mercoledì, marzo 30, 2005

Web services e nuovi modelli di business

All’evento della O’Reilly sulle tecnologie emergenti, che si è tenuto i giorni scorsi, si è fatto notare l’intervento dei creatori di Flickr, il servizio di condivisione delle immagini più utilizzato sulla rete.

Uno dei punti di forza di Flickr è la possibilità di interfacciamento attraverso delle API, approccio che, mutuato da Google, ebay, Amazon , sembra diventare di fatto un nuovo modello di sviluppo dei servizi Internet. Basta fare una ricerca su Google con le keyword "Google API" per trovare centinaia di applicazioni che sfruttano le interfacce per presentare e organizzare i risultati delle ricerche nei modi più disparati. Non più, quindi, solo un erogatore di contenuti, ma anche una piattaforma dove innestare nuovi servizi.

Uno dei vantaggi di questa apertura è la possibilità di non limitare lo sviluppo alla sola creatività degli sviluppatori del servizio per aggiungere nuove features, ma di consentire anche agli esterni di creare strumenti. Queste nuove applicazioni che nell’intento iniziale vanno a soddisfare delle necessità personali, una volta distribuite e propagandate su Internet diventano un corredo vero e proprio del servizio.

Il successo di questo modello, che non nasce come tale, ma lo diventa una volta che ne viene fatto uso da parte di big players, sta diventando un nuovo paradigma di marketing: l’apertura del proprio servizio conferisce una nuova ricchezza, conducendo nuovi utilizzatori, aumentandone la visibilità e l’immagine. Si tratta di aumentare il valore al rapporto con i propri utenti/clienti: un prodotto non deve esistere così com'è stato lanciato poiché, una volta operata una scelta, l'utilizzatore lo esamina applicando il suo senso critico. Se si tratta di un monolite, sarà facilmente attaccabile da concorrenti che proporranno delle alternative, se si rinnova in continuazione potrà creare un senso di instabilità nell'utente. La nuova strategia, invece, permette di utilizzare un prodotto così com'è, già efficiente peraltro, e innestargli nuove funzionalità a piacimento, appagando quindi sia il cliente che necessita stabilità, sia il cliente che desidera il rinnovo continuo, sia colui che critica costruttivamente e si vuole impegnare in prima persona ad apportare delle migliorie.

E' forse questa ultimo fattore, ovvero la possibilità di partecipare allo sviluppo non solo con il proprio senso critico, ma anche con un'attività fattiva, uno dei punti di forza più interessanti: il coinvolgimento in prima persona non solo appaga lo sviluppatore, ma crea intorno al servizio un'immagine di estrema disponibilità: "C'è qualcosa che vuoi migliorare? Fai pure, le nostre API sono a tua disposizione".

Per dare ancora più valore al nuovo modello sarebbe opportuno che chi amministra il servizio offra una gestione centralizzata degli strumenti accessori, offrendo una directory e un forum dove condividere pareri e suggerimenti per nuovi sviluppi. A questo punto sarà più semplice per tutti far proprio il nuovo approccio vincente.

Un articolo di Stefano Bonacina

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