale Blogger in draft, ha appena aggiunto la possibilità di creare Polls (microsondaggi), tramite un widget.

    Crea sondaggio

    Inoltre ha introdotto la possibilità di supportare enclosures (quindi la possibilità di creare podcast e videocast. Prima si poteva fare solo tramite FeedBurner ora anche lui della famiglia Google).

    Enclosure line

    Sembra che Blogger stia accellerando i tempi di sviluppo e diventando sempre più competitivo se paragonato ad esempio a WordPress.
    E' una macchina che inizia a girare e girare vorticosamente.

    Ma leggendo il tutto in chiave negativa si potrebbe dire che si tratta di un fallimento del modello plugin e che Blogger si sta rimboccando le maniche e sviluppando tutto internamente!

    mercoledì, giugno 27, 2007

    Il nuovo marketing e la nuova comunicazione

    5 anni fa predicavo la necessità dell'internet marketing, la necessità di creare sinergia tra azienda reale e azienda internet, tra marketing e comunicazione tradizione e internet marketing.
    Sembravo un marziano ma oggi è insufficiente.
    Oggi si è aggiunto un terzo elemento da prendere sempre più in debita considerazione: Second Life!

    Oggi bisogna parlare di azienda RL, azienda internet e azienda SL.
    Di strategie di marketing e comunicazione tradizionale, di internet marketing e di Second Life marketing.

    Costa Crociere con il suo progetto Costa Serena sembra essere stata la prima azienda italiana ad aver capito questa nuova tendenza.

    Costa Serena in Second Life

    Aver fatto un varo Second Life di Costa Serena (contemporaneo a quello reale) ed aver fatto un blog dedicato costaserena.net/blog sembra dimostrare tutto ciò.

    Il problema è che ad oggi Second Life viene usato solo come un amo potentissimo per i media tradizionali e internet ma a distanza di mesi resta la desolazione.

    Costa Crociere: terminal Second Life

    giovedì, giugno 21, 2007

    BlogHUD

    Dopo avere scoperto SLurlBlogger (che non sono riuscito a far funzionare sia con l'opzione email che con quella API) mi sono detto: le potenzialità di questo programma sono incredibili, sarebbe sufficiente aggiungervi la possibilità di scattare fotografie e di introdurle nel proprio post nel proprio blog!
    Possibilie che non esista niente di tutto ciò?
    Certo che c'è!
    BlogHUD!

    Piccolo problema: è gratuito solo per indirizzi del tipo my.bloghud.com/yourname è a pagamento ($L 900 mese) per Wordpress, Blogger, Typepad, Friendster, Livejournal (supportato il crosspost to flickr).

    A breve lo proverò!

    lunedì, giugno 18, 2007

    La rete per parlare di emozioni e sensazione lavorative

    Sulla rete si discute di tutto e si portano avanti argomenti di cui si fatica a parlare del mondo fisico.

    Un esempio sono le sensazioni ed emozioni relative alla vita lavorativa, ragioinando sulle quali si può produrre anche un cambiamento organizzativo ed un miglioramento aziendale.

    Intervisto su questo tema Antonia Santopietro che alla questione ha dedicato un blog.

    Buongiorno Antonella, ho visto nei giorni scorsi che hai aperto un nuovo blog dal titolo "Spazio, Tempo e Voce" (http://byoulog.wordpress.com). Come mai questa idea e di che cosa si parla?

    L'idea mi è venuta ascoltando le conversazioni delle persone quando non lavorano! Professionisti, managers, imprenditori, impiegati a tutti i livelli.. che, come dire, "a luci spente" tirano fuori sensazioni, emozioni ed umori a margine della loro giornata, o delle loro vita in "carriera".
    Spesso questi umori, queste sensazioni non vengono sufficientemente esternate, finiscono per restarci attaccate addosso anche quando non siamo più in quel ruolo. E' innegabile che i ritmi delle attuali giornate lavorative finiscono per assorbirci del tutto, certo se a guidarci è la passione per quello che si fa, tutto ha un senso, anche a volte il dimenticarsi di sè, delle proprie esigenze. Questo Blog vuole essere un'offerta spazio-temporale per condividere esperienze ed emozioni ma anche per incontrare nuove persone e perchè no, per confrontarsi su tematiche comuni.. BeYou non significa solo sii te stesso nell'esprimere opinioni sui vari temi, ma anche qualcosa di più profondo, un invito ad attivare un contatto con quella parte di sè che rimane sul fondo...

    Secondo te oggi l'organizzazione e i ritmi del business tendono a bloccarci nella routine e nelle pratiche di ogni giorno, impedendoci di crescere? E se sì quale può essere un rimedio?

    Osservando molti contesti organizzativi sia piccoli che più strutturati, ho maturato l'idea che, considerando sia le dinamiche gerarchiche che quelle intra-funzionali, le persone entrano in relazione sia come "risorse" integrate nell'organizzazione in base al ruolo ricoperto che come "persone" in un "micro-cosmo" sociale. Le "persone" hanno aspettative, motivazioni, sogni, vite in corso, ma anche potenzialità, e non ultimo la propria personalità, a volte succede che il contesto organizzativo di tutto questo non riesca a farsi carico e si finisca per provare quello che io chiamo effetto "tapis roulant" si corre inseguendo un nastro, bisogna portare il ritmo, se ci si ferma si rischia di cadere! I rimedi sono tanti e molte discipline oggi ci vengono incontro, il punto di incontro di tutte è il benessere psico-fisico di ognuno di noi conciliato con una sana ambizione e desiderio di vedere riconosciuto il proprio operato o espressi i propri potenziali, a tutti i livelli

    Una delle categorie di discussione è il capo. Alcune ricerche recenti dicono che il rapporto degli italiani con i superiori mediamente non è buono, tu cosa ne pensi e, in generale, di che cosa si parla in questa parte del blog?

    In effetti mi aspetto che questa rubrica sia molto gettonata in termini di sfoghi! Certo, credo che questo sia tra i rapporti più articolati nelle dinamiche relazionali aziendali, in questa parte del Blog spero che ci sia spazio per un confronto attivo, capi e collaboratori che si confrontano, può essere un'opportunità per tutti per riflettere, e perchè no anche uno scambio di ruoli virtuale potrebbe addirittura essere auspicabile!

    Altro argomento caldo: le riunioni. Necessario momento di confronto o certe volte solo rito aziendale?

    Sebbene rispondano ad una "certa" esigenza organizzativa, ritengo che in molti casi la seconda ipotesi sia la più vicina alla realtà; ...mi aveva molto colpito il titolo di un recente libro di Patrick Lencioni dal titolo "Morto di riunioni" in cui il brillante autore descrive l'inutilità di buona parte delle riunioni aziendali che vengono organizzate, ai vari livelli, con cadenza pressocchè quotidiana, per discutere, tra manager, quadri , consulenti, esperti, in merito ai vari problemi di volta in in volta posti dai direttori. E' quantomeno emblematica e poi non così lontanta dalla realtà la storiellina che racconto sul Blog, quella dell'amico manager che quando gli chiedo via sms "ciao come stai?" mi risponde "sono in riunione" come se questo fosse uno stato di salute che prevede una cura, !!! Certo ci si può ammalare di "runionite acuta!"

    GIANLUIGI ZARANTONELLO