martedì, novembre 29, 2005

Google AdSense e Firefox Referrals: come funzionano?

Il 4 novembre ho ricevuto notifica di essere diventato un Google Referral Partner per Google AdSense!
Ho studiato la nuova funzionalità e oggi 5 novembre ve la spiego.
In primo luogo dovete essere iscritti al servizio Google AdSense.
Non lo siete ancora?
Cosa aspettate? Cliccate sul bottone sottostante e fate la vostra iscrizione!

Ora sbrigatevi a guadagnare i vostri primi cento dollari $100!
Perché?
Perché Google AdSense Referrals mi premierà dandomi $100 :)

Questo è Google AdSense Referrals, la possibilità di guadagnare da ogni iscritto portato, quando questi riuscirà a raggiungere la quota di $100.
Una specie di catena di Sant'Antonio o MLM dove io voglio essere tra i primi in Italia a partire :)

Nel messaggio in inglese c'è un'altra opzione molto interessante che non sono ancora riuscito a trovare nella versione di AdSense in italiano:
when a user you've referred to Firefox plus Google Toolbar runs Firefox for the first time, you'll receive US$1 in your account
ovvero
se tramite la tua segnalazione della Google Toolbar per Firefox, un utente la utilizzarà, la prima volta riceverai un dollaro $1
Tralasciamo il dollaro, il messaggio può essere anche letto come Google è molto interessata che si usi la propria toolbar con Firefox, così interessata da pagare.
Questo perché gli utenti Firefox hanno altre alternative o perché Google è interessata a far guadagnare mercato a Firefox su IE Explorer (visti anche i recenti annunci di MS che potrebbero minare Google)?

Fabrizio Pivari

29 novembre: è disponible Firefox referral

M&M's: on-line il marketing geniale!

Ho sempre considerato l'ovetto Kinder IL prodotto geniale dal punto di vista del marketing per la sua capacità di farsi comprare per molteplici ragioni:

  • l'uovo di Pasqua monoporzione che si mangia non solo a Pasqua
  • la cioccolata al latte che piace ai bambini
  • il regalo fisico
  • le collezioni di regali fisici
  • il regalo virtuale (con il magic code)
  • le collezioni di regali virtuali

Ma devo dire che anche M&M's mi ha positivamente stupito con il suo ultimo annuncio e servizio on-line che ha reso disponibile ai più attenti clienti.

Oltre ad offrire il cioccolato contenuto in confetti di molteplici colori che sembrano fatti apposta per essere regalati o mangiati in compagnia si potrà personalizzare la scritta sui confetti!!!

Nel negozio on-line M&M's si può scrivere il messaggio, scegliere il colore dei confetti e comprare la confezione.
E' una rivoluzione! E' la personalizzazione massima di un prodotto industriale. Immaginate i campi possibili di una sua adozione estesa.
Cosa aspettate a stupire gli amici, figli di amici, fidanzate, mogli!

Fabrizio Pivari

lunedì, novembre 28, 2005

Branding con i motori di ricerca

SEMPO, Interactive Advertising Bureau (IAB), Nielsen/NetRatings e altre agenzie specializzate in ricerche e analisi hanno valutato l'effetto branding prodotto dai motori di ricerca. La conclusione di tutte le analisi ha evidenziato l'importanza dei risultati organici per l'affermazione del brand, e soprattutto per i risultati che compaiono ai primi posti nella parte sinistra a seguito di una ricerca.

Nel pianificare campagne di Search Engine Marketing è strategico quindi pensare anche a come fare in modo che gli utenti, che nella fase di search si trovano in uno dei pochi momenti di "accondiscendenza alla pubblicità", arrivino a identificare e memorizzare il brand.

Un primo semplice accorgimento è quello di enfatizzarlo in maiuscoletto nel tag title facendolo seguire da una frase efficacie sul prodotto o sul servizio cercato dall'utente, contenente possibili punti di forza o richiami efficaci. Esempi di Title pensati per chi cerca informazioni su conti correnti:

"BANCAVIVA: 3% di interessi sul conto, 0 spese" "BANCAVIVA: la banca costruita intorno a te" "BANCAVIVA: il conto online con più servizi e meno costi"

Segnalo un bell'approfondimento sull'argomento di Paul J. Bruemmer "Branding With Search Marketing".

Andrea Cappello WMR srl Studio Cappello - motori di ricerca Search Advertising: il mio blog

mercoledì, novembre 23, 2005

Feed mania e iFeedPod

Pensate che l'equazione iPod = il sucessore del walkman sia un assioma dal quale non è possibile prescindere?

Provate a vederla così.
iPod è un mini computer e come tale può essere utilizzato anche per fini diversi da quello che il costruttore aveva previsto. Tante sono le possibilità. Una fra tutte, ad esempio, è rappresentata da iFeedPod.
Con iFeedPod potrete trasformare il vostro iPod in un Feed Reader in grado di navigare feed sia RSS che atom.
Non male come uso alternativo dell'ormai famossissimo iPod.

Scritto per ICTblog

martedì, novembre 22, 2005

Politiche preventive assenti e milioni di euro dilapidati

"Politiche di prevenzione errate o inesistenti. Milioni di euro spesi in recupero dati a causa di incoscienza formativa. Questo è il panorama informatico italiano, sia del pubblico, che del privato".

L'enorme diffusione del mezzo informatico ha progressivamente portato alla implementazione di metodi di catalogazione e contabilizzazione che vanno progressivamente a sostituire il supporto cartaceo. Se valutiamo con occhio superficiale tale approccio, questa sembra essere apparentemente la soluzione migliore, liberandoci da tonnellate di scartoffie. Sulla scia di questo entusiasmo, gli enti comunali e statali e lo stesso ministro a suo tempo preposto, annunciava: "Distruggiamo i documenti cartacei.

Che faccio? Formatto?
Come contrappunto a questa smodata ed incosciente fiducia nello strumento di archiviazione digitale, pare, a giudicare dai risultati (basta farsi una visita sui forum informatici), che l'utente finale sia condannato ad un solo destino: perdere dati, formattare, re-installare Windows.
Egli è infondatamente convinto che tutti i dati memorizzati sul disco fisso siano come custoditi a Fort Knox, ma quando sbatte il naso contro il muro della dura realtà è ormai, spesso, troppo tardi. La parola "prevenzione" non fa parte del suo vocabolario. Peccato.
Il fruitore di strumenti informatici, professionista, dipendente comunale o statale o privato che sia, ha una sola priorità: Che il computer si accenda.

Backup?! Cos’è? Una parolaccia?
Riuscire a convincere costui dell’importanza di un controllo preventivo periodico dello stato del disco rigido (attraverso strumenti integrati nel sistema) o della sua ottimizzazione, nonché dell’intera componentistica hardware (anche semplicemente rimuovere periodicamente la polvere dall’interno del cabinet previene da surriscaldamenti e possibili crash del sistema) e di istituire una valida politica per il backup dei dati critici, è praticamente impossibile. Ogni tentativo di renderlo consapevole dei rischi legati ai supporti informatici, sbatte contro il muro dell’ignorante superficialità, dominata dalla paura di sborsare qualche centinaio di euro per mettersi in sicurezza, oltre che in regola. A proposito di quest’ultima considerazione ed in particolar modo in relazione alla recente normativa sulla privacy, l’utente ha il solito approccio all’italiana (incoraggiato, inutile dirlo, dalle consuetudini dei nostri politici avvezzi a rinvii, condoni ecc.): "Aspettiamo la prossima proroga. Sino a quando non sono obbligato, perché devo mettere in sicurezza i miei dati di lavoro? Il PC si accende!".

Spy che?
Solitamente il Computer di siffatto utente è infestato da centinaia di agenti estranei di ogni genere, partendo dalle spywares, passando per i cavalli di troia, per arrivare a virus vecchi di anni e comodamente residenti sul sistema vittima, da diversi mesi o addirittura anni. Che il computer dia segni di instabilità, sia più lento del normale, apra finestre del browser senza richiesta alcuna, richieda insistentemente la connessione remota non appena avviato, non sembra preoccupare più di tanto.
Questo maldestro fruitore informatico non adopera alcuno strumento per l'identificazione di componenti assimilabili agli spywares, così, allorquando ad esempio esegue l'installazione di certi applicativi, non ha la benché minima consapevolezza che sta per avviare, proprio in quegli istanti, un quantitativo non indifferente di componenti spia di vario genere.
Solitamente egli ha ancora l’antivirus installato in bundle con il computer acquistato 4 anni prima, ormai ovviamente scaduto, dalle definizioni virus vetuste di anni e naviga, adopera assiduamente la posta elettronica, usa programmi di file sharing (anche sul luogo di lavoro), con estrema disinvoltura.
In verità pochissimi utenti conoscono la definizione di spyware, hijacker, trojan, worm, virus: prova ne è il fatto che, statisticamente, sui PC esaminati si trovano spesso dai 300 ai 700 di questi malware. In effetti, se non si conosce il tipo di pericolo, non nasce la necessità di difendersi da esso. In casi del genere non vi è traccia di programmi tipo firewall o antispywares. Pochi sistemi risultano inoltre aggiornati, al fine di prevenire attacchi che sfruttino bugs di sicurezza. Il problema è che tali maldestre e deleterie abitudini, sono di difficile eradicazione, in quanto i mezzi convenzionali di divulgazione (la TV ed i giornali non specializzati nel ramo) non forniscono alcuna informazione in merito. Difficilmente, l’utente descritto, leggerà questo articolo.
E’ ovvio che tale atteggiamento non può che portare, presto o tardi, ad un unico risultato: la non avviabilità del sistema che, nel 99% dei casi, è promiscuo ai dati di lavoro. Non parliamo poi dei problemi legati alla violazione della privacy ma non è di questo che mi voglio ora occupare.

Informatizzazione. Sì, ma a che prezzo?
E' lampante, visto il notevole giro di affari della aziende nel mondo per il recupero dei dati, che le informazioni archiviate su disco sono costantemente in pericolo, non solo perché volatili ed archiviate su supporto, in buona sostanza, elettromeccanico e quindi soggetto a rotture (la tecnologia di base per l'archiviazione dei dati è la stessa degli anni ottanta!), ma anche perché, come si diceva, eventuali infezioni da virus, worms o altro, non solo possono minare la stabilità del sistema operativo, ma possono anche distruggere i files salvati su hard disk.
Cancellazioni accidentali di dati importanti possono avere effetti simili, per non parlare di problemi software o errori banali da parte dell'utente (potenzialmente causa del mancato avvio del sistema operativo) o guasti hardware (vedasi rotture meccaniche o elettroniche del disco rigido. Gli utenti Maxtor ed IBM ne sanno qualcosa).
La quasi totalità degli uffici statali, comunali e privati che negli ultimi tempi hanno dirottato il loro metodo di archiviazione dati su strumenti informatici, abbandonando quasi integralmente il supporto cartaceo, non hanno mai considerato una attenta politica di tutela dei dati di lavoro.

Lo stato dell’arte (!)
a) Sovente non esiste alcun metodo di backup dei dati su unità esterne o interne;
b) La protezione contro attacchi in rete locale o Internet è spesso assente;
c) Sistema operativo e dati utente sono sempre promiscui;
d) Taluni tecnici informatici preposti alla manutenzione delle postazioni non hanno la competenza e la cultura per prevenire danni cagionati dal malfunzionamento dei sistemi operativi o dell'hardware. Spesso le ditte che si occupano di "fare assistenza" (è un eufemismo, in quanto non fanno prevenzione, ma arrivano solo a danno compiuto) agli enti pubblici o privati, sono solo in grado di sostituire un PC, allorquando il sistema operativo comincia a dar problemi. Non importa se in esso sono ricoverati dati importanti. Vince l'appalto la ditta che offre le tariffe più basse, non quella che, magari, garantisce metodi innovativi e fermi macchina ridotti.
Proviamo ad immaginare un sistema di archiviazione economico-giudiziario interamente legato ai sistemi informatici. Si rischierebbe di trovarsi, un bel giorno, con la carta di credito azzerata, la propria situazione fiscale misteriosamente scomparsa o con la propria identità inesistente o scambiata con un pericoloso evaso! Consideriamo inoltre che la retrocompatibilità dei documenti di testo rappresenta un rischio da non sottovalutare. Si pensi alla versione più recente di Microsoft Office che (per meri motivi commerciali), in taluni casi, non permette la visualizzazione di testi redatti con versioni obsolete dello stesso pacchetto software. Tra dieci o vent'anni, potremo semplicemente aprire un documento scritto con Office 97? Alla giusta annotazione che "esistono anche i pacchetti Open Source", rispondo che negli uffici pubblici e privati, il software più diffuso resta Microsoft Office, per cui il problema esiste!
Le stesse softwarehouse (quelle italiane soprattutto) non considerano minimamente la possibilità di esportare o salvare i dati di lavoro su directories diverse da quella ove sono stati installati gli stessi applicativi, così gli studi professionali, dagli avvocati, ai commercialisti, non adottano alcun metodo di prevenzione dalla perdita dei dati utente.

La prevenzione è meglio della cura
Le soluzioni possibili per evitare di trovarsi in situazioni spesso irreversibili, sono essenzialmente sei:
1) Partizionamento del disco;
2) Riconfigurazione opportuna del sistema operativo;
3) Archiviazione dei dati sensibili in area separata dal sistema operativo;
4) Adozione "ad hoc" di politiche di backup in rete o su unità esterne;
5) Utilizzo di strumenti per il ripristino del sistema (rollback);
6) Utilizzo di software per il "disk imaging" (creazione di immagini di partizioni e dischi).
Ovvio che la riconfigurazione del sistema operativo non è cosa da tutti, ed è per questo che, laddove non si arriva, bisognerebbe affidarsi a personale competente e non pretendere invece, di poter fare da soli. Lo stesso discorso vale per le amministrazioni pubbliche, le quali dovrebbero rivolgersi verso soluzioni innovative, anziché optare per certe aziende che si introducono solo grazie a particolari offerte di appalto, non supportate da know how tecnologico. Risparmiare qualche euro oggi, può significare perderne migliaia domani. Ma questa è un'altra storia...

Rosario Marcianò

lunedì, novembre 21, 2005

Keyword advertising, applicazione vincente nell'advertising online

All'epoca del boom della New Economy la pubblicità online sembrava non avere limiti di crescita, più del 10% degli utenti ciccavano sui banner ed i ricavi erano altissimi ed in continuo aumento.

Lo scoppio della bolla speculativa nel 2000, unito ad una maggiore maturazione degli utenti che ha ridotto di quasi cento volte il tasso di click, ha ridimensionato moltissimo le aspettative degli investitori e segnato un periodo di scetticismo sull'advertising online.

Oggi però, grazie alle nuove creatività con i rich media e, soprattutto, alla pubblicità legata ai motori di ricerca la pubblicità sul web segna nuovi segnali di ripresa e di fiducia.

I motori di ricerca, in effetti, sono la seconda applicazione per utilizzo su Internet dopo la posta elettronica e sicuramente rappresentano uno dei business più importanti del settore, con grandi margini di crescita. I navigatori del pianeta, infatti, svolgono mediamente 550 milioni d'interrogazioni al giorno ed il mercato delle ricerche sponsorizzate si aggira oggi sui 2 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo del 35% che consente di prevedere un valore di 5,6 miliardi nel 2007 (fonti: Time, ComScore Networks, First Albany Capital).

Il loro valore come mezzi di promozione del proprio sito e della propria attività è stato sottovalutato a lungo, a favore delle forme classiche di pubblicità on-line, come i banner e l'e-mailing, oggi invece gli investimenti nel settore cominciano a farsi considerevoli ed il Wall Street Journal prevede che nel 2007 gli attuali 1,9 miliardi di dollari del mercato Usa diventeranno 5 miliardi.

Facciamo però un passo indietro per spiegare cosa si intende per keywords advertising: la forma tradizionale è quella di un'inclusione a pagamento nei risultati di ricerca dei motori, sulla base di un'asta per le singole parole chiave, in questo modo se l'inserzionista compra la parola “auto” in cima alle risposte alla query dell'utente comparirà un link sponsorizzato che porta al sito dell'azienda sponsor.

L'evoluzione di questo tipo di strumento sono poi gli annunci lessicali, come gli ad sense di google o i content match di overture, tramite un semplice script, infatti, il titolare di un sito può far comparire (gratuitamente, incassando poi una cifra proporzionale ai click) nelle proprie pagine, con formati diversi, dei box pubblicitari con contenuti che automaticamente si aggiornano per essere coerenti con le pagine in cui si trovano.

In effetti il cambiamento di prospettiva è forte, si passa da una logica push (messaggio ‘spinto' verso il target) ad una pull (target ‘attirato' verso la fonte), cosa che, oltre che efficace, è anche molto meno fastidiosa da vivere per il possibile cliente. Infatti i collegamenti sponsorizzati e gli annunci semantici portano il navigatore al sito basandosi sui suoi interessi, espressi tramite le parole immesse per la richiesta, in modo tale che mediamente le persone attirate sono motivate alla visione.

Per lungo tempo, in effetti, il limite attribuito al keywords advertising era la possibilità di compromettere l'efficacia delle ricerche dei motori, danneggiando l'efficacia dello strumento. I risultati però hanno smentito questo rischio, anche perché le società che li gestiscono lo sanno e sanzionano duramente i ‘furbi', che peraltro rischiano anche un effetto boomerang per l'irritazione degli utenti ‘sviati'.

Inoltre gli annunci lessicali hanno potenziato ulteriormente questo mercato, “esportando” il meccanismo del keywords advertising anche su siti diversi dai motori di ricerca. Al momento questo tipo d annunci prevedono quasi unicamente la formula del pay-per-click ma è presumibile che l'evoluzione della tecnologia porterà presto ad altre tipologie d'inserzione.

Come si diceva all'inizio dunque questo mercato sta veramente decollando, su molte riviste specializzate in questi giorni tutti gli operatori del settore concordano sul tale successo e gli analisti prevedono una grande crescita, con piena maturità per il biennio 2007-2008.

Questa situazione sta trainando la ripresa di tutto il comparto pubblicitario web, in Inghilterra ad esempio il mercato delle inserzioni online si avvia a superare la somma della raccolta radiofonica e delle affissioni, negli Usa invece l'investimento 2004 ha raggiunto i 9,62 miliardi di euro, con un + 33% sull'anno precedente.

E in Italia? Una ricerca di Nielsen Media Research in collaborazione con un gruppo di 17 concessionarie (che raccolgono il 75% del mercato nazionale) dice che gli investimenti reali, al netto della scontistica, nei primi sette mesi del 2005 corrispondono a 71,5 milioni d'euro, con un + 13,1% rispetto all'anno precedente, una crescita superiore a quella di tutti gli altri mezzi.

Ci sembra buon segnale …

Gianluigi Zarantonello
LINKS UTILI
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venerdì, novembre 18, 2005

Milano la città con più Hot-Spot Wi-Fi gratuiti

Titolo da far impallidire i più scettici. Dati e immagini da far rabbrividire i servizi segreti. Folle di ragazzini impazziti per la città con Wi-Fi detector per mappare tutti gli Hot Spot WiFi gratuiti. Fermi tutti. Di cosa stiamo parlando?

Della cosa più banale che potesse venire in mente, invisibile ma che permea l'aria e attraversi i nostri corpi a colpi di 2,4 Ghz. Le Wireless LAN degli uffici in una città come Milano (ndr. attenzione, leggete ciò che segue come spunto di riflessione e provocazione, non come istigazione all'uso fraudolento delle tecnologie informatiche).

Ieri uscendo da un appuntamento con dei ragazzi dello IED avevo bisogno di trovare una mail di lavoro. Mi porto dietro sempre il mio portatile con porta Wlan sempre inserita. Accendo il mio notebook appoggiandolo sulla sella del mio scooter. Ho una utility che mi consente di rilevare graficamente il posizionamento e il numero di HotSpot Wi-Fi raggiungibili. Ero in una strada secondaria di Milano, non proprio al centro. E mi accorgo che in quella stradina .... c'erano 4 connessioni wireless, di cui, 1 Wlan non protetta. Mmmmmmh, interessante, proviamo e vedere se..... voilà, entrato in un istante.

Scaricato la posta, cerco attraverso le Mappe di Michelin una strada dove avrei dovuto andare, metto in stand-by il Notebook e via in moto.

Perché messo in stand-by il mio notebook? Perché il tragitto che avrei dovuto fare mi avrebbe portato presso una nota piazza di Milano, vicinissima ad una nota struttura pubblica e piena di uffici amministrativi. Fermo la moto, tiro fuori il mio notebok in stand-by, tiro su lo schermo e in meno di 10 secondi..... ecco la seconda rilevazione. La piazza è molto grande, me ne aspettavo di più... ma comunque... "Siori e Siore" a voi 12 Wlan, di cui 4 non protette!!!

Provo la prima non protetta. Niente, non riesco. Provo la seconda, non riesco, provo la terza..... entrato. Ho fatto solo la prova su ICTBLOG per vedere se potevo navigare. Funziona.

Faccio captur screen, come per la prima rilevazione, chiudo il notebook, monto in sella e vado all'appuntamento.

Ora deduco e mi domando... Milano (ma chissà quante altre città) non è forse la città con più Hot Spot Wi-Fi gratuiti?

Alla faccia di free-hotspot.com che nella classifica che ho pubblicato ieri su i-dome.com non includeva neanche una città italiana tra le 10 città più Wireless-cablate.

Buon "dectectoring"...

Aggiornamento #1: Per coloro che non hanno un Toshiba ma hanno richiesto del software utile per lo scanning di reti wireless, indichiamo MacStumbler for OS X, Kismet per Linux. Stiamo cercando altro software Windows per chi non usa ConfigFree.

Aggiornamento #2: Non sappiamo quanto in Italia sia in uso questa simbologia, ma esiste una prassi nel segnare i luoghi in cui sono presenti dei nodi Wi-Fi aperti o meno. Qui di seguito trovate la legenda.

Aggiornamento #3: Software per Windows XP. Si tratta di Network Stumbler 0.40.

Sembra un buon prodotto. Non mostra le reti in formato Radar come ConfigFree ma da molte informazioni utili.

Aggiornamento #4: Sul mercato sono disponibili una serie di nuovi gadget tecnologici di particolare interesse. Stiamo parlando di: Digital HotSpotter, dello Zyxel AG-225H e del Tew TrendNet.

Luca De Nardo - ICTblog.it

giovedì, novembre 17, 2005

La risposta italiana a Skype fa Skypho

Non me ne vogliano gli “informatici eclettici” di Eutelia, ma la possibilità di giocare con il nome da loro scelto per il nuovo servizio di VoIP era troppo allettante. Ebbene, come segnalato nell’articolo di Dario Bonacina (fratello del sottoscritto, n.d.r.), l’azienda di telecomunicazioni di Arezzo, società quotata in Borsa, ha appena lanciato un nuovo servizio con tariffe piuttosto interessanti.
Non parlerò, però, qui delle caratteristiche di Skypho, già ampiamente illustrate con maestria e perizia dall’autore sopra citato (e qui verrò tacciato di facile piaggeria, ma infatti è proprio così), ma di temi inerenti il marketing di prodotto. Skypho è, infatti, un tipico esempio di servizio nato e promosso in un ambiente esclusivamente e squisitamente tecnologico. I laboriosi informatici di Eutelia, avrebbero dovuto essere accompagnati, al termine del loro viaggio di sviluppo, da altrettanto dinamici consulenti di marketing, che li avrebbero dissuasi dal battezzare un servizio con questo nome. Le cui motivazioni, peraltro, non convincono affatto. Si legge infatti sul sito: “Il giorno in cui il progetto prendeva forma, un temporale sovrastava la sede di Eutelia ed i fulmini colpivano il traliccio in ferro che la domina; da qui il nome Skypho quale diminutivo di Sky Phone (telefono del cielo)."
Non stento a credere che sulla home page di Eutelia non appaia il lancio di Skypho, quasi a intendere che lo si voglia allontanare dai riflettori. Dal momento che ho la presunzione di scrivere un blog che ha anche una funzione educativa, snocciolerò alcuni pratici consigli a l’americaine a vantaggio di tutti i tecnologi che provano un prurito alle mani quando si interfacciano con gli addetti del marketing:

  • metti a freno l’entusiasmo di avere finalmente in mano il prodotto finito. Ora comincia un lavoro altrettanto difficile di promozione, nonché di mantenimento. È richiesta una pianificazione e un po' di pratica di organizzazione: vendere un prodotto non è un'attività che si improvvisa. Cosa penseresti se tutti gli sforzi che hai profuso nella creazione di qualcosa venissero vanificati da una campagna di vendita fallimentare?
  • non affidare mai il nome, che è un brand a tutti gli effetti, a un “eclettico tecnico informatico” senza infarinature di marketing;
  • puoi scegliere per il tuo prodotto un nome spiritoso, ma non grottesco. Terminologicamente c’è una grande differenza tra i due vocaboli, sebbene possano sembrare vicini tra loro. Lo spiritoso è ammiccante, il grottesco turba. Nell’esempio in questione Skypho mi sa tanto di presa per i fondelli;
  • non presentare un prodotto con frasi prive di effetto come "È un progetto nato dalle menti sconvolte di alcuni informatici eclettici di Eutelia spa". Raccoglierai simpatie tra gli addetti ai lavori, non tra il grande pubblico. Per pensare a come strutturare un messaggio, mettiti nei panni dell’utente a cui è rivolto: cosa possono pensare un avvocato, una casalinga di Voghera qualsiasi, un giornalista, un tecnico meccanico, un impiegato amministrativo, quando leggono quella frase? Vedo già le loro espressioni perplesse.
  • mai creare un brand che fa il verso al nome di un prodotto concorrente. Verrai identificato subito come un follower, uno che sta dietro, anzi, peggio, che vuole stare dietro. Ma non solo. Tutti penseranno a te come a un gregario, perché non stai facendo altro che far pubblicità a Skype. Se il servizio si fosse chiamato, supponiamo, EuPhone, l’utente ha meno possibilità di collegarsi mentalmente a Skype quando pensa al suo nome.
  • Rivolgiti pure a me se hai bisogno di un ausilio. Tariffe scontate per chi legge conneXioni

Stefano Bonacina - conneXioni

mercoledì, novembre 16, 2005

Supercolla e disaggregante

L'avvento dei Blog e dei Feed hanno rivoluzionato internet!
Con i blog creare un "sito" è alla portata di tutti. Con i feed i contenuti possono essere risucchiati da terzi.
Risucchiare feed e aggregarli non è ancora alla portata di tutti.
Costruire un FeedAggregator non è proprio una banalità tecnica! Questo prima che arrivasse la supercolla!
Con SuprGlu in pochi secondi il vostro semi blog fatto assemblando feed!

Ora rimane da creare uno scollatore (disaggregante) intelligente (soprattutto per i blog che usano Blogger che non prevede i tag).
Un programma in grado di risucchiare il feed e creare sottofeed a seconda degli argomenti trattati o di altre strategie immesse per magari andare a creare un nuovo superblog.
In questo modo basteranno pochi siti internet validi per fare tutti i blog che si vuole!

Ovvero immaginate di voler fare un blog sul tessile.
Basterà immettete i feed da utilizzare come fonte e le regole in grado di estrarre gli articoli attinenti al ramo tessile. Gli articoli verranno estratti e, se si vuol fare le cose fatte bene, prima di essere pubblicati nel nuovo blog approvati da un redattore.
Fantablog?
I mattoni iniziano ad esserci quasi tutti!

Fabrizio Pivari

martedì, novembre 15, 2005

L’ importanza della analisi di mercato online: il caso Card-online

SCENARIO ED OBIETTIVI

ID UP system è un’azienda leader mondiale nella fornitura di tutti i componenti necessari per la realizzazione e la personalizzazione di carte plastiche, dalla stampante alle card plastiche fino a tutti gli accessori correlati. La società ha realizzato un portale web di e-commerce – http://www.card-online.com/ per la vendita di tutto quanto è necessario per realizzare in completa autonomia le card, avendo come partner MM-One, società di e-business consultancy. L’ obiettivo dell’azienda era quello di far conoscere i prodotti e le soluzioni ai potenziali clienti al fine di incrementare le vendite ed i contatti commerciali, rendendo adeguatamente visibile online la propria offerta. L’ azienda ha individuato tre tipi di target potenziali per i propri prodotti:
1. Area Leisure & Wellness (svago e benessere) (BtoB): associazioni sportive e ricreative, centri benessere, locali di svago, alberghi, ecc
2. Area Corporate (aziende) (BtoB): aziende italiane sopra i 20 dipendenti
3. End user (utenti finali) (BtoC): utenti – principalmente consumatori finali - potenzialmente interessati all’ utilizzo dei prodotti ID UP SystemMentre i primi due tipi di target erano definiti in modo chiaro, per individuare in modo preciso e quantificare il target “Utenti finali”, si è resa necessaria una specifica analisi di mercato online.

ANALISI DI MERCATO ED INDIVIDUAZIONE TARGET ONLINE

L’ analisi di mercato – svolta dal team di ricercatori di MM-One – si è svolta attraverso le seguenti fasi logiche:
1. Identificazione target: sono stati individuati 4 tipologie (Segmenti) di utenti potenziali clienti dei prodotti offerti da card-online, sulla base delle parole-chiave utilizzate per effettuare le ricerche sui motori
a.utenti che conoscono l’azienda ed i suoi prodotti (S1): utilizzano nelle ricerche parole-chiave che sono i modelli di prodotto proposti
b.utenti che conoscono i prodotti del settore (S2): utilizzano nelle loro ricerche termini specifici riferiti ai prodotti del settore (es: stampante badge, stampante termica, ecc)
c.utenti che non conoscono specificamente il settore ma cercano comunque quella tipologia di prodotto(S3): utilizzano nelle loro ricerche termini generici quali: card, biglietti da visita, etichette, ecc.
d.utenti che esprimono un esigenza compatibile con l’offerta dell’azienda(S4): utilizzano nelle loro ricerche termini quali riconoscimento, fidelizzazione, personalizzazione, ecc
2. Quantificazione target online: è stata fatta un’analisi su tutti i principali motori di ricerca italiani utilizzando circa 160 combinazioni di parole-chiave individuate come sopra. La ricerca ha permesso di determinare un primo bacino di utenza di potenziali 865.000 end user mensili che effettuano ricerche collegate ai prodotti ID UP System, suddivisi nei 4 segmenti precedentemente individuati Un’ analisi di rilevanza e di pertinenza delle keyword effettuata dal team di MM-One ha permesso di eliminare termini troppo generici o poco rilevanti nelle ricerche e di individuare una base di 90 keyword strategiche.Questa limitazione nei termini usati nelle ricerche ha consentito di individuare in maniera più puntuale il bacino di visitatori potenziali, quantificato in circa 250.000 utenti/mese.
3. Analisi del posizionamento: a questo punto, definito il mercato potenziale in termini di utenti, utilizzando le combinazioni di parole-chiave più rilevanti determinate con la precedente analisi della domanda, il team di analisti di MM-One ha calcolato il numero di posizionamenti che si ottengono in un mese (all’interno delle prime 20 posizioni per ciascun motore di ricerca).
Complessivamente sono risultati 9.336 i posizionamenti ottenuti dalle combinazioni di parole-chiave utilizzate; anche in questo caso è stato possibile suddividere questo risultato nei 4 segmenti di utenti. Si è poi verificato quanti di questi posizionamenti puntavano al sito dell’azienda, determinando quindi, per ogni segmento, il “Market Share of Positioning” (MSP) ovvero con buona approssimazione, la quota di mercato online potenziale occupata dall’azienda. I risultati di questa analisi hanno evidenziato una debole visibilità dei prodotti dell’azienda online, con un MSP complessivo dello 0,25% .

AZIONI REALIZZATE

Per quanto riguarda i primi due target group BtoB (area svago e benessere e aziende), la strategia di promozione online – progettata e realizzata in collaborazione con MM-One - si è articolata in una serie di campagne di sponsorizzazioni di newsletter tematiche e di azioni di DEM (Direct Email Marketing) indirizzate ad aziende. Per quanto riguarda invece il target “End User” , non essendo conosciuta a priori l’identità di questi potenziali utenti, è stata utilizzata una strategia di Search Engine Positioning articolata in due fasi complementari:
- Posizionamento del sito card-online sui principali motori di ricerca sulla base delle combinazioni di parole-chiave più rilevanti individuate in fase di analisi
- Campagna di keywords advertising su alcuni motori di ricerca: questo consente una elevatissima presenza nelle prime posizioni scegliendo anche singole parole-chiave; il tutto in tempi molto stretti (48 ore)

RISULTATI OTTENUTI

Affinché una strategia di search engine positioning dia risultati stabili è necessario che le azioni di posizionamento e di ottimizzazione del sito sui motori di ricerca sia continua nel tempo. Così è stato anche nel caso di card-online che a distanza di un anno di tempo dall’inizio dell’attività di web marketing curata da MM-One ha raggiunto un risultato di visibilità online che la pone come leader incontrastata nel suo mercato di riferimento. Infatti la sua Market Share of Positioning (MSP) è passata dallo 0,25% iniziale ad un attuale 25,2% .

CONCLUSIONI

Dalla discussione del caso di ID UP System emerge con tutta evidenza l’ importanza di una accurata analisi di mercato online al fine di progettare una campagna di webmarketing efficace e coerente con gli obiettivi dell’azienda, individuando e quantificando il target potenziale e definendo anche il posizionamento competitivo dell’azienda sulla base delle key-words strategiche per il mercato di riferimento. Questo consente inoltre di valutare con precisione i risultati delle campagne di promozione online realizzate, misurando l’incremento di visibilità dell’azienda dalla variazione del posizionamento competitivo sintetizzato da un indice, il MSP - ovvero il Market Share of Positioning.

Inserito da: redazione MG News

lunedì, novembre 14, 2005

Podcast: nuovo strumento di internet marketing?

Comunicati-Stampa.com ci riprova!
Dopo aver creato il primo blog italiano per i comunicati stampa, oggi annuncia il primo podcast italiano per gli spot radiofonici: http://spot-radiofonici.blogspot.com/.

Ma questo è un normalissimo blog!
A prima acchito infatti si tratta di un normalissimo blog fatto con Blogger.
Blogger non supporta il podcast!
Vero ed ecco svelato il semplice trucco: l'utente dovrà pubblicare un normale post immettendo il file musicale (mp3 o altri formati) all'interno di un normale link e grazie ad un servizio offerto da FeedBurner ecco il podcast di Spot Radiofonici!

Per navigare il podcast di Spot Radiofonici ed ascoltare i vostri preferiti spot potrete utilizzare i normali tool di podcasting come: iPodder (ora Juice), Doppler, iPodderX, FireANT, NIMIQ.

Tecnicismo: perché il tutto funzioni sul web dove risiede il file musicale bisognerà aver definito che la specifica estensione è un file audio (ad esempio .mp3 deve essere audio/mpeg).

Sono ammessi anche spot che ironizzano spot famosi: richiedi uno user per pubblicare gratuitamente i tuoi spot radiofonici!

giovedì, novembre 10, 2005

I contenuti sono fondamentali su Internet (anche per le aziende)

Un sito web, in effetti, può essere definito un grande contenitore d’informazioni di vario formato (immagine, testo, multimedia) governato da una logica detta ipertestuale, ossia quella dei link che permettono di muoversi da una pagina all’altra costruendo un proprio percorso.

In queste tre righe ci sono molti elementi che spiegano perché i contenuti sono fondamentali per rendere un sito competitivo ed efficace, anche per un’azienda, di qualunque tipo e settore.Il web è infatti un “grande contenitore d’informazioni”, dunque è impensabile che una pagina web non abbia dei contenuti validi, sarebbe come mettere in libreria un volume con tutte le pagine bianche.

Non basta però mettere dei testi generici o, peggio, presi da altri media (tipicamente le brochure cartacee): ho scritto infatti che il web segue una logica ipertestuale, dunque i testi non devono essere troppo lunghi, devono essere impaginati in un certo modo e devono sfruttare i link per collegare le pagine ed i vari contenuti. Insomma i contenuti devono essere fatti apposta per il web.

Ancora, la struttura del sito deve essere logica, semplice e chiara, lo scopo deve essere quello di favorire l’utente, non di metterlo in difficoltà, anche in questo dunque ci vuole una costruzione delle pagine e dell’insieme che rispetti le peculiarità del web.

Tutto questo che cosa vuol dire? Vuol dire semplicemente che i contenuti di un sito devono essere progettati con criterio e con l’aiuto, spesso necessario, di un professionista specializzato, il cosiddetto content manager (nome usato anche in altre sfumature in verità, ma non facciamo confusione…).

Non si tratta però solo di organizzazione delle informazioni per rendere facile da leggere il sito aziendale: i contenuti, infatti, hanno anche una funzione di fidelizzazione dell’utente e di promozione dell’impresa, insomma in una parola di marketing.

Due gli aspetti cruciali in tal senso, il primo è che la possibilità di trovare notizie sempre aggiornate, approfondimenti, link verso altre risorse utili legate all’argomento collegato all’attività dell’azienda (settore industriale, prodotto etc.) fa sì che l’utente venga spesso sulle nostre pagine a cercare informazioni. Questo genera da un lato una fidelizzazione e dall’altro una buona reputazione dell’azienda che in un secondo momento possono essere decisive nella decisione d’acquisto.

Il secondo punto è che i contenuti attinenti al nostro business contengono molte parole chiave importanti che i nostri possibili acquirenti andranno a digitare in un motore di ricerca per trovare un’azienda che faccia al caso suo per soddisfare il proprio bisogno.Ecco che il fatto di avere tanti contenuti comporta anche quello d’essere più facilmente indicizzati (ossia inclusi nell’elenco dei risultati per una determinata ricerca) e dunque di essere trovati più facilmente di un concorrente.Quest’ultimo punto è rafforzato anche dal fatto che se si hanno molti contenuti interessanti saranno anche più numerosi i siti che metteranno un link al nostro, favorendo di nuovo la nostra reperibilità nel grande mare delle rete.

Che cosa dire ancora, se non che tutto questo lavoro di studio e realizzazione descritto ha dei costi realmente irrisori in relazione ai benefici?

Gianluigi Zarantonello

martedì, novembre 08, 2005

Gregarius - Web RSS Aggregator

Stamattina voglio presentarvi una delle mie ultime scoperte...
Antefatto: come blogger (ed informatico), seguo costantemente moltissime "fonti" (blog sopratutto, ma non solo). Se dovessi farlo leggendo ogni singolo sito, non basterebbe una giornata dedicata solo ed esclusivamente a questo. Ma... dato che lavoro (ed il lavoro è più importante del resto), posso permettermi di ricevere informazioni aggiornate grazie ai feed RSS. Ho già scritto un articolo al riguardo, dove suggerivo diversi feed reader, sia stand alone (da installare sul proprio computer) che web based (servizi tipo BlogLines o Newsgator). Finora ho sempre utilizzato un aggregatore stand-alone (per i curiosi è FeedDemon, prodotto commerciale a pagamento), ma non ho disdegnato di provare anche vari servizi online (Google Reader è l'ultimo in ordine di tempo). Ma... tutti avevano qualcosa che "non andava" e mi lasciava perplesso. Sono capitato, alcuni giorni fa, su questa pagina di Wikipedia, e nello specifico in questa sezione; ho messo gli occhi quindi su Gregarius. Ma... essendo un aggregatore "ibrido", necessitava di un proprio server web Apache ed un database MySQL, che non avevo disponibili. Ma... appena ne ho avuto uno a disposizione... :)

Caratteristiche di Gregarius: Gregarius è un aggregatore di feed online che gira su un proprio server. E' un prodotto FREE rilasciato sotto licenza GPL. Supporta feed RDF, RSS ed ATOM, così come l'importazione e l'esportazione di file OPML. Dispone di un pannello di amministrazione che si può proteggere con una password, ed è AJAX-powered per quanto riguarda il tagging di feed e post.
E' possibile inoltre estenderne le funzioni tramite una serie di plugin, così come modificarne l'aspetto tramite dei temi.
Ultima (ma non meno importante) feature: è tradotto in italiano!

Installazione e configurazione: ho scaricato dal sito ufficiale l'ultima release stabile (successivamente aggiornata ad una nightly build per miei smanettamenti tecnici), ed ho iniziato a vedere come funzionava.
Le caratteristiche tecniche necessarie per far girare Gregarius sono:
- un web server Apache
- PHP 4.x o 5.x
- un database MySQL (o SQL Lite).
La configurazione è davvero semplicissima, si tratta solo di modificare un file che permetta la connessione al database /MySQL, nel mio caso).
Successivamente si dovrà caricare tutto sul proprio server, ed al primo accesso a Gregarius verranno create sul database tutte le tabelle necessarie al funzionamento. Tempo necessario per l'operazione: 1 minuto per la configurazione, ed un paio di minuti per l'upload dei file (dipende anche dalla banda a disposizione).

Vediamo ora qualche screenshot "reale" dell'installazione di Gregarius sul mio server:

Clicca sulle immagini per ingrandirle
Gregarius 01
L'home page di Gregarius, con la suddivisione in cartelle (ovviamente personalizzabile) e la visualizzazione dei feed non letti.
Gregarius 02
La visualizzazione dei singoli feed (nell'immagine... un blog a caso... il mio!)
Gregarius 03
Il pannello di controllo disponibile nell'area di amministrazione. E' tutto molto "semplice" e lineare, e per la maggior parte dei parametri è necessario scegliere fra un "true" o un "false" per determinare lo stato di una opzione. Comunque, l'installazione di default è praticamente perfetta, e di norma non è necessario modificare nessun parametro (a meno che non desideriate una personalizzazione spinta della vostra installazione).
Gregarius 04
La configurazione dei feed, dove è possibile inoltre spostarli e categorizzarli.
Gregarius 05
Ottime anche le funzioni di ricerca, possibile sia a livello globale (in tutti i feed) sia per singolo feed.
Gregarius 06
Il pannello di importazione/esportazione dei file OPML.
Considerazioni finali: Gregarius ha da subito soppiantato (per me) Google Reader. Una delle opzioni che ho trovato più utili (e che ho sempre cercato in un feed reader online) è la possibilità di personalizzare il tempo di aggiornamento dei feed; con Gregarius è possibile farlo. Inoltre apprezzo molto il tipo di interfaccia piana e minimale, con molto testo e pochi bottoni/grafica/animazioni. Questo perchè quello che mi serve è "sostanza" (ovvero avere a disposizione le informazioni) e non "apparenza" (una vesta grafica ridondante). Se avete a disposizione un webserver Linux, un database MySQL e state cercando un buon feed reader online... Gregarius è la scelta giusta!

venerdì, novembre 04, 2005

Internet-Phobia: A chi fà veramente paura Internet?

Fin da quando il "fenomeno internet" ha preso piede in Italia è sempre stato associato a pornografia, pedofilia, virus e affini e ultimamente anche al furto di dati sensibili, carte di credito e terrorismo. Non che non siano state lodate le sue eccellenti qualità multimediali e interattive, ineguagliabili per il momento da qualsiasi altro mass-media, ma forse si è un pò esagerato sui lati negativi della rete che non sono nient'altro che lo specchio della nostra società.

Tutto questo ha portato ad un'infondata paura del mezzo da parte di utenti inesperti, che pur possedendo un computer non vogliono il collegamento ad internet per paura di trovarsi un virus in casa, il conto corrente svuotato e il figlio rapito da un pedofilo.

Purtroppo di disinformazione al riguardo ne è stata fatta molta da giornali stampati e telegiornali e adesso far recuperare la fiducia a questi utenti spaventati non sarà cosa facile, anche il Governo è sceso in campo per fare chiarezza a riguardo vedi link: http://www.italia.gov.it/chihapauradellarete/

Ma è stata solo ignoranza? Non conoscenza del mezzo? Oppure si è cercato di screditarlo in ogni modo, creando il panico fra gli utenti, perchè capite le grosse potenzialità che Internet offriva hanno fatto paura a qualcuno?

Allora la domanda viene spontanea, a chi fà veramente paura internet? Al povero utente? Oppure a qualcuno che ha paura di perdere profitti e potere?

Andiamo allora ad analizzare chi potrebbe perderci qualcosa dalla rete:

  • I giornalisti vedono il loro ruolo messo in discussione non solo da tutti gli utenti web che a loro volta diventano "divulgatori di notizie", tramite i loro siti, forum, blog e quindi concorrenti; ma anche dal fatto che ad una loro affermazione, incontrovertibile se viene emessa tramite giornali e/o telegiornali, diventa oggetto di discussione, di confronto, di verifica, di giudizio e può essere screditata da chiunque.
  • Le case discografiche, gli editori, la Siae sono continuamente messi in difficoltà dalla condivisione di dati che viene fatta on-line, tramite sistemi "peer to peer" di canzoni, dischi, films, e libri. Insomma chi non ha mai scaricato un MP3?
  • Nel commercio, tutti i negozi che offrono prodotti e/o servizi che non hanno bisogno di essere "provati" quindi con esclusione dell'abbigliamento e dell'alimentare, che senso ha tenere un negozio, pagare affitti, luce, commessi... quando si può vendere su Internet offrendo servizi a valore aggiunto e senza far alzare dalla sedia il compratore?
  • Inoltre i grandi produttori, non avrebbero neanche il bisogno di crearsi reti di vendita, con conseguente beneficio per i consumatori che non vedrebbero i loro prezzi lievitare.
  • La televisione, non interattiva (almeno fino al Digitale Terrestre), perde ascolti a favore di Internet. Meno ascolti = più basso il prezzo della pubblicità.

Insomma di "nemici" Internet se ne è fatti abbastanza, abbastanza da mettere paura!

Autore: Alfredo Zingariello
Fonte : http://www.simply4you.it/blog/

mercoledì, novembre 02, 2005

Guide telefoniche, chat e skype

Tutti sanno come evidenziare la propria attività su guide telefoniche e pagine gialle: basta pagare!
Ma nel caso di chat e skype (o servizi analoghi) dove questa possibilità è gratuita tale possibilità sembra ignorata da molti!

Ma c'è sempre qualcuno che si distingue e non solo riesce ad utilizzare quanto fornito per mettersi in evidenza ma addirittura per fare una minivetrina monoprodotto!
Questa è un'iniziativa di internet marketing tra le più originali che abbia mai visto: configurare l'id di Skype per cercare di vendere una macchina d'epoca!

Photograph of 1968 DB5 for sale via Skype ID

Fabrizio Pivari