venerdì, ottobre 21, 2005

I blog e le community, sempre più strumenti di marketing

Sulla Rete oggi molti navigatori fanno riferimento a siti su cui possono interagire con persone che abbiano degli interessi comuni, personali o professionali: le Community. Altri poi decidono di voler avere un ruolo ancora più attivo e aprono un proprio blog, un sito su cui possono raccontare le loro esperienze o parlare di argomenti di loro interesse, ricevendo anche feedback dai navigatori.

Entrambi i sistemi sono organizzati per la maggior parte in modo da non richiedere particolari conoscenze informatiche per la gestione (vedi una breve guida) e dunque il numero degli utenti che ne può usufruire è sempre più grande.

Diversi sono i software ed i gestori che permettono di aprire un blog, il software più usato è TypePad di Six Apart (al secolo Ben and Mena Trott che l'hanno creato nel 2001) mentre tra i più noti gestori in Italia di sicuro ci sono Splinder e Blogger Un fenomeno quello dei blog che con la fusione tra Six Apart e Danga Livejournal (che lanciò nel 1999 la sua piattaforma opensource) si appresta a diventare un grande business visto che le 2 società insieme contano sei milioni e mezzo di utenti..

Questi strumenti possono essere utili all'uomo di marketing? Sicuramente sì.
Questi siti infatti sono una miniera di informazioni sui trend del settore e sulle esigenze dei relativi consumatori, che si scambiano impressioni ed esperienze sulle aziende e sui prodotti.
Inoltre gli utenti di Internet tendenzialmente sono pigri e non sono molto propensi ad impegnarsi durante la navigazione, dunque quelli che frequentano attivamente le community ed aprono i blog rappresentano gli esponenti più vivaci e, spesso, avanzati, del relativo segmento d'interesse, soggetti altrimenti difficili da individuare all'interno dell'intero insieme dei consumatori.
Ancora, questi strumenti permettono di interagire con altre persone in modo informale, raggiungendo grandi numeri di interlocutori con uno sforzo ridotto. Quest'interazione può essere raggiunta tramite la partecipazione ai siti di persone dell'azienda o anche con lo strumento dei corporate blog, spazi dove le imprese si raccontano, informano e raccolgono i feedback degli utenti. Esempi sono la Triumph che riesce addirittura a vendere moto on-line proprio attraverso l'e-commerce promosso dalle comunità d'appassionati del settore, o parentsplace, rivolto ai genitori. Vi sono poi siti come Gardenweb, dedicato al giardinaggio, sul quale alcune aziende di nicchia che vendono piante e sementi rari hanno trovato un loro canale di vendita privilegiato a fronte dell'impossibilità, per motivi di costi e di scarsa dimensione del mercato, di creare una rete distributiva tradizionale estesa sul territorio.

Altre imprese invece si riferiscono alle comunità come a fonti informative: all'interno dei dialoghi che si sviluppano in queste forme associative infatti spesso emergono esigenze, bisogni, spunti e critiche che permettono di cogliere le tendenze emergenti a proposito del settore di riferimento, tendenze che le aziende possono poi utilizzare per lo sviluppo dei nuovi prodotti. Un esempio è AlFemminile.com.

Il caso più evoluto in tal senso è quello del mercato dei software o dei videogiochi, in cui i membri di comunità d'appassionati ricevono dalle aziende versioni beta dei prodotti che poi sono restituite testate e, spesso, implementate. Tutto a costo praticamente zero. Per alcuni esempi si veda questo elenco.

Gli spazi dunque sono notevoli ma occorre molta attenzione. Ecco allora alcuni consigli: primo, bisogna usare i linguaggi giusti, che di fatto variano a seconda del tipo di comunità, occorre quindi una buona sensibilità linguistica e la conoscenza dei codici semantici della Rete per poter trovare davvero un valido riscontro negli utenti. Secondo, onestà: o si partecipa alle Community da esterni, facendo iscrivere una persona dell'azienda che ne monitora i contenuti e ogni tanto lancia qualche tema o l'azienda deve mettere in chiaro quali sono gli spazi che occupa nel sito. Cercare di influenzare in modo forte la Community o il Blog senza "dichiararsi" può essere davvero controproducente, perché gli utenti possono scoprire l'inganno e le notizie sulla Rete viaggiano molto velocemente, per cui l'immagine di un'azienda, anche grande, può ricevere colpi durissimi. Terzo: si può fare pubblicità sulle Community e sui blog senza problemi (a patto di non essere troppo invasivi), tuttavia i migliori strumenti restano concorsi, sondaggi e quiz, più partecipativi per l'utente e più ricchi d'informazioni per l'impresa.

Gianluigi Zarantonello

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