mercoledì, ottobre 26, 2005

I nuovi media e la sfida dei contenuti: i prosumer

Nelle nuove tecnologie il successo rispetto al consumo viene determinato sempre più spesso dai contenuti offerti. Per il consumatore finale infatti è inutile avere bande larghissime, schermi ad altissima definizione e decine di formati multimediali se poi non può disporre di nessun contenuto adeguato tale da giustificare il costo del passaggio al nuovo standard. Sembra una cosa banale ma spesso viene dimenticata clamorosamente. Un esempio? Il WAP.

Dunque come già ho scritto in passato (cfr.ad esempio I-mode, digitale terrestre, nuove tecnologie: la sfida dei contenuti ) il mercato dei contenuti si configura come una delle sfide più significative per gli operatori della telefonia mobile, del digitale terrestre e degli altri nuovi media, senza escludere il Web.
In più l'interattività e la possibilità concreta per gli utenti di creare e condividere materiali è un'altra delle caratteristiche che si sono rivelate vincenti per la Rete prima e per i nuovi media poi. Gli sviluppi della tecnica hanno reso sempre più accessibile la pubblicazione e la gestione di contenuti anche da parte di utenti non esperti di tecnica, come testimonia ad esempio il fenomeno dei blog.
Perché allora non combinare le due situazioni e far sì che siano gli stessi consumatori a produrre, almeno in parte, i contenuti che verranno offerti dal gestore della tecnologia? Questi personaggi sono stati già identificati dagli esperti con un nome, “prosumer”, che ne riassume la natura ibrida, un po' consumatori e un po' produttori.
C'è già chi ha intuito il business e si appresta a sfruttarlo. Ad esempio i molti concorsi che oggi vengono dedicati ai micrometraggi altro non fanno che ricercare talenti, e contenuti, che potranno fornire video per i nuovi telefoni Umts e/o I-Mode. Ancora più esplicito è poi il progetto di H3G che ha studiato InVideo, una piattaforma che darà agli utenti dell'operatore la possibilità di caricare su un di un apposito sito dei mini video (1- 3 minuti) realizzati con i cellulari Umts. Questi video avranno un prezzo per il download e sarà riconosciuta una percentuale agli autori, stimabile in alcuni centesimi per volta, il che può voler dire ben più di 1000 euro al mese se tale contenuto fosse scaricato da un migliaio di persone al giorno (cifra non certo impossibile sul web). Quasi uno stipendio insomma per i migliori, creato solo grazie alle proprie capacità.
Quelle citate sono due applicazioni già realizzate ma i nuovi strumenti di comunicazione ed il buon “vecchio” (!) web permettono possibilità infinite a tutti coloro che vogliono trasformarsi in editori di se stessi. Un modo interessante per creare nuovi contenuti di cui si sentirà di certo ancora parlare.

Gianluigi Zarantonello

lunedì, ottobre 24, 2005

Il Search Engine Marketing

"L'utente si preoccupa di capire come funziona il motore di ricerca, il motore di ricerca si preoccupa di non fargli perdere tempo imponendogli pubblicità o contenuti non appropriati (in un processo di miglioramento continuo)".

Quando decisi di occuparmi di marketing nei motori di ricerca (search engine marketing), feci una scelta precisa sullo strumento nelle sue forme di utilizzo principali: free (posizionamenti organici nei motori di ricerca) e a pagamento (pay per click). Il canale principale era il motore di ricerca, per l'appunto. Il successo degli strumenti di visibilità a pagamento ha permesso alle società come Google di applicarlo anche in altri contesti (ad esempio con il programma AdSense, o con le campagne targeting sui siti), con un cammino graduale di copertura di spazi gestiti con la logica di "Advertising utile e targetizzato".

La crescita dell'Adv a pagamento (keyword advertising) ha cambiato un po' il modo di lavorare delle search engine marketing agency, che sempre più oggi devono integrare competenze delle tradizionali web advertising agency (copertura spazi, gestione budget, creatività per le campagne, etc..).

Si cominciare a (ri)parlare spesso inconsciamente ma più correttamente di web marketing operativo, web advertising, web promotion. E si comincia giustamente a identificare Google come una advertising agency (visto che permetterà di gestire in completa autonomia dai motori campagne banner, email marketing, Adv contestualizzato). Tanto è che parlare di search engine marketing limitandosi al significato alle parole racchiuse in questa definizione sta diventando riduttivo e fuorviante. In tale processo infatti, il search engine marketing ne esce un po' cambiato nei suoi contenuti e nella sua filosofia. Si potrebbe infatti arrivare a progettare campagne di search advertsing escludendo il "Search".

Ma soprattutto, quella che per molti doveva essere una disciplina da ricondurre nelle forme di marketing non intrusive, gradite agli utenti, e per questo molto utili, rischia di riposizionarsi sui binari del marketing tradizionale.

Naturalmente questo è un "rischio" solo concettuale, perchè praticamente i marketer, le agenzie di Adv, le aziende hanno quello che vogliono: poter colpire potenziali clienti con più messaggi possibili al minor costo possibile (in termini di Roi).

Quel che corre il rischio di essere "smussato" è il concetto di fondo, a me molto caro, del marketing utile e permesso proprio del search engine marketing così com'era concepito.

Andrea Cappello - Studio Cappello "I professionisti dei motori di ricerca"

venerdì, ottobre 21, 2005

I blog e le community, sempre più strumenti di marketing

Sulla Rete oggi molti navigatori fanno riferimento a siti su cui possono interagire con persone che abbiano degli interessi comuni, personali o professionali: le Community. Altri poi decidono di voler avere un ruolo ancora più attivo e aprono un proprio blog, un sito su cui possono raccontare le loro esperienze o parlare di argomenti di loro interesse, ricevendo anche feedback dai navigatori.

Entrambi i sistemi sono organizzati per la maggior parte in modo da non richiedere particolari conoscenze informatiche per la gestione (vedi una breve guida) e dunque il numero degli utenti che ne può usufruire è sempre più grande.

Diversi sono i software ed i gestori che permettono di aprire un blog, il software più usato è TypePad di Six Apart (al secolo Ben and Mena Trott che l'hanno creato nel 2001) mentre tra i più noti gestori in Italia di sicuro ci sono Splinder e Blogger Un fenomeno quello dei blog che con la fusione tra Six Apart e Danga Livejournal (che lanciò nel 1999 la sua piattaforma opensource) si appresta a diventare un grande business visto che le 2 società insieme contano sei milioni e mezzo di utenti..

Questi strumenti possono essere utili all'uomo di marketing? Sicuramente sì.
Questi siti infatti sono una miniera di informazioni sui trend del settore e sulle esigenze dei relativi consumatori, che si scambiano impressioni ed esperienze sulle aziende e sui prodotti.
Inoltre gli utenti di Internet tendenzialmente sono pigri e non sono molto propensi ad impegnarsi durante la navigazione, dunque quelli che frequentano attivamente le community ed aprono i blog rappresentano gli esponenti più vivaci e, spesso, avanzati, del relativo segmento d'interesse, soggetti altrimenti difficili da individuare all'interno dell'intero insieme dei consumatori.
Ancora, questi strumenti permettono di interagire con altre persone in modo informale, raggiungendo grandi numeri di interlocutori con uno sforzo ridotto. Quest'interazione può essere raggiunta tramite la partecipazione ai siti di persone dell'azienda o anche con lo strumento dei corporate blog, spazi dove le imprese si raccontano, informano e raccolgono i feedback degli utenti. Esempi sono la Triumph che riesce addirittura a vendere moto on-line proprio attraverso l'e-commerce promosso dalle comunità d'appassionati del settore, o parentsplace, rivolto ai genitori. Vi sono poi siti come Gardenweb, dedicato al giardinaggio, sul quale alcune aziende di nicchia che vendono piante e sementi rari hanno trovato un loro canale di vendita privilegiato a fronte dell'impossibilità, per motivi di costi e di scarsa dimensione del mercato, di creare una rete distributiva tradizionale estesa sul territorio.

Altre imprese invece si riferiscono alle comunità come a fonti informative: all'interno dei dialoghi che si sviluppano in queste forme associative infatti spesso emergono esigenze, bisogni, spunti e critiche che permettono di cogliere le tendenze emergenti a proposito del settore di riferimento, tendenze che le aziende possono poi utilizzare per lo sviluppo dei nuovi prodotti. Un esempio è AlFemminile.com.

Il caso più evoluto in tal senso è quello del mercato dei software o dei videogiochi, in cui i membri di comunità d'appassionati ricevono dalle aziende versioni beta dei prodotti che poi sono restituite testate e, spesso, implementate. Tutto a costo praticamente zero. Per alcuni esempi si veda questo elenco.

Gli spazi dunque sono notevoli ma occorre molta attenzione. Ecco allora alcuni consigli: primo, bisogna usare i linguaggi giusti, che di fatto variano a seconda del tipo di comunità, occorre quindi una buona sensibilità linguistica e la conoscenza dei codici semantici della Rete per poter trovare davvero un valido riscontro negli utenti. Secondo, onestà: o si partecipa alle Community da esterni, facendo iscrivere una persona dell'azienda che ne monitora i contenuti e ogni tanto lancia qualche tema o l'azienda deve mettere in chiaro quali sono gli spazi che occupa nel sito. Cercare di influenzare in modo forte la Community o il Blog senza "dichiararsi" può essere davvero controproducente, perché gli utenti possono scoprire l'inganno e le notizie sulla Rete viaggiano molto velocemente, per cui l'immagine di un'azienda, anche grande, può ricevere colpi durissimi. Terzo: si può fare pubblicità sulle Community e sui blog senza problemi (a patto di non essere troppo invasivi), tuttavia i migliori strumenti restano concorsi, sondaggi e quiz, più partecipativi per l'utente e più ricchi d'informazioni per l'impresa.

Gianluigi Zarantonello

lunedì, ottobre 17, 2005

Internet e i media tradizionali bramano e vivono di novità

Tratto dal minibook gratuito I Comunicati Stampa La via più breve e duratura per far conoscere la propria azienda di Fabrizio Pivari fabrizio@pivari.com.

I telegiornali sono sequenze di scoop, i giornali della sera sono solo titoli e quelli da metrò poco di più.
I media bramano scoop, servizi esclusivi, articoli che attirino l'attenzione e sono disposti, a volte, anche a pubblicare articoli veritieri e/o parziali (solo gli aspetti significativi di un evento).
Eppure, tale approccio conferisce ai media tradizionali un grosso successo (sembra che sia proprio quello che la gente vuole) e la tendenza è ad esasperare sempre più questo aspetto.
Internet è un supermedia e, come tale, utilizza le stesse dinamiche.
Inoltre, essendo internet per lo più fondata su siti di grosse aziende informatiche, è ovvio che dia anche grande risalto a news di grandi aziende informatiche (e non). In internet, c'è molto spazio per la pubblicazione di scoop e news aziendali che, dai media tradizionali, vengono spesso relegate in secondo piano.
Ad esempio, l'uscita di IE 7.0 sarà sicuramente pubblicata in ogni portale internet, mentre nei media tradizionali sarà confinata in quelli attinenti al mondo informatico e poco più.

Un esempio della possibilità offerta da internet?
Le Press Release (Comunicati Stampa) in Internet riescono a passare (soprattutto se in lingua inglese) in Google News, Yahoo News, MSN News, Excite News, ...
Ovvero una news aziendale è spesso equiparata ad una news tradizionale e passa negli stessi portali (anche se in sezioni differenti).
Bisogna tenere però presente che è sempre più difficile dare ad una news aziendale il giusto risalto e sono necessari investimenti (anche se al momento irrisori rispetto a quelli richiesti dai media tradizionali).
Anche per internet è finita l'epoca del tutto gratis.

venerdì, ottobre 14, 2005

Open Source, quando il software diventa su misura

Il mondo delle applicazioni software, incluse quelle dedicate al business, ha visto negli ultimi anni una timida ma costante avanzata delle tecnologie di tipo open source. Semplificando i software open source sono programmi che vengono distribuiti con vari tipi di licenza che hanno in comune una caratteristica fondamentale: i codici sorgenti con cui sono scritti sono visibili e modificabili.

Dunque rispetto ai normali programmi commerciali l'acquirente, se ne ha la capacità, può modificare il programma originario e adattarlo alle proprie esigenze.
Naturalmente per queste modifiche sono necessarie delle competenze specifiche non facilmente disponibili in azienda, per questo alcune società informatiche si stanno oggi dedicando alla fornitura e alla configurazione di prodotti open source personalizzati su misura per le singole imprese.

In sostanza l'azienda cliente non paga l'acquisto del software (gratuito nella sua versione base) ma invece corrisponde denaro alla società specializzata la consulenza, l'installazione e, soprattutto, le eventuali modifiche volte a creare la personalizzazione del prodotto.

Poter personalizzare il software non è certo un fatto da poco: come tutti i prodotti pensati in modo tradizionale anche i programmi commerciali sono progettati per le esigenze di uno specifico segmento di mercato che corrisponde, grossomodo, alle esigenze del cliente.
“Corrisponde grossomodo”: questo punto è importante perché nessuna azienda è realmente uguale ad un'altra e dunque disporre di un prodotto standard comporta quello che per i privati viene definito il “sacrificio del consumatore”. L'impresa si deve adattare alo standard, con dei compromessi e dei limiti alla propria attività.

Le più recenti teorie di marketing invece parlano di miniaturizzazione dei segmenti e di servizio one-to-one per il cliente, individuato come persona singola con le proprie caratteristiche e necessità.
Ecco che il software open source rientra perfettamente in questo tipo di casistica, con una modalità di fare business davvero all'avanguardia. L'impresa cliente infatti non paga più per il prodotto standard (che può avere gratuitamente) ma rivolge i suoi costi al servizio ed alla customizzazione, con esborsi economici che in termini quantitativi possono essere simili ad un prodotto standard (o anche superiori) ma con vantaggi difficilmente paragonabili.

In più la competizione per gli operatori diventa più forte in quanto tutti partono da una base comune (i software distribuiti con libera licenza) ma poi devono distinguersi per la capacità di consigliare il cliente e per la competenza nello sviluppo e nel perfezionamento dei programmi.
Una bella differenza rispetto ai tipici software commerciali, dove in molti segmenti il monopolio e l'oligopolio sono la norma.

Insomma con i software open source il programma evolve da prodotto a servizio e da merce standardizzata a bene assolutamente personalizzabile e customizzabile.
Più moderno e marketing oriented di così…

Gianluigi Zarantonello

LINKS UTILI
Sull'Open Source in genere http://www.opensource.org/
Articoli sull'Open Source per aziende
http://www.eprometeus.it/?Magazine http://www.connecting-managers.com/index.jsp?code=117 http://www.webmasterpoint.org/ http://www.businessonline.it/
Esempi di azienda che sviluppano software su misura http://www.eprometeus.it/

mercoledì, ottobre 12, 2005

Rinnovarsi: questo è il segreto per esplodere nel Web

Yahoo.com
msn.com
google.com
passport.net
ebay.com
microsoft.com
amazon.com
fastclick.com
google.co.uk
aol.com

Questa è la classifica dei siti in lingua inglese più visitati - (dati aggiornati a maggio 2005) Ma cos’hanno in comune l’80% dei siti presenti nell’elenco ?
Presentano quotidianamente ad un numero sempre più elevato di utenti dei contenuti originali, rinnovati ed esclusivi… Naturalmente il livello di questi attori del Web è sicuramente di primo piano, ma la regola si può applicare in scala più ridotta anche agli altri siti presenti sul Net.
Questo sembra essere infatti il vero « segreto » per ottenere visibilità, fama e successo. La regola sostiene che il webmaster ogni giorno (o almeno con frequenza bisettimanale) deve essere in grado di rinnovare, aggiornare e implementare una percentuale del proprio sito. L’azione di rinnovamento deve coinvolgere in preferenza l’home page, che possiede già naturalmente il page rank più alto, e poi proseguire con l'inserimento di un certo numero di pagine nuove, cui si potrà accedere tramite link dalla stessa home page. I contenuti devono essere preferibilmente ex novo perché gli spider riconoscono e sottovalutano i contenuti già presenti sul Web. A livello generale, infatti, Internet e i suoi meccanismi interni ricercano e premiano sempre la novità e l’originalità.
Grazie al blog un webmaster può aggiungere agevolmente nuovo contenuto alle proprie pagine web, incentivando le visite degli utenti. Infatti, gli spider che individuano la presenza di un blog in costante aggiornamento, ritornano a visitarlo e dunque ad indicizzarlo con maggiore frequenza, a volte anche ogni giorno. Normalmente può trascorre almeno un trimestre prima che uno spider venga ad indicizzare un sito dopo la sua registrazione in un motore di ricerca. Al contrario, se il webmaster lo inserisce in un blog famoso, il sito può essere indicizzato anche in una sola settimana.
Se uno spider sa che un sito si rinnova con un ciclo continuo, verrà a visitarlo anche quotidianamente. Altrimenti, non perderà tempo e passerà solo saltuariamente. In più, sembra che alcuni motori di ricerca diano maggior rilievo ai risultati ottenuti dai blog, forse perché vengono aggiornati dagli utenti Internet con interventi e valutazioni personali invece che da messaggi pubblicitari e contenuti a pagamento, considerati di valore inferiore rispetto a quanto in un altro articolo avevo chiamato proprio “serbatoio di idee, modulabili e multi-tematiche” ossia il blog.
Elisabetta Bertinotti

venerdì, ottobre 07, 2005

E-Mail Marketing: Potere secolare e spirituale via Internet

Vecchio e consolidato strumento ADV, l'e-mail sta attraversando una seconda giovinezza grazie all'interesse da parte di Aziende, Enti e Associazioni riguardo agli utilizzi oggi permessi dal Codice di Diritto (informatico) e dall'upgrade della Legge sulla Privacy.

L'e-mail è riconosciuta come documento informatico - una rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti - ed in quanto tale rappresenta una nuova forma scritta nella Società dell'Informazione, come esaurientemente esposto nella parte conclusiva dell'articolo Il valore del documento elettronico in un'aula di Tribunale scritto da Andrea Lisi per Consulente Legale Informatico:

estratto da: Il valore del documento elettronico in un'aula di Tribunale
Insomma anche a voler interpretare restrittivamente quanto previsto dal TUDA in materia di firme elettroniche leggere, l’e-mail, nel momento in cui contenga una manifestazione di volontà e sia in qualche modo attribuibile la sua paternità ad un soggetto, allo stesso modo del telegramma, del telex, telefax, non può non essere considerata “forma scritta” nell’ordinamento italiano, comunitario, internazionale!Considerare una e-mail quale documento informatico provvisto di firma elettronica leggera comporta certamente una serie di interessanti conseguenze giuridiche.

Così infatti l’e-mail soddisferebbe: 1) il requisito legale della forma scritta (naturalmente sul piano probatorio sarà liberamente valutabile dal giudice, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità e sicurezza), 2) l’obbligo previsto dagli articoli 2214 e seguenti del codice civile e da ogni altra analoga disposizione legislativa o regolamentare (tenuta di libri obbligatori e altre scritture contabili). Non solo, all’e-mail in tal modo si applicherebbe anche la disposizione di cui al comma 4 dell’art. 10 del D.P.R. n. 445/2000 (c.d. T.U.D.A.) secondo cui “al documento informatico, sottoscritto con firma elettronica, in ogni caso non può essere negata rilevanza giuridica né ammissibilità come mezzo di prova unicamente a causa del fatto che è sottoscritto in forma elettronica ovvero in quanto la firma non è basata su di un certificato qualificato oppure non è basata su di un certificato qualificato rilasciato da un certificatore accreditato o, infine, perché la firma non è stata apposta avvalendosi di un dispositivo per la creazione di una firma sicura”. D’altronde occorre riferire, per concludere, che lo stesso T.U.D.A. al comma 6 dell'art. 43 ha operato un'importante parificazione tra mezzi informatici/telematici e telefax affermando che "i documenti trasmessi da chiunque ad una pubblica amministrazione tramite fax, o con altro mezzo telematico o informatico idoneo ad accertarne la fonte di provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale”.

Nuovi Scenari in evoluzione

E' possibile inviare una Fattura via e-mail senza farla seguire dall'originale via posta ordinaria? Ed inviare via e-mail la busta paga ad un dipendente? La risposta è univoca: si.

La sperimentazione del progetto relativo all'invio della busta paga via e-mail era in corso dallo scorso Giugno, come ben sanno i lettori della Newsletter di ADV Magazine (rif. ADV Magazine Newsletter n.11 - Sabato 02 Luglio 2005). Oggi, la sperimentazione in oggetto sta diventando una realtà consolidata per i Medici in forza al servizio sanitario della Regione Lazio, che già dal mese di Agosto ricevono la propria busta paga in caselle di Posta Elettronica certificata (Pec), affiancata dall'invio via posta tradizionale (fino alla fine del 2005). Il tutto è gestito dalla Laziomatica, la società ICT creata nel 2001 in forza alla Regione Lazio.

Posta elettronica equiparata alla Posta tradizionale: l'essenza della rivoluzione telematica. Quest'ulteriore tutela del messaggio di Posta elettronica, in cui gioca un ruolo fondamentale la Pec, apre nuovi ed interessanti scenari tesi a semplificare e migliorare la vita del cittadino come anche le performance delle Aziende che operano on-line. E non solo: Pec, adeguamento della Legge sulla Privacy, permettono a Realtà Secolari e Non d'interfacciarsi in modo nuovo ed incisivo con il tessuto sociale, sfruttando le moderne possibilità di comunicazione adeguandole alle proprie esigenze e regolamenti.

Clausura: e-mail marketing nel rispetto delle Regole

Il monastero di Sant'Anna a Carpineto Romano (70 km. da Roma) sorge nel Rione San Giovanni (il centro storico). Il 22 Aprile del 1979, la vecchia canonica, ristrutturata a monastero, tornò a movimentare la situazione locale, coinvolgendo il tessuto sociale locale ed offrendo nuove prospettive ad un borgo il cui destino, altrimenti, lo avrebbe condotto al lento declino dovuto allo spopolamento ed al progressivo invecchiamento della popolazione.

Le Carmelitane, a cui si deve la rinascita della vecchia canonica del rione, conducono una vita monastica nel pieno rispetto delle Regole spirituali e di condotta del proprio Ordine e purtuttavia mantengono una stretta connessione con il tessuto sociale del Tempo in cui vivono.

Il sito http://www.monasterocarpineto.it/ è un esempio della flessibilità di Internet quale strumento di comunicazione; strumento che menti capaci possono utilizzare nel pieno rispetto di Regole altamente selettive come possono essere quelle della clausura.

Il Monastero s'interfaccia al mondo tramite la Rete, comunicando con le persone tramite le e-mail. Se un tempo le persone si muovevano fisicamente per raggiungere la portineria del Monastero in cerca di conforto, consigli o d'informazioni per intraprendere la vita monastica, oggi è il Monastero che si "apre virtualmente" alla gente rendendosi disponibile a qualsiasi distanza e comunicando in tempo quasi reale. Il Monastero diventa luogo d'incontro spirituale dinamico e coinvolgente, offrendo possibilità comunicative quali a titolo esemplificativo: contatti via e-mail, servizio d'intermediazione Annunci/Offerte di lavoro, blog, pubblicazione di Eventi.

Via e-mail le suore interagiscono rispettando il Voto di Clausura: consigli, informazioni, suggerimenti, conforti, preghiere... Il sito web diventa l'estensione virtuale del Monastero, e l'e-mail è lo strumento di comunicazione e di marketing per eccellenza. Marketing perché il Monstero ha contribuito (e contribuisce) alla vita sociale/economica di Carpineto Romano, proponendo vacanze di meditazione, prodotti artigianali locali, né più né meno di quanto facevano i Monasteri in passato: nessuna corsa al consumismo o al business, per intenderci, ma semplicemente un saggio utilizzo del mezzo informatico... le "azioni virtuali" sostituiscono le "azioni reali".

Chiesa, Internet e Nuovi Media: comunicare nel XXI secolo

L'Ufficio Marketing del Vaticano è chiamato a coordinare e sviluppare il brand (con licenza del termine) vaticano, sia attraverso uffizi informativi e di pubbliche relazioni (tramite il Sito Ufficiale), che tramite azioni di marketing diretto create attorno alla figura più rappresentativa, il Pontefice:

  • per curarne l'immagine: foto, spille, t-shirt, gadget in generale, libri, biografie, documenti, guide etc.
  • per veicolare news ed eventi legati a situazioni, spostamenti, celebrazioni, comunicati, iniziative.

Grazie a Papa Giovanni Paolo II, il Vaticano ha da tempo puntato dichiaratamente allo sfruttamento degli attuali sistemi di comunicazione (oggi globale) per veicolare il messaggio della Chiesa. E se dovessi riportare un esempio di azione ICT sceglierei quella che seguì la morte del Giovanni Paolo II: mentre i giornalisti venivano informati via SMS dell'arrivo di un Comunicato Stampa, le Reti Televisive ricevevano una e-mail che informava della morte del Pontefice.

"Il sito internet del Vaticano è diventato, in assoluto, il primo mezzo di trasmissione delle informazioni della Sala Stampa sull'attività del Papa e della Santa Sede", riporta La Stampa nell'articolo del 3 Febbraio 2004: In cerca di Dio? Lo si trova anche in Rete. Ma cosa offre il sito ai milioni di visitatori unici mensili che lo navigano?

I Musei Vaticani, la Biblioteca Apostolica Vaticana e l'Archivio Segreto Vaticano rappresentano i tre poli di attrazione del sito web. Tre sotto-siti perfettamente integrati nella struttura portante del sito madre, tramite cui il fedele come anche l'osservatore occasionale, può iniziare a conoscere e ad approfondire la Storia e la Cultura dello Stato Vaticano attraverso testimonianze dirette fatte d'immagini, note, documenti ed informazioni più o meno generiche.

Naturalmente il Sito Ufficiale del Vaticano si estende ben oltre i tre poli sopra descritti.

E' sufficiente visualizzare la mappa del sito, per farsi un'idea della vastità del materiale presente.

In home page è infine, ma non da ultimo, presente il link d'accesso alla Cappella Redemptoris Mater "di Sua Santità Giovanni Paolo II, a lui particolarmente cara poiché ogni anno ospita i Suoi ritiri spirituali, nonché le prediche del tempo di Avvento e di Quaresima".

Tornando al discorso marketing diretto accennato in apertura, il Sito Ufficiale si spinge fin dove è lecito senza scadere in esplicito merchandise, che nulla avrebbe a che spartire con gli scopi e le finalità dell'attività della Santa Sede. Un esempio è rappresentato dalla sezione dedicata alla Libreria Editrice Vaticana, attraverso la quale è possibile visualizzare il Catalogo in formato PDF, sebbene l'ordine non possa essere effettuato on-line ma solo tramite posta ordinaria o via fax.

Vaticano S.p.A.

Una definizione spregiativa che sembra fare trend e che ho incontrato diverse volte durante le mie ricerche sul web. Basta vedere i risultati della ricerca "Vaticano S.p.A." su Google - http://www.google.it/search?hl=it&q=%22vaticano+S.p.A.%22&btnG=Cerca&meta= - per farsi un'idea di quanto possa essere comune l'associazione di "Vaticano" a "Società per Azioni" e l'accusa che tale definizione sottintende: "il Vaticano ha come unico scopo quello di fare business".

Mantenendo le proporzioni sarebbe come voler definire "negozio in franchising" una parrocchia di quartiere che chiede la questua sia per poter garantire i "servizi spirituali" richiesti, che per tentare di coinvolgere un maggior numero di fedeli... o fare nuovi proseliti.

Copyright © 2005 PR & Marketing Network, un articolo di Alessandro Mirri.

martedì, ottobre 04, 2005

WordPress.com Golden Ticket

Penso di essere tra i pochi in Italia ad aver ricevuto un Golden Ticket per poter provare il nuovo servizio di WordPress.com
Incuriosito ho subito costruito il mio primo blog Pivari's Blog e provato il servizio.

Dovreste aver capito che sono un fan di Blogger, ma la curiosità era tanta.
Alcune caratteristiche molto interessanti:

  • La possibilità di assegnare una o più categorie per ogni messaggio. Caratteristica indispensabile con i nuovi motori di ricerca per blog che usano le categorie e per creare feed di categorie.
    Limite: formare i pubblicatori per un corretto utilizzo.
  • Post slug: la possibilità di definire autonomamente il nome del file del post nel formato chiave-...-chiave.html
    Blogger ha scelto la conversione automatica delle chiavi nel titolo (i primi xx caratteri) nel nome file.
    Limite: formare i pubblicatori per un corretto utilizzo.
  • Graficamente molto pulito e leggibile, simpatica l'animazione sfumatura di colore per segnalare la trasformazione di una modifica in cambiamento effettuato.
  • Supporto dei Trackbacks

Queste le prime impressioni, datemi alcuni giorni per provarlo in profondità!

Fabrizio Pivari

lunedì, ottobre 03, 2005

10 segreti del ‘marketing virale’ e come sfruttare il suo ricco potenziale

Ecco i 10 segreti del marketing virale, 10 azioni che hanno il pregio di incrementare efficacemente il traffico sul vostro sito.
1- Autorizzate i webmasters ad estrarre e divulgare i vostri contenuti web
I webmaster di altri siti devono essere in grado di riprendere i contenuti del vostro sito Internet (articoli, notizie, riflessioni, ecc.) e inserirli sul proprio sito. Tuttavia, chiedete sempre di inserire il vostro nominativo ed un link verso il vostro sito Internet. Oppure, chiedete di inserire sul loro sito un logo o un banner che pubblicizzi il vostro sito/portale/blog/forum ecc.
2- Acconsentite di diffondere delle differenti versioni grafiche del vostro forum Date la possibilità ad altri webmaster di utilizzare il vostro forum declinandolo con altre impostazioni grafiche.
3- Offrite un indirizzo email Offrire un indirizzo email vi consente di: 1. Di fidelizzare i visitatori e i clienti, 2. Di attirarne di nuovi tramite il marketing virale.
4- Offrite un blog o un sito web Offrite ai visitatori e ai clienti la possibilità di creare il proprio blog o sito web gratuitamente. E’ una strategia implementata, ad esempio da www.libero.fr o www.voila.fr con i suoi siti personali.
5- Create un annuario Create un annuario di siti web sul vostro sito e chiedete un link di ritorno ai webmaster che indicizzate.
6- Mettete degli strumenti di raccomandazione e divulgazione Inserite in posizioni strategiche del vostro sito un formulario in modo che i visitatori possano raccomandare il vostro sito ad altri eventuali visitatori e clienti.
7- Referenziate i vostri feed RSS Inscrivete le cordonate dei vostri feed RSS (dedicati alla diffusione del vostro contenuto web) affinché gli annuari diffondano il vostro contenuto in cambio di uno scambio di link verso il vostro sito Web.
8- Create un e-book gratuito Create un e-book e diffondetelo gratuitamente sul Net. La sua qualità deve essere sufficientemente buona affinché sia generato un effetto a catena e sul Web si parli di voi. Inoltre, autorizzate i webmaster a diffondere il vostro e-book gratuitamente in cambio della garanzia che non ne modifichino il contenuto.
9- Aiutate gli utenti e i visitatori nei forum Partecipate ai forum di discussione e supportate i membri rispondendo ai loro interrogativi, fate loro conoscere i vostri segreti e le vostre esperienze.
10- Create un concorso Create un concorso originale e fatene successivamente la promozione.
Elisabetta Bertinotti
Lipsie sarl