mercoledì, marzo 30, 2005

Web services e nuovi modelli di business

All’evento della O’Reilly sulle tecnologie emergenti, che si è tenuto i giorni scorsi, si è fatto notare l’intervento dei creatori di Flickr, il servizio di condivisione delle immagini più utilizzato sulla rete.

Uno dei punti di forza di Flickr è la possibilità di interfacciamento attraverso delle API, approccio che, mutuato da Google, ebay, Amazon , sembra diventare di fatto un nuovo modello di sviluppo dei servizi Internet. Basta fare una ricerca su Google con le keyword "Google API" per trovare centinaia di applicazioni che sfruttano le interfacce per presentare e organizzare i risultati delle ricerche nei modi più disparati. Non più, quindi, solo un erogatore di contenuti, ma anche una piattaforma dove innestare nuovi servizi.

Uno dei vantaggi di questa apertura è la possibilità di non limitare lo sviluppo alla sola creatività degli sviluppatori del servizio per aggiungere nuove features, ma di consentire anche agli esterni di creare strumenti. Queste nuove applicazioni che nell’intento iniziale vanno a soddisfare delle necessità personali, una volta distribuite e propagandate su Internet diventano un corredo vero e proprio del servizio.

Il successo di questo modello, che non nasce come tale, ma lo diventa una volta che ne viene fatto uso da parte di big players, sta diventando un nuovo paradigma di marketing: l’apertura del proprio servizio conferisce una nuova ricchezza, conducendo nuovi utilizzatori, aumentandone la visibilità e l’immagine. Si tratta di aumentare il valore al rapporto con i propri utenti/clienti: un prodotto non deve esistere così com'è stato lanciato poiché, una volta operata una scelta, l'utilizzatore lo esamina applicando il suo senso critico. Se si tratta di un monolite, sarà facilmente attaccabile da concorrenti che proporranno delle alternative, se si rinnova in continuazione potrà creare un senso di instabilità nell'utente. La nuova strategia, invece, permette di utilizzare un prodotto così com'è, già efficiente peraltro, e innestargli nuove funzionalità a piacimento, appagando quindi sia il cliente che necessita stabilità, sia il cliente che desidera il rinnovo continuo, sia colui che critica costruttivamente e si vuole impegnare in prima persona ad apportare delle migliorie.

E' forse questa ultimo fattore, ovvero la possibilità di partecipare allo sviluppo non solo con il proprio senso critico, ma anche con un'attività fattiva, uno dei punti di forza più interessanti: il coinvolgimento in prima persona non solo appaga lo sviluppatore, ma crea intorno al servizio un'immagine di estrema disponibilità: "C'è qualcosa che vuoi migliorare? Fai pure, le nostre API sono a tua disposizione".

Per dare ancora più valore al nuovo modello sarebbe opportuno che chi amministra il servizio offra una gestione centralizzata degli strumenti accessori, offrendo una directory e un forum dove condividere pareri e suggerimenti per nuovi sviluppi. A questo punto sarà più semplice per tutti far proprio il nuovo approccio vincente.

Un articolo di Stefano Bonacina

martedì, marzo 29, 2005

Internet e Sistema delle Tutele

Casi e questioni alla luce dell’evoluzione giurisprudenziale

La gara tra sistema giuridico ed evoluzione tecnologica è una lotta impari. Questo l’inesorabile verdetto emerso lo scorso 7 marzo 2005, in occasione della giornata di studi intitolata “Internet e sistemi delle tutele”, tenutasi presso la sede milanese dell’European School of Economics (ESE).
Effettivamente, ascoltando gli operatori del nuovo diritto, riunitisi in occasione della presentazione del master ESE in Diritto del Processo Telematico e della nuova rivista IPSOA “Diritto dell’Internet”, la sensazione è quella di un mondo giuridico in affanno perché alla continua rincorsa della tecnologia, la quale più evolve e più necessita di risposte anche dal settore normativo.

Allora, ai giuristi e agli operatori del settore, prendendo spunto dalle sempre più numerose pronunce giurisprudenziali, non resta altra soluzione che rimboccarsi le maniche e sollecitare quel dibattito che rappresenta lo stimolo imprescindibile per un intervento del Legislatore di complessiva regolamentazione della materia.
Ben si comprende allora come mai i relatori intervenuti alla giornata di Milano abbiano fornito il loro contributo traendo spunto da un case history con ciò ribadendo l’importanza della prassi applicativa a fronte di un sistema normativo, per lo meno in questo settore, ancora piuttosto frammentario.

Seguendo questa impostazione, l’Avv. Luparia, ha esposto la famosa vicenda del sequestro del sito no global Indymedia, per trattare la problematica dell’assimilabilità del sito web alla testata giornalistica o al prodotto editoriale con tutte le conseguenti garanzie costituzionali riconosciute alla libertà di manifestazione del pensiero.

Ancora, l’Avv. Gaballo ha illustrato la diatriba Aol vs Jaynes per sottolineare come con l’avvento del nuovo Codice della Privacy, il titolare del trattamento dei dati personali debba assumere una serie di cautele per non incorrere in una responsabilità civile (ex art. 2050 c.c.) nei confronti del titolare dei dati personali medesimo.

Sempre su questa linea espositiva decisamente accattivante, l’Avv. Sbrenna, trattando della libera concorrenza e degli standard chiusi nelle nuove tecnologie, ha illustrato l’interessante vicenda relativa alla denuncia all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nonché alla Commissione Europea della Sky Italia per abuso di posizione dominante.

Infine, si segnala anche l’intervento del Dott. Gattei relativo all’ormai arcinota querelle tra software proprietario e open source. Rispetto ai dibattiti cui capita di partecipare, spesso sfoggio di ideologie, l’intervento del Dott. Gattei si segnala per la praticità della conclusione cui perviene e secondo la quale l’open source è senz’altro una valida alternativa al software proprietario allorché si tratti di programmi a basso valore innovativo o che si appresti ad essere diffuso nel mercato.

Purtroppo non è possibile dare conto di tutti gli altri interessanti interventi che hanno completato la giornata di studi e per questo motivo si rimanda alla documentazione pubblicata sul sito www.netlegis.com.

Ad ogni modo si spera di aver fatto emergere il peculiare approccio del seminario milanese, votato all’esperienza concreta e, a parere di chi scrive, decisamente vincente per un settore che ha necessità di partire proprio dall’esperienza sul campo per ripensare un sistema di regole chiare ma flessibili rispetto all’inevitabile evoluzione dei tempi.

Un articolo di Nicolò Ghibellini

venerdì, marzo 25, 2005

Internet Marketing: Le Briciole

Come si fa marketing con Internet, qual è il ruolo dei blog?
Robin Good ci presenta continuamente delle straordinarie risorse per elaborare un'azione efficace di marketing online e divenire editori indipendenti attraverso i propri blog.

Il Marketing online è un tema molto dibattuto e in rete possiamo trovare molte buone risorse.

Una di queste è Briciole, blog dedicato all'Internet marketing curato da Fabrizio Pivari, esperto di accessibilità e Webmarketing.

Dopo uno scambio di email ho deciso di intervistarlo riguardo al suo progetto.

Alessandro Banchelli
Fabrizio che cosa sono le Briciole?

Fabrizio Pivari
Le Briciole sono nate per fornire un servizio a webaccessibile e presentano nozioni di internet marketing, spunti sulle nuove tecnologie e su come tali tecnologie possono cambiare l'internet marketing.

Alessandro Banchelli
Chi pubblica le Briciole?

Fabrizio Pivari
Inizialmente erano elaborate da me. Poi si sono aggiunte altre persone che condividono il progetto e il modo di trattare gli argomenti, apportando il loro stile, approfondendo e esplorando tematiche ancora oscure.
E' importante che sempre più persone collaborino alla stesura. Stiamo cercando di veicolare le briciole tra i principali siti e portali Internet, inizialmente in maniera tradizionale legata alle email ed ora sempre più attraverso i feed, sfruttando i feed aggregator... Stiamo pensando la possibilità di fare una versione in inglese. Il passo successivo è lavorare sul libro delle briciole, già presente, che permette una lettura più tranquilla via PDF e la stampa degli articoli preferiti.
Questo senza i problemi legati al browser e svincolati dalla pubblicità che a volte compare sul nostro sito.

Alessandro Banchelli
Fabrizio, il fenomeno blog sta divenendo sempre pìù conosciuto anche all'esterno di Internet.
Robin Good insieme a Marco Montemagno e Massimo Stella ha recentemente lanciato il progetto TheWeblogProject.
I nostri lettori sono molto interessati al rapporto tra blog e marketing.
Tu che cosa che cosa ci puoi dire?

Fabrizio Pivari
Il blog, nato come gioco sta acquistando sempre più una connotazione aziendale. Credo che sia un mezzo di comunicazione potentissimo e non riesco a capire come mai in Italia non si prenda in considerazione come modo per sfruttare al meglio l'internet marketing.
Una piccola e media impresa invece di fare un sito vetrina potrebbe utilizzare un blog per dare un'impronta innovativa alla sua azienda e offrire i propri prodotti in una modalità nuova stringendo un rapporto diverso con la clientela, un rapporto più moderno e legato ad internet.
Per non parlare poi delle varie evoluzioni che il blog sta assumendo, dell'importanza dei feed, dei fotoblog e dei moblog.

Intervista di Alessandro Banchelli a Fabrizio Pivari http://www.masternewmedia.org/it/2005/03/19/internet_marketing_le_briciole.htm

mercoledì, marzo 23, 2005

Privacy, la tutela dei dati personali (EMail Marketing Parte 3)

Ogni Componente necessità di riferimenti professionali dedicati. Questi riferimenti a volte sono reperibili all’interno della propria Attività, altre volte sono rappresentati da partners esterni affidabili, competenti e professionali. rif.: La forza della Posta elettronica (E-Mail Marketing Parte 1)

Opt-in indica l'azione di un navigatore che, spontaneamente e volutamente, richiede l'invio di posta elettronica sottesa a una o più tipologie di argomenti.

Esemplificando: un utente, visitando un sito di un'azienda che tratta accessori per automobili, fa click su un collegamento che dice - Se confermo l'ordine entro 24 ore inviatemi la Vostra brochure ufficiale in formato PDF. L'utente ha dato il permesso d'inviargli un determinato messaggio. Se l'azienda intendesse inviargli ulteriori messaggi, dovrà attendere che l'utente manifesti esplicitamente il suo consenso.

Nel caso in cui l'azienda inviasse senza esplicito consenso un nuovo messaggio promozionale, riportando (in testa o in calce al documento) una frase del tipo: Riceve questo messaggio perché iscritto alla nostra lista clienti. Qualora volesse ricevere ulteriori messaggi clicchi sul collegamento seguente..., il messaggio rientrerebbe nella categoria Opt-out.

Se si aggiungesse un semplice non tra le parole volesse e ricevere nella frase riportata in esempio, l'utente avrebbe tutto il diritto di considerarsi vittima di Spamming.

Tra gli opt-out più frequenti ci sono quei messaggi che vengono inviati ad un indirizzo di posta elettronica per il solo fatto che tale indirizzo è reperibile on-line (su una pagina web, su un forum...).

La reperibilità di un indirizzo e-mail non autorizza l'uso del contatto telematico per l'invio di messaggi che eludano le ragioni per cui l'indirizzo è reperibile on-line.

Il Garante per la Privacy ha preso una netta posizione riguardo a questo argomento, lasciando ben poco spazio di manovra alle menti creative alla ricerca di contestabili escamotage: "Questa Autorità si è pronunciata più volte in materia ribadendo che la circostanza che gli indirizzi di posta elettronica possano essere reperiti con una certa facilità in Internet non comporta il diritto di utilizzarli liberamente per inviare messaggi pubblicitari (cfr., tra l’altro, la decisione dell’11 gennaio 2001 - in Bollettino del Garante n. 16)... Rif. Regole per un corretto invio delle e-mail pubblicitarie"

I Messaggi pubblicitari possono essere suddivisi in due grandi Gruppi di riferimento: B2B (Business To Business) e B2C (Business To Consumer).

B2B - Scambio e/o Vendita di prodotti, servizi, informazioni tra Aziende.

B2C - Vendita di prodotti, servizi, informazioni tra Aziende e Consumer.

Consumer - Individui singoli o nuclei familiari fruitori finali del bene/servizio acquistato: non impiegati nella produzione di altri beni produttivi

Il B2B offre aperture maggiori rispetto ad azioni rivolte verso soggetti privati. In particolare si fa riferimento alla possibilità d'invio di Primi Contatti sviluppati allo scopo di richiedere l'autorizzazione all'invio di una determinata comunicazione commerciale.

In questo contesto il Primo Contatto, vale a dire la richiesta di consenso, deve essere costruito in modo tale da fornire tutti i dettagli dell'Azienda proponente (eventuale marchio,recapiti telefonici, indirizzo, breve descrizione etc.) e non deve contenere:

  • dettagli sui prezzi di prodotti/servizi
  • fotografie relative alla promozione
  • spot pubblicitari

E' invece possibile inserire un link, per permettere al destinatario di valutare l'affidabilità e la competenza del mittente, anche indirizzato alla pagina del prodotto/servizio promosso.

In merito all'E-Mail Marketing B2B è opportuno fare ulteriori precisazioni riguardo la comunicazione e le procedure di rilascio consenso: http://mlist.belowtheweb.it/archivi/3d/env/msgid-31211.html#31211

Per le comunicazioni B2C il discorso è diverso: i Primi Contatti vengono catalogati semplicemente come messaggi non sollecitati (Opt-out/Spam).

Un articolo di Alessandro Mirri

lunedì, marzo 21, 2005

Internet e Politica: intervista a Iginio Bendin

Intervista a Iginio Bendin www.iginiobendin.it: il punto di vista di un protagonista della scena politica sull'attuale rapporto tra internet e politica.

D: Può una valida strategia internet determinare la vittoria di un candidato?
R: No e le ultime elezioni statunitensi lo hanno dimostrato.

D: Ci può allora spiegare perché ogni candidato sente la necessità di avere un sito proprio o un blog?
R: In primo luogo, oggi avere un sito o un blog è necessario a livello di immagine. Si potrebbe forse fare a meno di biglietti da visita, volantini, locandine e manifesti? In secondo luogo, internet è il media dei giovani. I giovani magari non leggono il giornale o non guardano la televisione, ma navigano e si informano navigando e chattando. Parlare il linguaggio dei giovani significa saper parlare agli elettori di domani. In terzo luogo, un sito è un modo semplice per avere un rapporto diretto con la popolazione, per avere il polso se ci si sta muovendo nella direzione giusta. Solitamente quando le persone usano l'email sono schiette e senza le inibizioni che potrebbero sorgere ad esempio nella sessione di domande in un luogo pubblico. Importante è prendere in considerazione ogni osservazione e suggerimento che può emergere.

D: Non basterebbe un sito di una pagina e un indirizzo email?
R: Se si vuole ottenere lo stesso effetto di un volantino o di un manifesto probabilmente si. Ma esistono due categorie che richiedono ulteriore attenzione: i fedelissimi che vanno coccolati fornendo loro informazioni approfondite e servizi ad hoc e gli indecisi che devono poter trovare tutte le informazioni necessarie per poter confrontare e scegliere.

D: Ad elezioni effettuate il sito verrà abbandonato?
R: In caso di esito favorevole il sito continuerà a costituire un valido strumento di contatto con l'elettorato ed un modo immediato per far conoscere i risultati quotidiani raggiunti. Altrimenti verrà utilizzato almeno per ringraziare i partecipanti e i "fedeli".

Intervista concessa da Iginio Bendin www.iginiobendin.it
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venerdì, marzo 18, 2005

Cooperative Learning (apprendimento cooperativo) e nuove tecnologie informatiche (blog)

Cos’è il Cooperative Learning (Apprendimento Cooperativo)
Si può definire il Cooperative Learning come un insieme di tecniche di conduzione della classe, grazie alle quali gli studenti lavorano in piccoli gruppi per attività di apprendimento e ricevono valutazioni in base ai risultati acquisiti. [COMOGLIO, M., CARDOSO, M. A., Insegnare e apprendere in gruppo., LAS, Roma, 1996, p.24.]

Il Cooperative Learning si pone l’obiettivo di migliorare l'apprendimento scolastico insegnando contemporaneamente agli studenti a lavorare in modo cooperativo.

I teorici del Cooperative Learning partono dal presupposto che la complessità della nostra società non può essere affrontata utilizzando esclusivamente competenze individualistiche o competenze competitive.

C’è bisogno di persone in grado di lavorare in situazioni di interdipendenza positiva, perché solo una situazione di interdipendenza positiva favorisce la soluzione di quei problemi complessi che, oggi, singoli e aziende devono affrontare. L’interdipendenza positiva si realizza quando, all’interno di un gruppo, si risolve un problema con il contributo effettivo di tutti i suoi membri, impegnati con mansioni diverse a perseguire il medesimo obiettivo.

Per favorire la collaborazione all’interno dei gruppi‑lavoro, per fare in modo cioè che i gruppi‑lavoro riescano a perseguire i loro obiettivi in modo cooperativo, le persone che li compongono devono essere in grado di mettere in atto un repertorio di comportamenti verbali e non verbali che viene definito come insieme delle competenze sociali; ovvero l’insieme dei comportamenti che una persona deve imparare ad adottare per poter lavorare in gruppo in modo costruttivo.

Applicare il Cooperative Learning in classe
Un insegnante che intende trasformare la teoria in pratica educativa, che intende realizzare lezioni, unità di apprendimento, moduli in Cooperative Learning cosa deve fare in concreto, quali problemi si trova ad affrontare?

Sicuramente uno dei problemi più difficili da risolvere è quello di creare attività in cui ogni singolo membro di ogni singolo gruppo si possa sentire responsabilizzato perché indispensabile al raggiungimento dell’obiettivo del suo team di lavoro. Il problema è allora creare attività in cui l’interdipendenza positiva sia vissuta come autentica e non come qualcosa di fittizio. Se faccio leggere lo stesso brano a due ragazzi con competenze di lettura differenti non creo un rapporto di interdipendenza positiva autentica, ma di dipendenza, perché il meno veloce dipenderà dal più veloce. Se faccio realizzare un’intervista al preside e il più sfacciato fa le domande e il più timido scrive l’articolo sono riuscito a creare un rapporto concreto di dipendenza reciproca.

Il primo problema è perciò creare situazioni di effettiva dipendenza reciproca legata magari ad un obiettivo realmente motivante.

Il secondo problema è legato al reperimento dei materiali adatti al lavoro in piccoli gruppi; materiale che, anche se affronta il medesimo argomento, deve essere sufficientemente vario e articolato. La soluzione delle fotocopie non sempre risulta la più praticabile e la più motivante (una fotocopia non è mai allettante da leggere).

Un altro problema, il terzo, può essere quello del controllo costante di quanto i ragazzi producono. L’insegnante dalla cattedra può controllare l’applicazione delle competenze sociali, ma non riesce a controllare la qualità dell’attività che si sta svolgendo a livello cognitivo. Una soluzione potrebbe essere quella di alzarsi e cominciare ad entrare nei singoli gruppi, rischiando però di perdere il controllo generale della situazione e di alterare gli equilibri creatisi.

L’aiuto dai blog
Se un insegnante avesse la possibilità di lavorare in classe con le nuove tecnologie, computer (lavorando in gruppo in una classe basterebbero quattro o cinque computer portatili) collegati ad internet con una connessione veloce, potrebbe per prima cosa creare scopi infinitamente più motivanti, perché produrre materiali per la rete è ben diverso che farlo per l’insindacabile giudizio dell’insegnante. In secondo luogo potrebbe creare obiettivi raggiungibili solo grazie all’effettivo contributo di tutti i membri di un gruppo (ad. es. uno fa un disegno, uno fa foto, magari col cellulare, un altro scrive un articolo, un altro fa un’intervista) che sono perciò costretti a collaborare l’uno con l’altro. Diventa perciò più facile creare attività complesse e situazioni di interdipendenza positiva.

Diventa poi molto più semplice e molto meno costoso reperire materiali e condividerli con compagni e insegnanti che avranno il compito di aiutare i ragazzi a valutare la loro attendibilità (una competenza indispensabile nell’era di internet e della sovrabbondanza di informazioni).

Lavorando in questo modo i ragazzi poi possono essere costretti ad aggiornare in tempo reale la pagina su cui stanno lavorando, consentendo così all’insegnante, dal suo PC, di controllare il lavoro di ogni gruppo nel momento in cui viene prodotto e di dare così indicazioni utili in tempo reale.

Lavorare con le nuove tecnologie può perciò aiutare insegnanti che già lavorano in Cooperative Learning nel momento della progettazione delle attività (creazione di interdipendenza positiva e reperimento di materiali) e nel momento dello svolgimento delle attività (monitoraggio costante di quanto avviene nei gruppi).

Ora si tratta di capire come funzionano queste nuove tecnologie e se, la loro introduzione, è sostenibile dal punto di vista economico.

Cos’è un blog
Il blog è una vera e propria rivoluzione internet.

Le innovazioni principali che hanno caratterizzato l’internet degli albori erano state:

  • la semplicità nella ricerca e nella fruizione della documentazione tramite i browser e i motori di ricerca;
  • la possibilità di utilizzare i browser per servirsi di applicazioni senza installare software (il passaggio da applicazioni client-server a browser-web).
    Avrete sicuramente utilizzato un’applicazione internet (ad esempio l’utilizzo di una casella di posta web) ma l’avete fatto in maniera quasi spontanea, utilizzando il browser, e senza dover installare sul vostro computer software.

A questo punto il difficile non era accedere a materiali; il problema risiedeva invece nella complessità della produzione della documentazione. Produrre documentazione internet richiedeva competenza e conoscenza. Creare un sito richiede la conoscenza del linguaggio html o di un software per la creazione di pagine html, richiede la conoscenza dei link (altrimenti non si riesce a far passare il visitatore da una pagina all’altra), la conoscenza delle directory su un web server, la conoscenza dell’ftp per inviare i documenti sul web server.

Con i blog si diventa operativi e indipendenti in pochi minuti e milioni di bloggers (chi possiede e alimenta blog) stanno velocemente modificando internet.

Internet sta passando da semplicemente fruibile a semplicemente popolabile.

Descrivere a parole cos’è un blog è molto più complesso di navigarlo. A livello di fruizione la percezione è di un sito simile ad altri: scarno ed essenziale, costituito tipicamente da una sequenza di articoli nel corpo principale e, sulla destra (o sulla sinistra), di una descrizione del blogger più l’archivio di tutti gli articoli precedentemente pubblicati.

L’innovazione vera è nella fase di introduzione degli articoli.

Dopo aver scelto uno stile per il proprio blog (tra le decine standard disponibili, ma ve ne sono migliaia su siti non ufficiali) e fatte alcune configurazioni minime si passa alla fase di introduzione degli articoli: basterà mettere il titolo e il corpo dell’articolo per scatenare un processo che metterà il nuovo articolo in evidenza sul blog (i più recenti in alto) e nel caso si sia scelto di tenere in evidenza cinque articoli, di archiviare il quinto.

Il blog era nato inizialmente per soddisfare le esigenze di giornalisti, ma nuove caratteristiche lo stanno rendendo uno strumento versatile e universale.

Ad esempio: si può fare in modo che ogni articolo possa essere commentato e il blog si trasforma in qualcosa di simile ad un forum.
Si può fare in modo che più persone possano con un utente differente pubblicare articoli ma che uno solo rimanga il redattore, in questo modo il blog si trasforma in rivista.
Si può fare in modo che il blog sia costituito invece che da articoli da fotografie (photo blog) trasformandolo così in uno strumento adatto per fotografi o per qualsiasi persona con una macchina digitale o telefotino (telefono cellulare in grado di fare fotografie).
Si può fare in modo che il blog sia costituito da messaggi vocali o da telefonate convertite in messaggi vocali.
Si può fare in modo che per inviare l’articolo si usi un’e-mail o un sms.

Ogni giorno vi sono novità in materia e milioni di utilizzatori.

Quanto costa lavorare con i blog
In questi ultimi anni i veri costi si stano sempre più spostando dall’hardware e dal software alla conoscenza.
In questi giorni negli Stati Uniti si parla di computer da 100 dollari.
Per essere realisti un buon portatile costa dai 1000 ai 1500 euro (con processore che ottimizza il consumo di corrente elettrica e scheda wi-fi 802.11g).
Basterebbe averne da 5 a 10 per istituto in un armadio-cassaforte, magari con prese di corrente elettrica per ricaricarli.

In caso di necessità si dovrebbe prenderli nell’armadio e accenderli in classe (senza bisogno di prese di corrente elettrica e di connessione di rete).

Per garantire una buona copertura bisognerebbe predisporre per ogni classe un access point wi-fi 802.11g (o seguire i consigli di validi specialisti di rete).

Il problema degli standard radio è che possono aver problemi ad attraversare le pareti. Per garantire in ogni classe una buona recezione l’unico modo è fare test sul campo. In ogni caso un access point (punto di accesso radio) per ogni classe è sicuramente sovradimensionato, ovvero in alcuni casi magari è sufficiente un access point ogni due o tre classi o ogni piano.

I vari access point vanno raccordati per sfruttare una connessione internet veloce (ADSL). Ovvero gli access point devono essere collegati tra loro via onde radio o via cavo e tutti devono beneficiare di una connessione internet veloce.

Nel caso ADSL non sia disponibile, con costi maggiori è consigliabile una connessione satellitare download / upload (in grado di ricevere e trasmettere). In alternativa al satellite si può valutare una connessione UMTS.

Questa la soluzione ottimale che permetterebbe di:

  • non dedicare una o più aule ad uso sala informatica
  • non far spostare i ragazzi dalla classe per l’utilizzo della tecnologia
  • agevolare il lavoro di gruppo con un unico computer
  • permettere a chi possiede un portatile a casa di utilizzarlo anche a scuola (negli Stati Uniti il governo sta dando agevolazioni fiscali per fare in modo che ogni ragazzo arrivi ad avere un portatile. Se si pensa a quanti libri ci stanno dentro e quanto poco peserebbe rispetto ad uno zaino …)

Con soluzioni tradizionali l’utilizzo dei blog non cambia.

Si tratta di applicazioni Internet gratuite, semplici da utilizzare, che nascondano una grande complessità in costante aggiornamento.

Paolo Scorzoni www.abilidendi.it
Fabrizio Pivari www.pivari.com

martedì, marzo 15, 2005

Blog e carriera

Tim Bray, che attualmente lavora per la Sun, ha pubblicato un decalogo di come i blog possano contribuire alla carriera (traduzione del sottoscritto):

  1. dovete farvi notare per essere promossi;
  2. dovete farvi notare per essere assunti;
  3. le persone si impressionano molto quando dite “Oh, ho scritto un pezzo su quell’argomento, fai una ricerca su Google e mi troverai tra i primi risultati” oppure “Ricerca il mio nome su Google”;
  4. non importa quanto siete grandi, la vostra carriera dipende dalla comunicazione. Il modo per migliorare, anche nella comunicazione, è la pratica. Bloggare è una buona modo per far pratica;
  5. i blogger sono meglio informati dei non–blogger. Una maggior conoscenza è un vantaggio per la carriera;
  6. la maggior conoscenza significa anche una maggior disponibilità a trovare offerte di posizioni professionali interessanti;
  7. essere inserito in una rete è una cosa buona per la carriera. Bloggare è un buon modo per incontrare persone;
  8. se siete dei tecnologi, bloggare vi metterà in contatto con la regola che nella maggior parte delle volte il peggio è meglio (giova qui citare la legge di Pareto del rapporto 80/20). Comprendere questa modalità nell'adozione della tecnologia può solo aiutarvi;
  9. se lavori nel marketing, hai la necessità di comprendere come le sue regole stanno cambiando nella turbolenta situazione dei nostri giorni. Sebbene nessuno ne capisca alcunché, almeno i blogger sono, in qualche modo, meno raggirabili;
  10. è molto difficile licenziare qualcuno che ha una voce pubblica, perché l‘evento verrà notato.

(via Business 2.0)

Il decalogo mi trova molto d'accordo sebbene il punto 8 non sia applicabile a tutti i contesti della tecnologia e sarebbe più formalmente corretto affrontare il discorso dal punto di vista della semplicità, piuttosto che della povertà. Ma è comunque vero che, come affermava spesso il mio ultimo capo, "il meglio è nemico del buono" e prodotti non perfetti hanno avuto più successo che prodotti ricchissimi di funzionalità, ma più difficili da usare (vedi articoli Propensione alla semplicità e RSS e la semplicità).

Un articolo di Stefano Bonacina

lunedì, marzo 14, 2005

Telemarketing, chatmarketing, skypemarketing

Due settimane fa alle 7 di mattina vengo contattato via MSN Messanger.
Chi vorrà chattare con me?
La curiosità è forte.
Accetto.

Una persona gentilissima, con un inglese forbito, inizia a scrivere del più e del meno, quindi gentilmente mi chiede se può sapere di dove sono.
Senza problemi dico Italia e lui Cina.
Proseguiamo a chattare e dopo un po' mi chiede gentilmente se sono un ragazzo, io rispondo di no e lui passa a descrivermi il motivo del suo contatto: rappresenta un'azienda cinese in espansione che sta cercando persone che commercializzino i loro prodotti.
Vado a vedere il loro sito e subito passo al contrattacco: Google Page Rank molto basso avete bisogno di un consulente di Internet Marketing inoltre se volete annunciare i vostri prodotti in Italia posso distribuire ovunque le vostre rassegne stampa.
Risponde ne parlerò con il mio capo e gentilmente batte in ritirata.

Questo strano evento mi serve per soffermarmi su alcune osservazioni:

  • Il mio indirizzo di Messanger non è pubblicato sul mio sito.
  • Non sapeva nulla di me: età, nazionalità, attività svolta, ...

Come mai una risorsa pregiata (non era un dilettante) fa attività di chatmarketing contattando casualmente?
La mia impressione è che vi sia un ritorno anche facendolo in maniera casuale.
Immaginate se fosse possibile avere una serie di indirizzi di chat targettizzati: per nazione, sesso, età, professione, ...
Ieri telemarketing, oggi chatmarketing, domani skypemarketing!

Fabrizio Pivari

mercoledì, marzo 09, 2005

Come creare un messaggio mirato (EMail Marketing Parte 2)

Ogni Componente necessità di riferimenti professionali dedicati. Questi riferimenti a volte sono reperibili all’interno della propria Attività, altre volte sono rappresentati da partners esterni affidabili, competenti e professionali. rif.: La forza della Posta elettronica (E-Mail Marketing Parte 1)

La Componente oggetto di questa seconda parte è il messaggio di posta elettronica, con particolare attenzione all'editing di un messaggio mirato ad un destinatario specifico.

Tutti sanno scrivere una e-mail. Molti sanno che esistono delle differenze sostanziali tra una e-mail privata (ad un conoscente o ad altro soggetto) ed una commerciale. Pochi, ancora, comprendono che lo sviluppo di un messaggio commerciale non si fonda su preferenze soggettive o su soluzioni sviluppate per altri soggetti (anche se simili) prese e riadattate per i propri scopi.

Tutta la creatività, la tecnica e gli investimenti economici necessari per lo sviluppo di una Campagna di E-Mail Marketing assumono senso compiuto solo nell'istante in cui il messaggio commerciale raggiunge il destinatario. Il fallimento o il successo allora dipende esclusivamente dalle azioni del destinatario nei secondi/minuti seguenti la ricezione del messaggio.

Un messaggio commerciale rappresenta sia l'autore che la società proponente. Il messaggio deve sapersi vendere per non finire nel cestino del destinatario tra la posta indesiderata. Per questo motivo è necessario che il mittente investa tutte le proprie risorse nell'editing in modo da non doversi recriminare nulla nel caso in cui il destinatario non sia recettivo.

La parte più forte in questo primo rapporto telematico mittente-destinatario è naturalmente il destinatario. Il destinatario può decidere il futuro di un messaggio commerciale in pochi secondi. Tutto dipende dal grado d'interesse suscitato dall'e-mail, dal tempo a disposizione, dalle priorità stabilite a prescindere dal messaggio. Per queste ragioni, e partendo dall'assunto che il messaggio inviato sia di tipo opt-in (ossia il cui invio sia autorizzato formalmente dal destinatario - argomento oggetto della Parte 3) il mittente deve creare un messaggio che:

a) attiri l'attenzione del destinatario.
L'indirizzo e-mail del mittente ed il titolo del messaggio giocano un ruolo fondamentale in questo senso. Il fatto che il destinatario abbia accettato di ricevere messaggi commerciali dal mittente non è una garanzia che il messaggio sarà letto, sia a causa del volume delle e-mail ricevute quotidianamente, sia a causa della quantità di autorizzazioni all'invio rilasciate dal destinatario a Terze Parti, sia a causa della frequenza con la quale il destinatario riceve messaggi dal mittente (argomento oggetto della Parte 5). L'importanza dell'indirizzo e-mail è direttamente proporzionale ai tempi di latenza che intercorrono tra i messaggi commerciali inviati da uno stesso mittente. Un indirizzo e-mail anonimo del tipo offerta@tiscalinet.it ha un peso oggettivo minore di un indirizzo e-mail personalizzato tipo customer.service@nomeazienda.it: il primo, troppo generico e legato ad un Provider di Servizi Web, è probabile che venga ignorato (magari scambiato per spam, messaggio non autorizzato), mentre il secondo potrebbe (probabilmente) generare delle associazioni d'idee che convincano il destinatario di essere di fronte ad un messaggio autorizzato e quindi potenzialmente interessante. L'importanza del titolo, invece, è sempre e comunque fondamentale. Perfino uno messaggio spam ha la capacità di attirare l'attenzione se presentato da un titolo costruito ad hoc. L'oggetto di una e-mail (titolo) deve poter rispondere alle domande tipo: perché mi stai contattando?, ti rendi conto che ho poco tempo da dedicarti?, sei sicuro di voler contattare proprio me? Un titolo ad effetto quasi mai è la soluzione ideale per messaggi commerciali B2B o B2C. Titoli tipo: "Offerta imperdibile!", "La tua unica occasione!", "Annuncio IMPORTANTISSIMO", "Alla cortese attenzione del sig. PincoPallino", "NON CESTINARMI", "Software gratis", "CD-ROM 30% di sconto", "Società di E-Mail Marketing offre prodotto per le tue Campagne e-mail" etc., sebbene creati in buona fede e fondandosi sul presupposto ("se colpisce me colpisce anche gli altri"), spesso e volentieri sono la causa principale di un veloce cestinamento dell'offerta, a prescindere dal contenuto del messaggio, soprattutto da parte di destinatari con un grande volume di e-mail giornaliere e pochissimo tempo a disposizione per la consultazione (seppure dilazionata nel tempo). Gli esempi riportati servono a puntare l'indice su ciò che non dovrebbe apparire nell'oggetto di una e-mail destinata a potenziali Clienti:

  • punti esclamativi e caratteri in maiuscolo ingiustificati (generano nel destinatario una sensazione di fastidiosa forzatura);
  • nessun riferimento al prezzo di un prodotto o ad eventuali sconti per dimostrarne la convenienza (l'effetto è del tipo: è troppo bello per essere vero, dove sta la fregatura?)
  • evitare di riportare termini come gratis, gratuito, freeware, free (se il prodotto è gratis il messaggio commerciale non ha ragione di esistere, ergo c'è qualcosa che non va);
  • evitare di promettere montagne innevate per poi offrire colline aride. Inganno = perdita d'immagine (far perdere immagine alla propria Attività on-line è quanto di peggio possa accadere durante una Campagna d'e-mail Marketing. Riconquistare la fiducia del destinatario è Mission Impossible).

Un Titolo di buona fattura deve essere creato allo scopo di convincere il destinatario che il messaggio è stato creato appositamente per lui, che in alcun modo si vuole inficiare il suo potere di decisione, che il contenuto del messaggio rappresenta un vero aiuto per la sua Attività. La personalizzazione è d'obbligo ma il contenuto del titolo non deve offrire alcun dettaglio. Un esempio per tutti: se volessimo inviare un messaggio commerciale per piazzare un servizio di statistiche ad un potenziale Cliente, dovremmo avere ben chiare le possibilità d'investimento del destinatario (si tratta di un privato, di un'azienda, nome noto, sconosciuto, ha già investito on-line? etc.) come anche l'effettivo interesse verso il servizio che vogliamo proporgli, oltre ad altri parametri che saranno chiariti nelle prossime Parti... il messaggio che invieremo avrà come titolo: "Servizio di Statistiche ADStats: la nostra storia di successi attraverso le parole dei Nostri Clienti"... va da sé che il nome dei Clienti deve avere un qualche senso per il destinatario.

b) sia adeguato, per quanto possibile, ai modi ed ai tempi di lettura del destinatario.
Non sempre un'e-mail piacevole dal punto di vista grafico rappresenta la scelta d'impaginazione migliore per il contenuto testuale del messaggio commerciale. Tutto dipende dal grado di familiarità che il mittente ha con il destinatario e dalle capacità di visualizzazione di quest'ultimo. Ancora oggi ci sono Aziende che, vuoi per evitare rischi di attacchi informatici o vuoi perché indifferenti alle soluzioni grafiche, utilizzano il formato ASCII per l'invio e la ricezione della Posta elettronica. Sviluppare ed inviare un messaggio in HTML, graficamente accattivante, per poi venire a sapere che il destinatario ha visualizzato solo una lunghissima serie di tag html, oltre a far venire i "5 minuti" al mittente, probabilmente è la causa per la quale il messaggio è stato ignorato dal destinatario. E' sempre preferibile sviluppare il contenuto di un messaggio in un formato al di sopra di qualsiasi formattazione in output, per poi, eventualmente, offrire la scelta della visualizzazione. E se si è sicuri che il destinatario possa ricevere senza problemi messaggi in HTML? Anche in questo caso occorre limitarsi ad eventuali implementazioni grafiche di basso rilievo che non inficino il peso del messaggio e che non mettano in secondo piano il contenuto testuale. Per implementazioni grafiche di basso rilievo s'intendono tutte le opzioni previste dalla formattazione del testo: grassetto, corsivo, sottolineato, puntatori, intestazioni, ipertesto etc. Per le immagini, il layout grafico, c'è tempo... una volta acquisito il Cliente. Il layout del messaggio riveste un ruolo fondamentale nell'economia dei tempi di consultazione. I tempi di consultazione sono inversamente proporzionali al traffico quotidiano di e-mail del destinatario, senza considerare altri fattori al di fuori del contesto e-mail. Maggiore è il volume di traffico quotidiano e minore saranno le probabilità che il destinatario presti davvero attenzione al messaggio commerciale. Il fatto che il destinatario possa eventualmente dilazionare la consultazione delle e-mail nei giorni a seguire la ricezione delle stesse non è garanzia di una maggiore attenzione, anzi, si corre il rischio che le e-mail archiviate da troppo tempo vengano cestinate (manualmente o automaticamente). In quest'ottica è evidente che un messaggio e-mail costruito alla stregua di una pagina HTML non è la migliore soluzione per un primo contatto commerciale: un'anteprima del messaggio in cui si visualizza una barra d'intestazione, un logo, qualche voce menù, è solo una perdita di tempo per il destinatario che potrebbe riservarsi la possibilità di una consultazione in tempi migliori solo se davvero attratto dall'oggetto del messaggio.

c) non imponga tempi e ritmi che in qualche modo generino sensazioni di vincoli o ultimatum nel destinatario.
Imporre da subito i tempi ed i ritmi della "trattativa" è l'errore più grave che si possa fare. Bisogna avere ben chiaro che il destinatario, una volta convintosi a dedicare tutta l'attenzione dovuta al messaggio commerciale, ha i propri tempi di risposta. Per alcuni significa pochi minuti, per altri un giorno, un paio di giorni o, addirittura una settimana e più. Porre dei limiti temporali troppo vicini ad un'offerta commerciale potrebbe essere controproducente, soprattutto per quanto riguarda il Primo Contatto. Discorso diverso, in parte, se si parla di Clienti già acquisiti. Anche in questo caso però non bisogna esagerare: L'immagine è tutto in una Campagna di E-Mail marketing. Non bisogna far trasparire arroganza, impazienza o intolleranza (inviando messaggi di sollecitazione). Tutto si basa sulla corretta interpretazione di un messaggio composto da sole parole. Non c'è nessuna mimica facciale o tono vocale a supporto delle parole. Bisogna tenere sempre ben presente il rischio di essere fraintesi e per questo ogni parola deve essere accuratamente soppesata nel contesto del messaggio.

Da Briciole di accessibilità e webmarketing (net marketing) Un articolo di Alessandro Mirri

martedì, marzo 08, 2005

Google Desktop e Mozilla

E' disponibile la nuova versione di Google Desktop.
Google Desktop ora supporta alcuni nuovi formati tra cui il PDF, la musica (MP3, WMA, WAV e altri), le immagini (JPG, GIF, PNG, BMP e altri) e il video (AVI, MPG, WMV, e altri) utilizzando i meta-tag.

La vera svolta è rappresentata dal completo supporto di tutti i tool della famiglia Mozilla!
Si può usare come browser per vedere i risultati Netscape 7+, Mozilla e Firefox!
La nuova versione di Google Desktop è in grado di indicizzare e di cercare tra le email di Netscape Mail, Mozilla Mail e Thunderbird!

Non meno importante Google ha reso disponibile il Google Desktop Search SDK. http://www.trivex.net/ qui sono già disponibili 4 plug-in tra cui uno per tutti i documenti creati con OpenOffice (purtroppo non supporta ancora i nuovi standard della versione 2.0).

Da Briciole di accessibilità e webmarketing (net marketing) di Fabrizio Pivari

mercoledì, marzo 02, 2005

4 domande sull'e-mail marketing, risponde Francesco Fabbri

Intervista a Francesco Fabbri (eMailers.it): l'e-mail marketing visto attraverso gli occhi di un professionista, toccando argomenti chiave del settore come le liste e-mail opt-in, le e-mail commerciali, i mercati illegali e lo spam.

D: Qual è la vera forza dell'e-mail marketing?
R: La vera forza dell'email marketing è che consente di raggiungere l'utente finale in tempi rapidi e a costi-per-contatto molto bassi, rappresenta inoltre un mezzo che permette di mettere in contatto chi è interessato a un determinato prodotto/servizio con chi lo fornisce, in una sorta di canale di business "a richiesta".

D: E' meglio acquistare o affittare una Lista E-Mail?
R: Non ho mai preso in considerazione l'ipotesi di acquistare una lista email, sarebbe come acquistare un'automobile dopo che mi hanno tolto la patente a vita... intendo dire che acquistando una lista a mio avviso non si acquista anche il diritto di poter inviare proprie email commerciali agli iscritti, in quanto quest'ultimi hanno dato il consenso al titolare della lista, si fidano di lui e accettano di buon grado messaggi inviati solo da lui (anche se magari contenenti offerte di terzi).
Direi dunque che fra la due opzioni solo l'affitto di una lista email può essere considerata un'azione di marketing corretta e professionale.

D: In che modo si potrebbe frenare il proliferare del mercato illegale delle Liste E-Mail?
R: Sinceramente non conosco approfonditamente il fenomeno (aldilà delle solite email dall'estero con l'offerta di CD contenenti milioni di indirizzi...), io quando affitto liste per i nostri clienti prendo in considerazione esclusivamente soluzioni opt-in verificate e che abbiano dei requisiti ben precisi; ammetto comunque che non si tratta assolutamente di un mercato semplice e richiede senz'altro una certa esperienza e buone competenze in merito.

D: L'incremento della pratica dello Spamming potrebbe mettere a rischio il settore dell'e-mail marketing?
R: Sicuramente lo spamming rappresenta attualmente per l'email marketing opt-in un grosso problema (ma direi per tutto lo sviluppo di Internet in generale), e se il fenomeno non invertirà a breve il proprio trend di crescita dovranno forzatamente essere presi dei rimedi a livello internazionale per combatterlo seriamente, altrimenti potrebbe anche essere messo a rischio l'utilizzo profittevole della posta elettronica, che rappresenta per tutti un importante e valido mezzo di comunicazione.

Intervista concessa da Francesco Fabbri (eMailers.it)
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