venerdì, marzo 18, 2005

Cooperative Learning (apprendimento cooperativo) e nuove tecnologie informatiche (blog)

Cos’è il Cooperative Learning (Apprendimento Cooperativo)
Si può definire il Cooperative Learning come un insieme di tecniche di conduzione della classe, grazie alle quali gli studenti lavorano in piccoli gruppi per attività di apprendimento e ricevono valutazioni in base ai risultati acquisiti. [COMOGLIO, M., CARDOSO, M. A., Insegnare e apprendere in gruppo., LAS, Roma, 1996, p.24.]

Il Cooperative Learning si pone l’obiettivo di migliorare l'apprendimento scolastico insegnando contemporaneamente agli studenti a lavorare in modo cooperativo.

I teorici del Cooperative Learning partono dal presupposto che la complessità della nostra società non può essere affrontata utilizzando esclusivamente competenze individualistiche o competenze competitive.

C’è bisogno di persone in grado di lavorare in situazioni di interdipendenza positiva, perché solo una situazione di interdipendenza positiva favorisce la soluzione di quei problemi complessi che, oggi, singoli e aziende devono affrontare. L’interdipendenza positiva si realizza quando, all’interno di un gruppo, si risolve un problema con il contributo effettivo di tutti i suoi membri, impegnati con mansioni diverse a perseguire il medesimo obiettivo.

Per favorire la collaborazione all’interno dei gruppi‑lavoro, per fare in modo cioè che i gruppi‑lavoro riescano a perseguire i loro obiettivi in modo cooperativo, le persone che li compongono devono essere in grado di mettere in atto un repertorio di comportamenti verbali e non verbali che viene definito come insieme delle competenze sociali; ovvero l’insieme dei comportamenti che una persona deve imparare ad adottare per poter lavorare in gruppo in modo costruttivo.

Applicare il Cooperative Learning in classe
Un insegnante che intende trasformare la teoria in pratica educativa, che intende realizzare lezioni, unità di apprendimento, moduli in Cooperative Learning cosa deve fare in concreto, quali problemi si trova ad affrontare?

Sicuramente uno dei problemi più difficili da risolvere è quello di creare attività in cui ogni singolo membro di ogni singolo gruppo si possa sentire responsabilizzato perché indispensabile al raggiungimento dell’obiettivo del suo team di lavoro. Il problema è allora creare attività in cui l’interdipendenza positiva sia vissuta come autentica e non come qualcosa di fittizio. Se faccio leggere lo stesso brano a due ragazzi con competenze di lettura differenti non creo un rapporto di interdipendenza positiva autentica, ma di dipendenza, perché il meno veloce dipenderà dal più veloce. Se faccio realizzare un’intervista al preside e il più sfacciato fa le domande e il più timido scrive l’articolo sono riuscito a creare un rapporto concreto di dipendenza reciproca.

Il primo problema è perciò creare situazioni di effettiva dipendenza reciproca legata magari ad un obiettivo realmente motivante.

Il secondo problema è legato al reperimento dei materiali adatti al lavoro in piccoli gruppi; materiale che, anche se affronta il medesimo argomento, deve essere sufficientemente vario e articolato. La soluzione delle fotocopie non sempre risulta la più praticabile e la più motivante (una fotocopia non è mai allettante da leggere).

Un altro problema, il terzo, può essere quello del controllo costante di quanto i ragazzi producono. L’insegnante dalla cattedra può controllare l’applicazione delle competenze sociali, ma non riesce a controllare la qualità dell’attività che si sta svolgendo a livello cognitivo. Una soluzione potrebbe essere quella di alzarsi e cominciare ad entrare nei singoli gruppi, rischiando però di perdere il controllo generale della situazione e di alterare gli equilibri creatisi.

L’aiuto dai blog
Se un insegnante avesse la possibilità di lavorare in classe con le nuove tecnologie, computer (lavorando in gruppo in una classe basterebbero quattro o cinque computer portatili) collegati ad internet con una connessione veloce, potrebbe per prima cosa creare scopi infinitamente più motivanti, perché produrre materiali per la rete è ben diverso che farlo per l’insindacabile giudizio dell’insegnante. In secondo luogo potrebbe creare obiettivi raggiungibili solo grazie all’effettivo contributo di tutti i membri di un gruppo (ad. es. uno fa un disegno, uno fa foto, magari col cellulare, un altro scrive un articolo, un altro fa un’intervista) che sono perciò costretti a collaborare l’uno con l’altro. Diventa perciò più facile creare attività complesse e situazioni di interdipendenza positiva.

Diventa poi molto più semplice e molto meno costoso reperire materiali e condividerli con compagni e insegnanti che avranno il compito di aiutare i ragazzi a valutare la loro attendibilità (una competenza indispensabile nell’era di internet e della sovrabbondanza di informazioni).

Lavorando in questo modo i ragazzi poi possono essere costretti ad aggiornare in tempo reale la pagina su cui stanno lavorando, consentendo così all’insegnante, dal suo PC, di controllare il lavoro di ogni gruppo nel momento in cui viene prodotto e di dare così indicazioni utili in tempo reale.

Lavorare con le nuove tecnologie può perciò aiutare insegnanti che già lavorano in Cooperative Learning nel momento della progettazione delle attività (creazione di interdipendenza positiva e reperimento di materiali) e nel momento dello svolgimento delle attività (monitoraggio costante di quanto avviene nei gruppi).

Ora si tratta di capire come funzionano queste nuove tecnologie e se, la loro introduzione, è sostenibile dal punto di vista economico.

Cos’è un blog
Il blog è una vera e propria rivoluzione internet.

Le innovazioni principali che hanno caratterizzato l’internet degli albori erano state:

  • la semplicità nella ricerca e nella fruizione della documentazione tramite i browser e i motori di ricerca;
  • la possibilità di utilizzare i browser per servirsi di applicazioni senza installare software (il passaggio da applicazioni client-server a browser-web).
    Avrete sicuramente utilizzato un’applicazione internet (ad esempio l’utilizzo di una casella di posta web) ma l’avete fatto in maniera quasi spontanea, utilizzando il browser, e senza dover installare sul vostro computer software.

A questo punto il difficile non era accedere a materiali; il problema risiedeva invece nella complessità della produzione della documentazione. Produrre documentazione internet richiedeva competenza e conoscenza. Creare un sito richiede la conoscenza del linguaggio html o di un software per la creazione di pagine html, richiede la conoscenza dei link (altrimenti non si riesce a far passare il visitatore da una pagina all’altra), la conoscenza delle directory su un web server, la conoscenza dell’ftp per inviare i documenti sul web server.

Con i blog si diventa operativi e indipendenti in pochi minuti e milioni di bloggers (chi possiede e alimenta blog) stanno velocemente modificando internet.

Internet sta passando da semplicemente fruibile a semplicemente popolabile.

Descrivere a parole cos’è un blog è molto più complesso di navigarlo. A livello di fruizione la percezione è di un sito simile ad altri: scarno ed essenziale, costituito tipicamente da una sequenza di articoli nel corpo principale e, sulla destra (o sulla sinistra), di una descrizione del blogger più l’archivio di tutti gli articoli precedentemente pubblicati.

L’innovazione vera è nella fase di introduzione degli articoli.

Dopo aver scelto uno stile per il proprio blog (tra le decine standard disponibili, ma ve ne sono migliaia su siti non ufficiali) e fatte alcune configurazioni minime si passa alla fase di introduzione degli articoli: basterà mettere il titolo e il corpo dell’articolo per scatenare un processo che metterà il nuovo articolo in evidenza sul blog (i più recenti in alto) e nel caso si sia scelto di tenere in evidenza cinque articoli, di archiviare il quinto.

Il blog era nato inizialmente per soddisfare le esigenze di giornalisti, ma nuove caratteristiche lo stanno rendendo uno strumento versatile e universale.

Ad esempio: si può fare in modo che ogni articolo possa essere commentato e il blog si trasforma in qualcosa di simile ad un forum.
Si può fare in modo che più persone possano con un utente differente pubblicare articoli ma che uno solo rimanga il redattore, in questo modo il blog si trasforma in rivista.
Si può fare in modo che il blog sia costituito invece che da articoli da fotografie (photo blog) trasformandolo così in uno strumento adatto per fotografi o per qualsiasi persona con una macchina digitale o telefotino (telefono cellulare in grado di fare fotografie).
Si può fare in modo che il blog sia costituito da messaggi vocali o da telefonate convertite in messaggi vocali.
Si può fare in modo che per inviare l’articolo si usi un’e-mail o un sms.

Ogni giorno vi sono novità in materia e milioni di utilizzatori.

Quanto costa lavorare con i blog
In questi ultimi anni i veri costi si stano sempre più spostando dall’hardware e dal software alla conoscenza.
In questi giorni negli Stati Uniti si parla di computer da 100 dollari.
Per essere realisti un buon portatile costa dai 1000 ai 1500 euro (con processore che ottimizza il consumo di corrente elettrica e scheda wi-fi 802.11g).
Basterebbe averne da 5 a 10 per istituto in un armadio-cassaforte, magari con prese di corrente elettrica per ricaricarli.

In caso di necessità si dovrebbe prenderli nell’armadio e accenderli in classe (senza bisogno di prese di corrente elettrica e di connessione di rete).

Per garantire una buona copertura bisognerebbe predisporre per ogni classe un access point wi-fi 802.11g (o seguire i consigli di validi specialisti di rete).

Il problema degli standard radio è che possono aver problemi ad attraversare le pareti. Per garantire in ogni classe una buona recezione l’unico modo è fare test sul campo. In ogni caso un access point (punto di accesso radio) per ogni classe è sicuramente sovradimensionato, ovvero in alcuni casi magari è sufficiente un access point ogni due o tre classi o ogni piano.

I vari access point vanno raccordati per sfruttare una connessione internet veloce (ADSL). Ovvero gli access point devono essere collegati tra loro via onde radio o via cavo e tutti devono beneficiare di una connessione internet veloce.

Nel caso ADSL non sia disponibile, con costi maggiori è consigliabile una connessione satellitare download / upload (in grado di ricevere e trasmettere). In alternativa al satellite si può valutare una connessione UMTS.

Questa la soluzione ottimale che permetterebbe di:

  • non dedicare una o più aule ad uso sala informatica
  • non far spostare i ragazzi dalla classe per l’utilizzo della tecnologia
  • agevolare il lavoro di gruppo con un unico computer
  • permettere a chi possiede un portatile a casa di utilizzarlo anche a scuola (negli Stati Uniti il governo sta dando agevolazioni fiscali per fare in modo che ogni ragazzo arrivi ad avere un portatile. Se si pensa a quanti libri ci stanno dentro e quanto poco peserebbe rispetto ad uno zaino …)

Con soluzioni tradizionali l’utilizzo dei blog non cambia.

Si tratta di applicazioni Internet gratuite, semplici da utilizzare, che nascondano una grande complessità in costante aggiornamento.

Paolo Scorzoni www.abilidendi.it
Fabrizio Pivari www.pivari.com

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