giovedì, dicembre 22, 2005

Anomala disavventura con xbox 360? (parte seconda)

Mi dispiace continuare a disturbarvi con i miei problemi, ma siamo alla seconda puntata della mia odissea personale con il 360.
Dopo aver parlato con alcune persone, e anche con il mio negoziante di fiducia, nutrivo la fievole speranza che le cose si potessero sistemare (infatti i loro contatti in Microsoft sembravano possibilisti).
Tanto è vero che per due giorni non ho telefonato all'assistenza, aspettando che mi chiamasse qualcuno, cosa che puntualmente non è avvenuta.

Oggi 22/12/05 ho telefonato all'assistenza e Rudy, "responsabile assistenza" (ovviamente responsabile senza potere decisionale) mi ha detto che l'imballaggio quando è arrivata la console in Germania, risultava integro, pertanto non sanno che fare, in quanto gli sembra impossibile che si sia potuta rompere così la console, senza danneggiarsi il cartone.
Adesso dovrò mandare un fax in Germania dove io, mia moglie ,mia madre e mio padre dichiariamo firmandolo, che al momento dell'imballaggio la console era integra (non funzionante) ma integra. (Mia madre è molto cattolica, dite che la faranno giurare sulla Bibbia?)
La cosa divertente è che Natale, Rudy, e gli altri dell'assistenza dicono che assolutamente mi credono, che anche loro sono dei videogiocatori e mi capiscono, se continuiamo così probabilmente ci innamoreremo e io lascerò la mia famiglia.
Inoltre Rudi mi ha chiesto se sono io che mando "tutti quei messaggi ai forum", penso infatti che ci sia qualcuno che sta mandando in giro quello che mi è successo, tanto è vero che deve essere anche sulle news di google.
Per come sono fatto io, mi dispiace anche fare tutto sto casino, con tutti i problemi che ci sono al mondo, ma effettivamente mi viene un nervosismo tale se ci penso che non posso lasciar perdere.
Io non voglio dire che un trasportatore possa aver sostituito il cartone perchè l'aveva sfasciato, però non sono neanche sicuro che una console così pesante non possa rompersi durante un viaggio senza che il cartone si danneggi.

Voglio anche ringraziare tutte le persone che mi stanno aiutando, come la redazione di Game Republic, i ragazzi di Get Ready di Bologna, Fabrizio Pivari, e tutti gli altri dei NewsGroup o di vari siti.

Mi aspetto da Microsoft invece che mi dia un risposta possibilmente prima che esca una nuova generazione di console (XBOX 720?) che mi dica che ho diritto alla sostituzione o che non ne ho diritto (nel qual caso farò quello che può fare un consumatore se si sente fregato) l'importante è avere una risposta ufficiale, e non essere palleggiato a destra e sinistra continuamente.

Non vedo l'ora di finirla , così da poter tornare nel mio piacevole anonimato, magari a giocare con il 360, perchè colmo dei colmi, io tuttora la considero una grande console.

Matteo Busacchi

mercoledì, dicembre 21, 2005

Anomala disavventura con xbox 360?

Monzuno, 21/12/2005
Mi chiamo Matteo, ho 32 anni, e gioco coi videogiochi da che mi ricordi, ho avuto praticamente tutte le console, portatili e non, e sono talmente appassionato che tutti i miei amici e conoscenti mi chiedono consigli in merito. Sono pure un collezionista, per intenderci, se esce una versione speciale di un gioco, io compro quella, a me pertanto piacciono i giochi originali e mi piace tenerli, non ho mai comprato un gioco masterizzato neanche quando sulla Play 1 giravano pure i posabicchieri.

Vi chiederete “Ma a noi che ce frega?”
La mia premessa era per cercare di far capire l’emozione che può provare uno come me, e penso come voi all’uscita di una nuova console, indipendentemente che sia un fan Sony, o Nintendo o Microsoft. Pertanto il 2/12/05 sono lì in prima fila a prendere il mio nuovo 360 prenotato per tempo, dopo aver praticamente aiutato il negoziante a tirare su la serranda, me lo prendo e lo porto a casa, con giochi vari, secondo joypad ecc...

Da adesso in avanti entriamo nel mondo del paranormale:
07/12 – Alle ore 22 decido di giocare a quel fantastico gioco di Condemned, sono quasi alla fine e sono felicissimo, ho appena messo a letto i miei due bambini, nessuno mi può disturbare o rovinare l’atmosfera, anche mia moglie (videogicatrice) è di fianco a me che mi vuole vedere mazzulare il cattivone finale.

Accendo la console, niente, schermata nera, con messaggio multilingua, ERRORE DI SISTEMA E 74.
Dopo essere rimasto 5 minuti in stato di shok a fissare il quadrante in basso a destra che lampeggia di rosso e non di verde, mi affretto a telefonare all’assistenza, purtroppo sono già chiusi, richiamerò domani.

08/12 – Grande, sono aperti nonostante sia festa, venti minuti di attesa dopo, riesco a parlare con un addetto all’assistenza, gli spiego tutto, e lui rassicurante mi dice di non portare assolutamente la macchina nel negozio dove l’ho comprata ma che verrà un loro corriere il giorno dopo a ritirarla, con un imballaggio, e nel giro di 72 ore avrò la console nuova. Fantastico, che servizio, che assistenza.

Passano i giorni quando...
12/12 Arriva il corriere con l’imballo, invece che portarla via lascia lì tutto, va bene, si vede che ho capito male. L’imballo io seguendo le istruzioni, e chiamo il corriere, domani la vengono a ritirare.

13/12 Arriva il corriere e la porta via.

19/12 Rientro dal lavoro vedo il pacco, grande ci hanno messo 11 giorni ma poco importa, siamo comunque a dicembre, neve ghiaccio, l’importante è che sia arrivata.
Apro il cartone, la console è distrutta, pezzi di plastica grigio chiaro e grigio scuro da tutte le parti. Non ci credo, evidentemente il corriere l’ha sbattacchiata a destra e sinistra, mentre sono in attesa con l’assistenza, leggo la lettera Microsoft dentro alla scatola.
Il succo della lettera in inglese è che la mia console non ha diritto alla garanzia perchè è arrivata su spaccata e in pessime condizioni, come se io l’avessi cercata di vivisezionare.

Oggi 20/12/05 sono ancora qui con un cadavere grigio in salotto che sto cercando di far capire alla Microsoft che, la console deve per forza averla rotta il LORO corriere con il LORO imballaggio, che fin da subito gli ho comunicato quale era il difetto E 74, che dovevano comunicarmelo quando era arrivata all’assistenza come era ridotta e non rimandarmela indietro così, che era meglio se me la facevano riportare in negozio (erano passati 5 gg) che non posso essere io che chiamo l’UPS per lamentarmi, (non dovevano essere loro che verificavano col loro corriere?) che non posso continuare a giurare al telefono che non l’ho spaccata io, come possono testimoniare le persone della mia famiglia, come se fossi uno che vuole fare il furbo.
A tutto questo aggiungo che ho mandato due email all'assistenza Microsoft, che ovviamente non mi ha mai risposto, che un certo Rudi, responsabile assistenza, doveva richiamarmi e ovviamente non mi ha chiamato.
Certo che non avrei mai pensato che la mia prima lettera a una rivista fosse per una cosa del genere, ma piuttosto per la così detta console war o su quel o quell'altro gioco.
Io spero che qualcuno pubblichi questa lettera, perchè magari non succeda anche a voi, se poi vorrete sapere come è andata a finire ve lo farò sapere, per adesso ho speso più di 500 Euro, compresi i giochi, per giocare 5 gg.
Fantastica l’assistenza del 360.

Matteo Busacchi
V.le Bertocchi 31
40036 Monzuno (BO)

martedì, dicembre 20, 2005

"Cerca con Google" da tasto destro in Internet Explorer

In epoca di Google Toolbar ed affini, penso che a molti di voi faccia piacere sfruttare una piccola opportunità che vi permetta di non installare una barra che si integra in Internet Explorer, occupando risorse, seppur minime e che, comunque, aggiunge elementi di sistema che non sono del tutto cristallini, da un punto di vista della privacy. Analizzando il registro di Windows, ci si stupisce della notevole quantità di dati aggiunti e sui quali ho ancora le mie riserve.
Tantè, ora, anche quando installiamo gli aggiornamenti per la Java Virtual Machine di SUN, tanto per citare un esempio, bisogna fare attenzione a non installare la Google Toolbar che ci viene proposta all'inizio del setup della JVM sopradetta.
In effetti, lo scopo principale per il quale decidiamo di installare uno strumento aggiuntivo per il browser è, principalmente, la possibilità di effettuare velocemente delle ricerche via web, sfruttando il potente motore di Google e poco altro, quindi è lecito chiedersi sino a che punto ci conviene installare una barra degli strumenti aggiuntiva, se ci serve solo per il motivo esposto

Una semplice alternativa...
Sfruttando le enormi possibilità che ci fornisce il registro di Windows, mi sono divertito ad implementare al menu contestuale del browser Internet Explorer (da tasto destro su di un'area libera della finestra di IE), la voce "Search with Google" (Cerca con Google).
Cliccando su tale voce, si aprirà una finestra di piccole dimensioni, all'interno della quale è inserita la casella per le ricerche tramite Google, simile a questa:

Niente di più comodo ed immediato
"Google Search Right Click IE menu" è un'aggiunta al menu di scelta rapida di Internet Explorer 6.x per Windows, che permetterà di effettuare ricerche tramite Google, direttamente da una qualsiasi finestra del browser Microsoft.
Facendo click sulla chiave di registro, si aggiungeranno le relative informazioni al registro di Windows, inclusa nell'eseguibile disponibile per il download a fine pagina.
Dopo aver unito le informazioni al registro, aprendo IE e cliccando con il tasto destro del mouse su di un'area libera della finestra del browser, vedrete che si sarà aggiunta una nuova voce: "Search with Google".
Fate click sulla stessa e potrete accedere, in ogni momento, alla finestra di ricerca di Google.

Rosario Marcianò

Download Search with Google Add-On

lunedì, dicembre 19, 2005

Scegliere l'agenzia di Search Engine Marketing

La scelta dell'azienda SEM a cui affidarsi per acquisire nuovi clienti, lancio prodotti, affermazione del brand è una decisione importante: scegliere il partner giusto può significare successo o fallimento dell'approccio a internet quale strumento di marketing. MattMcGee, con un articolo pubblicato in SEMPO, consiglia alle aziende di porsi alcune domande per riuscire a indentificare le SEM Agency all'altezza, alcune delle quali ripropongo (riviste):

1- L'azienda risponde alle vostre domande onestamente e completamente, o ha evitato determinati argomenti ed ha dato le risposte sfocate ad altre?
L'azienda di SEM non deve avere niente da nascondere quando descrive come ottimizza i siti web e le metodologie utilizzate (doorpage, cloaking, pagine d'entrata, etc., redirect, testo nascosto,...); non dovrebbe essere elusiva nell spiegare se le metodologie utilizzate sono a rischio di spam e se sono in grado di assicurare per iscritto nel contratto che quanto loro propongono non costerà al sito del cliente in futuro perdite di posizionamenti per "bannaggio" del sito o perchè la metodologia usata non è la migliore utilizzabile. La risposta "fino ad oggi ci è andata bene" non dovrebbe accontentarvi e non è certo segno di professionalità.
Più il business è internet oriented, meno le "furbizie" da SEO dovrebbero essere applicate, a meno che non siamo accettate o esplicitamente richieste dal cliente.

2. L'azienda SEM ha esperienze importanti con molte altre aziende?
Case history sia su interventi SEO che PPC, lista di referenze contattabili, casi concreti completi e non semplici indicazioni di risultati vaghi ("per tale cliente siamo primi nei motori con queste parole chiave", tale dato può non essere sufficiente a giustificare il successo o il fallimento di un servizio che si deve misurare in termini di risultati concreti: new business. Tali risultati non dipendono solo da qualche posizionamento).

3. Avete bisogno di SEO o di PPC? Entrambi? O qual'cosa in più?
Non tutti i siti web hanno bisogno di sola ottimizzazione o di solo PPC. Le ragioni sono molteplici. Ma quel che più conta: SEO e PPC sono due attività completamente diverse tra di loro. La pubblicità PPC rende meno economicamente alle agenzie SEM dei servizi SEO e per questo molte di queste non sono all'altezza di gestirla al meglio, non dedicandoci il dovuto tempo e la dovuta attenzione, e non avendo molto spesso le competenze necessarie (web copywriting, web analysis, roi optimization; ...).

4. L'attività SEM può essere "interiorizzata" dall'azienda?
Se il business del cliente è "interent oriented" (e-commerce, turismo, etc.), forse l'attività SEO può essere valorizzata sfruttando anche le competenze e le risorse umane del cliente. Un'agenzia SEM che non vuole o sa offrire la consulenza al cliente per renderlo quanto possibile autonomo nell'attività SEM non svolge correttamente il suo compito.
Ad esempio, non sempre la creazione di "pagine di supporto" da parte dell'agenzia SEM è la soluzione migliore. A volte si deve ottimizzare il codice del web site per ottenere posizionamenti importanti magari su migliaia di parole chiave derivanti dai contenuti del sito web, e per ottenere questo bisogna relazionarsi con i webmaster che hanno realizzato il sito web o con i responsabili dei contenuti.

Importante: nessuna agenzia SEM può promettere posizionamenti d'eccellenza di lunga durata nei risultati organici dei principali motore di ricerca (Google , Yahoo, MSN) perché i motori di ricerca cambiano costantemente.
Ho scritto altri articoli in proposito. Ne segnalo tre (uno sulla mia zienda):

Andrea Cappello WMR srl Studio Cappello "i professionisti dei motori di ricerca" Search Advertising Blog, il mio blog Guida ai motori di ricerca consigli per ottimizzare il sito web

mercoledì, dicembre 14, 2005

E se internet comprasse spot in Tv? Firefox, Ebay, Google e Yahoo! ci stanno già pensando

La guerra dei browser si potrebbe allargare anche in Tv. Girano infatti insistenti voci che vorrebbero già pronti degli spot per la Tv da parte di Mozilla per pubblicizzare il suo browser Firefox. Da sottolineare che stanno circolando altre indiscrezioni secondo le quali anche Google, Ebay, Yahoo! e ovviamente la stessa Microsoft sarebbero pronti a scendere in campo televisivo.

Sarebbe un evento storico: Internet, tanto bistratta dalla Tv,dal digitale terrestre, dalla carta stampata e dalla Tv via cavo, inizia ad occupare spazi pubblicitari sulle Tv e ad attirare a sé (con una forma educativa da non sottovalutare in Nazioni come l'Italia) la grande massa degli utenti televisivi. Potrebbe essere davvero rivoluzionario, una mossa che darebbe una spinta fortissima alla crescita di Internet nel mondo.

Immaginatevi un Ebay che inizia a spiegare le sue incredibili potenzialità di vendita, anche per i singoli privati. Il passaggio ad accedere ad Internet, anche per la prima volta, non sarebbe poi così difficile.

D'altra parte non sarebbe neanche tanta infondata la sopraccitata ipotesi di Internet promossa in Tv , visti i fatturati e gli utili, come minimo raddoppiati, se non triplicati delle aziende web prima indicate, le poche rimaste dalla crisi del 2000 e che adesso, finalmente, iniziano a godere di tutte le fatiche fatte anche per riuscire a sopravvivere in certi momenti della loro breve storia.

Ritornando al discorso Firefox, la mossa degli spot televisivi sarebbe solo l'ultima delle diverse iniziative che il marketing di Mozilla ha pensato negli ultimi tempi. Basti ricordare il programma di affiliazione che permette ad ogni webmaster di guadagnare un euro/dollaro per ogni download di Firefox proveniente dal proprio sito web. Tra l'altro, tante piccole cose lasciano supporre che dietro Mozilla, che ricordiamo è divenuta una società (prima era una fondazione) ci possa essere dietro Google e le sue enorme possibilità economiche.

La pubblicità televisiva di Firefox si baserebbe sulla "simpatia", quasi come una pubblicità autoprodotta. Infatti, secondo quanto riportato qui (http://www.spreadfirefox.com/node/20326) si sta per aprire un vero e proprio concorso per la creazione di video di massimo 30 secondi per promuovere l'uso di Firefox. Qui invece ci sarebbero già alcuni video da vedere: http://funnyfox.org/

Il mistero rimane su come questi video saranno diffusi e qui ritorna il discorso delle indiscrezioni della pubblicità televisiva e, allargando il ragionamento, di una sempre più forte presenza di Google e delle sue finanze dietro a Mozilla e al suo prodotto opensource Firefox.

Ma la cosa più bella, lasciatemelo dire, sarebbe vedere aziende Internet che rubano spazi pubblicitari alla Tv promuovendo servizi online: per uno come me che ha lavorato sin dal 1996 nell'Internet italiana, quando nessuno ci credeva, sarebbe davvero una "piccola-grande soddisfazione". E non credo solo per me...

Marcello Tansini WebMasterPoint.org

lunedì, dicembre 12, 2005

Sistemi di Content Management (CMS): a che cosa servono e perché sono sempre più utili a tutti?

Si parla spesso di siti statici e di siti dinamici e per chi non è addentro alla costruzione e gestione di progetti sul web la difficoltà di capire la differenza non è poca.

Diciamo per semplificare che un sito tradizionalmente viene costruito attraverso un codice, chiamato HTML, che permette di costruire le pagine scrivendole direttamente o attraverso programmi che aiutano il webmaster ad impaginare i contenuti.

Questi siti, con estensione “nomepagina.html”, sono appunto detti statici ed hanno due caratteristiche chiave: la prima è che le pagine hanno un nome verbale o numerico deciso dal webmaster (ad.es. chisiamo.html), dunque se vengono spostate in un’altra cartella o rinominate tutti i link che vi fanno riferimento devono essere corretti.

La seconda è che per aggiornare un sito statico occorre una persona che conosca il linguaggio html oppure che abbia dimestichezza con un editor, insomma non può essere fatto da tutti. Queste due caratteristiche comportano delle difficoltà d’aggiornamento, sia per la necessità di ricorrere ad una figura tecnica sia perché un sito che deve essere modificato frequentemente diventa molto laborioso da gestire.

Veniamo invece ai siti dinamici ed ai cms (content management system, argomento di questo approfondimento). Ci sono diverse tecnologie che permettono di sviluppare siti dinamici: asp, php, coldfusion, java ed altri.

Quello che importa però è che questi sistemi permettono di creare le pagine di un sito attraverso un programma, il cms appunto, che consente due grandi vantaggi.

Il primo è che il cms permette di creare in modo semplice le pagine, senza bisogno di alcuna conoscenza tecnica, attraverso un’interfaccia che consente di scrivere e formattare le pagine come se fossero dei documenti di word. Allo stesso modo le pagine possono essere modificate tramite una semplice funzione “modifica”, salvate e quindi automaticamente rimesse in linea dal sistema.

Il secondo punto è che le pagine vengono create assegnando loro automaticamente un numero o un nome, questo fa sì che esse si possano spostare in giro per il sito senza che questo comporti l’aggiornamento degli altri link. Ciò vuol dire concretamente che tramite un semplice pulsante “sposta” interno al pannello di gestione qualunque persona abilitata può spostare una pagina da una sezione all’altra senza alcun bisogno di ulteriori operazioni o modifiche.

In parole povere dunque l’azienda che ha un cms può aggiornare da sola il proprio sito senza alcuna necessità di figure tecniche, interne o esterne.

L’importanza di questo aspetto si collega al fatto che nel web l’aggiornamento frequente e la ricchezza dei contenuti sono sempre più cruciali per favorire l’interesse di un sito e la sua reperibilità sui motori di ricerca, insomma per competere con la concorrenza in modo forte e vincente.

Inoltre l’eventuale spesa iniziale per comprare una piattaforma (i costi sono diversissimi a seconda delle necessità) è largamente compensata dall’indipendenza dal fornitore tecnico e da eventuali altre figure esterne deputate alla gestione tecnica.

Per questo oggi i siti dinamici sono la maggioranza ed è sempre più importante che qualsiasi tipo d’azienda li prenda seriamente in considerazione per poter davvero competere sul mercato a livello di internet.

Gianluigi Zarantonello

venerdì, dicembre 09, 2005

I blog – la nuova frontiera dei comunicati stampa

L’utilizzo di blog per la pubblicazione di comunicati stampa da parte delle aziende è ormai un dato di fatto. In pochissimo tempo quella che è stata l’intuizione di alcuni è diventata una pratica comune. Del resto i vantaggi sono notevoli. Si parte dalla semplicità di aggiornamento da parte di più persone - senza che però sia necessaria una particolare predisposizione a tecnologie sofisticate - per arrivare a un elemento sicuramente più significativo che rende il blog uno strumento di successo: la facilità di indicizzazione da parte di motori di ricerca come Google. A questo poi si aggiunge l’accessibilità delle notizie con i feed XML. Il risultato? In tempi brevissimi si diffonde la notizia a un pubblico esteso.

Negli ultimi mesi si è poi sviluppato un nuovo canale di informazione, quello di “blog contenitore” sui quali aziende e professionisti della comunicazione possono pubblicare il loro comunicato stampa sfruttando il semplice modulo del blog.

Una delle prime società a offrire questo tipo di servizio è stata la statunitense PRWeb (www.prweb.com), che già dal 1997 diffonde gratuitamente i comunicati stampa di piccole e medie aziende. L’idea alla base è quella di garantire l’accesso ai media a tutte le aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni. È proprio in quest’ottica che nel 2004 è nato il loro “press release blog”. Dopo la registrazione gratuita al servizio, ora disponibile in inglese, spagnolo e cinese, è possibile pubblicare il proprio comunicato stampa compilando il form con titolo, sottotitolo, settore al quale si riferisce, zona geografica interessata e così via.

Anche in Italia si sta diffondendo il “blog contenitore” di comunicati stampa. Tra questi uno molto facile da usare è www.comunicati-stampa.net. Qui l’accento è dato ai comunicati stampa che trattano di tecnologia e internet e prima della pubblicazione il comunicato deve ricevere l’approvazione della redazione. Il blog www.comunicatistampablog.it al contrario è aperto a qualsiasi tematica: una barra di navigazione molto intuitiva sulla colonna di destra permette poi di muoversi facilmente nelle varie categorie in cui sono suddivisi i comunicati stampa, che spaziano dal web al turismo. In questo caso non serve la registrazione, ma resta necessaria l’approvazione della redazione prima della pubblicazione.

Il primo blog in Italia dedicato ai comunicati stampa è stato però www.comunicati-stampa.com, diretto da Fabrizio Pivari. Rivolto esclusivamente a comunicati stampa aziendali, fissa delle regole più rigide per la pubblicazione, che includono anche istruzioni dettagliate per quanto riguarda la formattazione. Questo piccolo accorgimento permette di ottenere pagine più leggibili. Il rischio che si corre offrendo questi servizi gratuiti tramite blog è infatti che ci sia chi, pur di farsi leggere, utilizza font immensi o multi-color col solo risultato di rendere il testo meno leggibile. Un mini book gratuito a cura dello stesso Pivari completa il servizio, definendo chiaramente le linee guida per la realizzazione di un comunicato stampa efficace.

Slawka G. Scarso www.slawkagscarso.blogspot.com - www.artmotions.biz

mercoledì, dicembre 07, 2005

Realizza un racconto Storico. Dal Cooperative Learning all'Apprendimento Significativo

Oggi noi insegnanti ci sentiamo un po' disorientati. Non abbiamo molti punti di riferimento nel momento in cui ci accingiamo a redigere una programmazione. Un tempo eravamo rassicurati dal programma. Sapevamo sempre a che punto eravamo (quasi sempre indietro...).
Non è facile cambiare, non è facile passare dall'Unità Didattica, dal Modulo, all'Unità di Apprendimento, soprattutto per chi vuole realizzare un cambiamento effettivo e non solo un cambiamento a livello semantico.

L'articolo che vi propongo non è altro che la narrazione di un'esperienza svolta in una classe prima di un Istituto Professionale per il Commercio, nella primavera del 2004, ispirato dalla lettura di Insegnare ed apprendere con il portfolio, di Mario Comoglio.

Non è un esempio maturo di Unità di Apprendimento e di Valutazone Autentica, ma può diventare uno strumento utile per tutti coloro che sono intenzionati a modificare davvero il loro modo di realizzare apprendimento.

Facendo click sul link che segue potrete accedere direttamente all'articolo http://www.abilidendi.it/Articolo-Cooperative-Learning-RealizzaRaccontoStorico.pdf

Paolo Scorzoni
http://www.abilidendi.it/

lunedì, dicembre 05, 2005

Prima cerca in Google e poi spara un SMS

Si chiama Google Send to Phone ed è il nuovo servizio lanciato dall'ineguagliabile super motore di ricerca. Questo nuovo servizio, attualmente disponibile solo per il mercato americano (ma se avrà successo, è promessa la sua diffusione anche su altri mercati) è per il momento gratuito.
L'idea è semplice e banale!
Quante volte avete ricevuto una chiamata di un amico che da fuori casa o ufficio vi chiede di trovargli una informazione o un indirizzo su Internet?
A noi spesso. E quasi sempre siamo noi a fare la chiamata di aiuto.

Il problema è che chi sta chiedendo aiuto ad un amico collegato in rete - ed è in strada ad esempio - è comunque in una situazione disagevole, dove probabilmente carta e penna puntualmente mancano o l'informazione è talmente lunga che è quasi impossibile ricordarla tutta a memoria.
Allora perché ciò che è stato trovato non può essere sparato via SMS al telefono di chi chiede aiuto?

Per far questo è necessaro installarsi un estensione (udite-udite) solo per FIREFOX (Windows o Mac che sia) ed il gioco è fatto. Sulla vostra barra di FireFox apparirà una piccola icona di un cellulare. Non è certo questo il uogo dove fare congetture e ragionamenti di dove Google voglia andare, ma giorno dopo giorno, appare sempre più chiaro. No?
Qui trovate l'estensione per chi desiderasse installarlo anche se fuori dagli Usa.

Luca De Nardo - ICTblog.it

venerdì, dicembre 02, 2005

Marketing passaparola ovvero, lo spostamento dell'asse della fiducia

Voi, impiegati amministrativi, ma anche voi Amministratori Delegati, Direttori Generali, Direttori Marketing, vicedirettori, addetti al Call Center, tecnici di produzione, vi siete mai chiesti perchè state utilizzando una certa applicazione, o il vostro applicativo ERP vi presenta un certo tipo di risultati in un certo tipo di modo, o ancora perchè vi viene spesso risposto dal dipartimento IT che l’implementazione di una vostra idea “non si può fare”?
Ebbene, per dare una o più risposte a queste domande bisogna innanzitutto chiedersi quali sono le risorse che vengono utilizzate nella fase di ricerca di una soluzione ICT.
A ben vedere, però, anche negli altri settori l'approccio è caratterizzato da metodologie molto simili.
Ogni metodo è sostenibile, in una prima fase di scanning dell’offerta del mercato e, secondo un’analisi di KnowledgeStorm, il più utilizzato è la lettura di pubblicazioni e newsletters, mentre l’ultimo (ahimè) è il parere di consulenti. In mezzo ci sono altri metodi che vi svelerà il seguente grafico:

Non vedo assolutamente paradossale che agli ultimi tre posti ci siano i metodi di valutazione più costosi e, tra l’altro, in classifica inversa rispetto al costo. Mi sarei invece aspettato un posizionamento migliore per la voce “forum online, newsgroups, or communities”, perché i pareri di propri simili che hanno precedentemente affrontato un problema similare al nostro contengono un valore superiore proprio perché estrapolati da prove sul campo.

Credo però che il motivo di questo scarso utilizzo risieda in due cause principali:

  • nella difficoltà oggettiva (ovvero dall’impedimento) che un’azienda ha nell’ammettere una propria debolezza (chiedere un parere ad altri per identificare una soluzione IT per alcuni è ancora sintomo di indecisione, non di necessità di condivisione);
  • nella ritrosia a descrivere all’esterno una propria finalità, ovvero a svelare informazioni che potrebbero, più o meno facilmente, a formulare ipotesi sui propri piani tattico/strategici

A questo punto, però, è doveroso fare una considerazione su quanto concerne le informazioni provenienti direttamente da fonti non pagate per darle, ovvero quelle classificate sotto la voce “Word of mouth”: a voler ben vedere, anche tutto ciò che riguarda i forum online, i newsgroup e le comunità, è costituito da informazioni dirette, come anche una buona parte dei risultati dei motori di ricerca proviene da fonti volontarie.

Ebbene, si ritorna a parlare prepotentemente della fonte informativa più antica, un tipo di sorgente primaria, ancora preesistente alle prime forme di pubblicità e che adesso trova nuova forza e vigore grazie all’impiego delle tecnologie di distribuzione e condivisione delle informazioni.
Soppiantata, da anni e fino a poco tempo fa, dall’informazione “istituzionale” (quella di riviste e pubblicazioni), che possiede tutte le caratteristiche (fuorché l’obiettività) per presentarsi come tutta d’un pezzo, la nuova ondata del “word of mouth” rischia di essere così pervasiva e obiettiva da metterla in ombra e farla indietreggiare, quando addirittura non arrivare a sbugiardarla.
Considerate, ad esempio, i siti che raccolgono recensioni e rating degli utenti a proposito di un particolare prodotto o servizio: questa è l’istituzionalizzazione del parere volontario.

Rischi: uno dei maestri del mettere l’ovvio nero su bianco (Philip Kotler, n.d.a.) ha spiegato nel 1987, che la maggior parte dei clienti insoddisfatti non si prende la briga di segnalare la sua insoddisfazione, ma semplicemente se ne va e trova un’altra soluzione. Un altro maestro d’ovvietà (citazione autoreferenziale) ha sapientemente motivato la sua affermazione “la maggior parte di coloro che si prendono la briga di parlare spontaneamente di un prodotto o servizio sul web lo fa per descrivere una sua insoddisfazione o frustrazione”.
Il rischio, infatti, della raccolta di pareri non sollecitati via web è la scoperta di una grandissima quantità di posizioni negative che costituiscono la solita punta dell’iceberg di una pletora di pareri inespressi e non conoscibili.
La grande importanza di queste opinioni, però, è l’ausilio che offrono nella determinazione di eventuali debolezze dei prodotti in corso di valutazione, o dei servizi ad essi collegati (licensing, manutenzione, supporto, etc): considerando attentamente cosa viene affermato, si potrà essere più preparati nella ricerca, nella fase di prova e, infine, nella decisione.

Stefano Bonacina - conneXioni

giovedì, dicembre 01, 2005

Skype 2.0 beta!

E' uscito proprio oggi Skype 2.0. Pensavate non lo provassi?
Fatto: cotto e mangiato.
Lo ho subito scaricato e installato.
La più importante novità di Skype 2.0 beta è che ora supporta la video conferenza!!!!!
Non sarà un killer application come il VoIP, ma sicuramente porterà ulteriore fermento sul mercato.
Nel frattempo (come è ovvio che sia) Skype spinge per l'uso di specifiche WebCam, ma non dovrebbero esserci problemi se si usano WebCam non certificate.

Dunque curiosi? Armatevi di webcam, installatevi la beta e se volte provate a chiamarmi: fpivari

Fabrizio Pivari per i-dome e ICTblog

martedì, novembre 29, 2005

Google AdSense e Firefox Referrals: come funzionano?

Il 4 novembre ho ricevuto notifica di essere diventato un Google Referral Partner per Google AdSense!
Ho studiato la nuova funzionalità e oggi 5 novembre ve la spiego.
In primo luogo dovete essere iscritti al servizio Google AdSense.
Non lo siete ancora?
Cosa aspettate? Cliccate sul bottone sottostante e fate la vostra iscrizione!

Ora sbrigatevi a guadagnare i vostri primi cento dollari $100!
Perché?
Perché Google AdSense Referrals mi premierà dandomi $100 :)

Questo è Google AdSense Referrals, la possibilità di guadagnare da ogni iscritto portato, quando questi riuscirà a raggiungere la quota di $100.
Una specie di catena di Sant'Antonio o MLM dove io voglio essere tra i primi in Italia a partire :)

Nel messaggio in inglese c'è un'altra opzione molto interessante che non sono ancora riuscito a trovare nella versione di AdSense in italiano:
when a user you've referred to Firefox plus Google Toolbar runs Firefox for the first time, you'll receive US$1 in your account
ovvero
se tramite la tua segnalazione della Google Toolbar per Firefox, un utente la utilizzarà, la prima volta riceverai un dollaro $1
Tralasciamo il dollaro, il messaggio può essere anche letto come Google è molto interessata che si usi la propria toolbar con Firefox, così interessata da pagare.
Questo perché gli utenti Firefox hanno altre alternative o perché Google è interessata a far guadagnare mercato a Firefox su IE Explorer (visti anche i recenti annunci di MS che potrebbero minare Google)?

Fabrizio Pivari

29 novembre: è disponible Firefox referral

M&M's: on-line il marketing geniale!

Ho sempre considerato l'ovetto Kinder IL prodotto geniale dal punto di vista del marketing per la sua capacità di farsi comprare per molteplici ragioni:

  • l'uovo di Pasqua monoporzione che si mangia non solo a Pasqua
  • la cioccolata al latte che piace ai bambini
  • il regalo fisico
  • le collezioni di regali fisici
  • il regalo virtuale (con il magic code)
  • le collezioni di regali virtuali

Ma devo dire che anche M&M's mi ha positivamente stupito con il suo ultimo annuncio e servizio on-line che ha reso disponibile ai più attenti clienti.

Oltre ad offrire il cioccolato contenuto in confetti di molteplici colori che sembrano fatti apposta per essere regalati o mangiati in compagnia si potrà personalizzare la scritta sui confetti!!!

Nel negozio on-line M&M's si può scrivere il messaggio, scegliere il colore dei confetti e comprare la confezione.
E' una rivoluzione! E' la personalizzazione massima di un prodotto industriale. Immaginate i campi possibili di una sua adozione estesa.
Cosa aspettate a stupire gli amici, figli di amici, fidanzate, mogli!

Fabrizio Pivari

lunedì, novembre 28, 2005

Branding con i motori di ricerca

SEMPO, Interactive Advertising Bureau (IAB), Nielsen/NetRatings e altre agenzie specializzate in ricerche e analisi hanno valutato l'effetto branding prodotto dai motori di ricerca. La conclusione di tutte le analisi ha evidenziato l'importanza dei risultati organici per l'affermazione del brand, e soprattutto per i risultati che compaiono ai primi posti nella parte sinistra a seguito di una ricerca.

Nel pianificare campagne di Search Engine Marketing è strategico quindi pensare anche a come fare in modo che gli utenti, che nella fase di search si trovano in uno dei pochi momenti di "accondiscendenza alla pubblicità", arrivino a identificare e memorizzare il brand.

Un primo semplice accorgimento è quello di enfatizzarlo in maiuscoletto nel tag title facendolo seguire da una frase efficacie sul prodotto o sul servizio cercato dall'utente, contenente possibili punti di forza o richiami efficaci. Esempi di Title pensati per chi cerca informazioni su conti correnti:

"BANCAVIVA: 3% di interessi sul conto, 0 spese" "BANCAVIVA: la banca costruita intorno a te" "BANCAVIVA: il conto online con più servizi e meno costi"

Segnalo un bell'approfondimento sull'argomento di Paul J. Bruemmer "Branding With Search Marketing".

Andrea Cappello WMR srl Studio Cappello - motori di ricerca Search Advertising: il mio blog

mercoledì, novembre 23, 2005

Feed mania e iFeedPod

Pensate che l'equazione iPod = il sucessore del walkman sia un assioma dal quale non è possibile prescindere?

Provate a vederla così.
iPod è un mini computer e come tale può essere utilizzato anche per fini diversi da quello che il costruttore aveva previsto. Tante sono le possibilità. Una fra tutte, ad esempio, è rappresentata da iFeedPod.
Con iFeedPod potrete trasformare il vostro iPod in un Feed Reader in grado di navigare feed sia RSS che atom.
Non male come uso alternativo dell'ormai famossissimo iPod.

Scritto per ICTblog

martedì, novembre 22, 2005

Politiche preventive assenti e milioni di euro dilapidati

"Politiche di prevenzione errate o inesistenti. Milioni di euro spesi in recupero dati a causa di incoscienza formativa. Questo è il panorama informatico italiano, sia del pubblico, che del privato".

L'enorme diffusione del mezzo informatico ha progressivamente portato alla implementazione di metodi di catalogazione e contabilizzazione che vanno progressivamente a sostituire il supporto cartaceo. Se valutiamo con occhio superficiale tale approccio, questa sembra essere apparentemente la soluzione migliore, liberandoci da tonnellate di scartoffie. Sulla scia di questo entusiasmo, gli enti comunali e statali e lo stesso ministro a suo tempo preposto, annunciava: "Distruggiamo i documenti cartacei.

Che faccio? Formatto?
Come contrappunto a questa smodata ed incosciente fiducia nello strumento di archiviazione digitale, pare, a giudicare dai risultati (basta farsi una visita sui forum informatici), che l'utente finale sia condannato ad un solo destino: perdere dati, formattare, re-installare Windows.
Egli è infondatamente convinto che tutti i dati memorizzati sul disco fisso siano come custoditi a Fort Knox, ma quando sbatte il naso contro il muro della dura realtà è ormai, spesso, troppo tardi. La parola "prevenzione" non fa parte del suo vocabolario. Peccato.
Il fruitore di strumenti informatici, professionista, dipendente comunale o statale o privato che sia, ha una sola priorità: Che il computer si accenda.

Backup?! Cos’è? Una parolaccia?
Riuscire a convincere costui dell’importanza di un controllo preventivo periodico dello stato del disco rigido (attraverso strumenti integrati nel sistema) o della sua ottimizzazione, nonché dell’intera componentistica hardware (anche semplicemente rimuovere periodicamente la polvere dall’interno del cabinet previene da surriscaldamenti e possibili crash del sistema) e di istituire una valida politica per il backup dei dati critici, è praticamente impossibile. Ogni tentativo di renderlo consapevole dei rischi legati ai supporti informatici, sbatte contro il muro dell’ignorante superficialità, dominata dalla paura di sborsare qualche centinaio di euro per mettersi in sicurezza, oltre che in regola. A proposito di quest’ultima considerazione ed in particolar modo in relazione alla recente normativa sulla privacy, l’utente ha il solito approccio all’italiana (incoraggiato, inutile dirlo, dalle consuetudini dei nostri politici avvezzi a rinvii, condoni ecc.): "Aspettiamo la prossima proroga. Sino a quando non sono obbligato, perché devo mettere in sicurezza i miei dati di lavoro? Il PC si accende!".

Spy che?
Solitamente il Computer di siffatto utente è infestato da centinaia di agenti estranei di ogni genere, partendo dalle spywares, passando per i cavalli di troia, per arrivare a virus vecchi di anni e comodamente residenti sul sistema vittima, da diversi mesi o addirittura anni. Che il computer dia segni di instabilità, sia più lento del normale, apra finestre del browser senza richiesta alcuna, richieda insistentemente la connessione remota non appena avviato, non sembra preoccupare più di tanto.
Questo maldestro fruitore informatico non adopera alcuno strumento per l'identificazione di componenti assimilabili agli spywares, così, allorquando ad esempio esegue l'installazione di certi applicativi, non ha la benché minima consapevolezza che sta per avviare, proprio in quegli istanti, un quantitativo non indifferente di componenti spia di vario genere.
Solitamente egli ha ancora l’antivirus installato in bundle con il computer acquistato 4 anni prima, ormai ovviamente scaduto, dalle definizioni virus vetuste di anni e naviga, adopera assiduamente la posta elettronica, usa programmi di file sharing (anche sul luogo di lavoro), con estrema disinvoltura.
In verità pochissimi utenti conoscono la definizione di spyware, hijacker, trojan, worm, virus: prova ne è il fatto che, statisticamente, sui PC esaminati si trovano spesso dai 300 ai 700 di questi malware. In effetti, se non si conosce il tipo di pericolo, non nasce la necessità di difendersi da esso. In casi del genere non vi è traccia di programmi tipo firewall o antispywares. Pochi sistemi risultano inoltre aggiornati, al fine di prevenire attacchi che sfruttino bugs di sicurezza. Il problema è che tali maldestre e deleterie abitudini, sono di difficile eradicazione, in quanto i mezzi convenzionali di divulgazione (la TV ed i giornali non specializzati nel ramo) non forniscono alcuna informazione in merito. Difficilmente, l’utente descritto, leggerà questo articolo.
E’ ovvio che tale atteggiamento non può che portare, presto o tardi, ad un unico risultato: la non avviabilità del sistema che, nel 99% dei casi, è promiscuo ai dati di lavoro. Non parliamo poi dei problemi legati alla violazione della privacy ma non è di questo che mi voglio ora occupare.

Informatizzazione. Sì, ma a che prezzo?
E' lampante, visto il notevole giro di affari della aziende nel mondo per il recupero dei dati, che le informazioni archiviate su disco sono costantemente in pericolo, non solo perché volatili ed archiviate su supporto, in buona sostanza, elettromeccanico e quindi soggetto a rotture (la tecnologia di base per l'archiviazione dei dati è la stessa degli anni ottanta!), ma anche perché, come si diceva, eventuali infezioni da virus, worms o altro, non solo possono minare la stabilità del sistema operativo, ma possono anche distruggere i files salvati su hard disk.
Cancellazioni accidentali di dati importanti possono avere effetti simili, per non parlare di problemi software o errori banali da parte dell'utente (potenzialmente causa del mancato avvio del sistema operativo) o guasti hardware (vedasi rotture meccaniche o elettroniche del disco rigido. Gli utenti Maxtor ed IBM ne sanno qualcosa).
La quasi totalità degli uffici statali, comunali e privati che negli ultimi tempi hanno dirottato il loro metodo di archiviazione dati su strumenti informatici, abbandonando quasi integralmente il supporto cartaceo, non hanno mai considerato una attenta politica di tutela dei dati di lavoro.

Lo stato dell’arte (!)
a) Sovente non esiste alcun metodo di backup dei dati su unità esterne o interne;
b) La protezione contro attacchi in rete locale o Internet è spesso assente;
c) Sistema operativo e dati utente sono sempre promiscui;
d) Taluni tecnici informatici preposti alla manutenzione delle postazioni non hanno la competenza e la cultura per prevenire danni cagionati dal malfunzionamento dei sistemi operativi o dell'hardware. Spesso le ditte che si occupano di "fare assistenza" (è un eufemismo, in quanto non fanno prevenzione, ma arrivano solo a danno compiuto) agli enti pubblici o privati, sono solo in grado di sostituire un PC, allorquando il sistema operativo comincia a dar problemi. Non importa se in esso sono ricoverati dati importanti. Vince l'appalto la ditta che offre le tariffe più basse, non quella che, magari, garantisce metodi innovativi e fermi macchina ridotti.
Proviamo ad immaginare un sistema di archiviazione economico-giudiziario interamente legato ai sistemi informatici. Si rischierebbe di trovarsi, un bel giorno, con la carta di credito azzerata, la propria situazione fiscale misteriosamente scomparsa o con la propria identità inesistente o scambiata con un pericoloso evaso! Consideriamo inoltre che la retrocompatibilità dei documenti di testo rappresenta un rischio da non sottovalutare. Si pensi alla versione più recente di Microsoft Office che (per meri motivi commerciali), in taluni casi, non permette la visualizzazione di testi redatti con versioni obsolete dello stesso pacchetto software. Tra dieci o vent'anni, potremo semplicemente aprire un documento scritto con Office 97? Alla giusta annotazione che "esistono anche i pacchetti Open Source", rispondo che negli uffici pubblici e privati, il software più diffuso resta Microsoft Office, per cui il problema esiste!
Le stesse softwarehouse (quelle italiane soprattutto) non considerano minimamente la possibilità di esportare o salvare i dati di lavoro su directories diverse da quella ove sono stati installati gli stessi applicativi, così gli studi professionali, dagli avvocati, ai commercialisti, non adottano alcun metodo di prevenzione dalla perdita dei dati utente.

La prevenzione è meglio della cura
Le soluzioni possibili per evitare di trovarsi in situazioni spesso irreversibili, sono essenzialmente sei:
1) Partizionamento del disco;
2) Riconfigurazione opportuna del sistema operativo;
3) Archiviazione dei dati sensibili in area separata dal sistema operativo;
4) Adozione "ad hoc" di politiche di backup in rete o su unità esterne;
5) Utilizzo di strumenti per il ripristino del sistema (rollback);
6) Utilizzo di software per il "disk imaging" (creazione di immagini di partizioni e dischi).
Ovvio che la riconfigurazione del sistema operativo non è cosa da tutti, ed è per questo che, laddove non si arriva, bisognerebbe affidarsi a personale competente e non pretendere invece, di poter fare da soli. Lo stesso discorso vale per le amministrazioni pubbliche, le quali dovrebbero rivolgersi verso soluzioni innovative, anziché optare per certe aziende che si introducono solo grazie a particolari offerte di appalto, non supportate da know how tecnologico. Risparmiare qualche euro oggi, può significare perderne migliaia domani. Ma questa è un'altra storia...

Rosario Marcianò

lunedì, novembre 21, 2005

Keyword advertising, applicazione vincente nell'advertising online

All'epoca del boom della New Economy la pubblicità online sembrava non avere limiti di crescita, più del 10% degli utenti ciccavano sui banner ed i ricavi erano altissimi ed in continuo aumento.

Lo scoppio della bolla speculativa nel 2000, unito ad una maggiore maturazione degli utenti che ha ridotto di quasi cento volte il tasso di click, ha ridimensionato moltissimo le aspettative degli investitori e segnato un periodo di scetticismo sull'advertising online.

Oggi però, grazie alle nuove creatività con i rich media e, soprattutto, alla pubblicità legata ai motori di ricerca la pubblicità sul web segna nuovi segnali di ripresa e di fiducia.

I motori di ricerca, in effetti, sono la seconda applicazione per utilizzo su Internet dopo la posta elettronica e sicuramente rappresentano uno dei business più importanti del settore, con grandi margini di crescita. I navigatori del pianeta, infatti, svolgono mediamente 550 milioni d'interrogazioni al giorno ed il mercato delle ricerche sponsorizzate si aggira oggi sui 2 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo del 35% che consente di prevedere un valore di 5,6 miliardi nel 2007 (fonti: Time, ComScore Networks, First Albany Capital).

Il loro valore come mezzi di promozione del proprio sito e della propria attività è stato sottovalutato a lungo, a favore delle forme classiche di pubblicità on-line, come i banner e l'e-mailing, oggi invece gli investimenti nel settore cominciano a farsi considerevoli ed il Wall Street Journal prevede che nel 2007 gli attuali 1,9 miliardi di dollari del mercato Usa diventeranno 5 miliardi.

Facciamo però un passo indietro per spiegare cosa si intende per keywords advertising: la forma tradizionale è quella di un'inclusione a pagamento nei risultati di ricerca dei motori, sulla base di un'asta per le singole parole chiave, in questo modo se l'inserzionista compra la parola “auto” in cima alle risposte alla query dell'utente comparirà un link sponsorizzato che porta al sito dell'azienda sponsor.

L'evoluzione di questo tipo di strumento sono poi gli annunci lessicali, come gli ad sense di google o i content match di overture, tramite un semplice script, infatti, il titolare di un sito può far comparire (gratuitamente, incassando poi una cifra proporzionale ai click) nelle proprie pagine, con formati diversi, dei box pubblicitari con contenuti che automaticamente si aggiornano per essere coerenti con le pagine in cui si trovano.

In effetti il cambiamento di prospettiva è forte, si passa da una logica push (messaggio ‘spinto' verso il target) ad una pull (target ‘attirato' verso la fonte), cosa che, oltre che efficace, è anche molto meno fastidiosa da vivere per il possibile cliente. Infatti i collegamenti sponsorizzati e gli annunci semantici portano il navigatore al sito basandosi sui suoi interessi, espressi tramite le parole immesse per la richiesta, in modo tale che mediamente le persone attirate sono motivate alla visione.

Per lungo tempo, in effetti, il limite attribuito al keywords advertising era la possibilità di compromettere l'efficacia delle ricerche dei motori, danneggiando l'efficacia dello strumento. I risultati però hanno smentito questo rischio, anche perché le società che li gestiscono lo sanno e sanzionano duramente i ‘furbi', che peraltro rischiano anche un effetto boomerang per l'irritazione degli utenti ‘sviati'.

Inoltre gli annunci lessicali hanno potenziato ulteriormente questo mercato, “esportando” il meccanismo del keywords advertising anche su siti diversi dai motori di ricerca. Al momento questo tipo d annunci prevedono quasi unicamente la formula del pay-per-click ma è presumibile che l'evoluzione della tecnologia porterà presto ad altre tipologie d'inserzione.

Come si diceva all'inizio dunque questo mercato sta veramente decollando, su molte riviste specializzate in questi giorni tutti gli operatori del settore concordano sul tale successo e gli analisti prevedono una grande crescita, con piena maturità per il biennio 2007-2008.

Questa situazione sta trainando la ripresa di tutto il comparto pubblicitario web, in Inghilterra ad esempio il mercato delle inserzioni online si avvia a superare la somma della raccolta radiofonica e delle affissioni, negli Usa invece l'investimento 2004 ha raggiunto i 9,62 miliardi di euro, con un + 33% sull'anno precedente.

E in Italia? Una ricerca di Nielsen Media Research in collaborazione con un gruppo di 17 concessionarie (che raccolgono il 75% del mercato nazionale) dice che gli investimenti reali, al netto della scontistica, nei primi sette mesi del 2005 corrispondono a 71,5 milioni d'euro, con un + 13,1% rispetto all'anno precedente, una crescita superiore a quella di tutti gli altri mezzi.

Ci sembra buon segnale …

Gianluigi Zarantonello
LINKS UTILI
Mini book 'Come fare business su Internet e vivere felici (con il proprio budget)'

venerdì, novembre 18, 2005

Milano la città con più Hot-Spot Wi-Fi gratuiti

Titolo da far impallidire i più scettici. Dati e immagini da far rabbrividire i servizi segreti. Folle di ragazzini impazziti per la città con Wi-Fi detector per mappare tutti gli Hot Spot WiFi gratuiti. Fermi tutti. Di cosa stiamo parlando?

Della cosa più banale che potesse venire in mente, invisibile ma che permea l'aria e attraversi i nostri corpi a colpi di 2,4 Ghz. Le Wireless LAN degli uffici in una città come Milano (ndr. attenzione, leggete ciò che segue come spunto di riflessione e provocazione, non come istigazione all'uso fraudolento delle tecnologie informatiche).

Ieri uscendo da un appuntamento con dei ragazzi dello IED avevo bisogno di trovare una mail di lavoro. Mi porto dietro sempre il mio portatile con porta Wlan sempre inserita. Accendo il mio notebook appoggiandolo sulla sella del mio scooter. Ho una utility che mi consente di rilevare graficamente il posizionamento e il numero di HotSpot Wi-Fi raggiungibili. Ero in una strada secondaria di Milano, non proprio al centro. E mi accorgo che in quella stradina .... c'erano 4 connessioni wireless, di cui, 1 Wlan non protetta. Mmmmmmh, interessante, proviamo e vedere se..... voilà, entrato in un istante.

Scaricato la posta, cerco attraverso le Mappe di Michelin una strada dove avrei dovuto andare, metto in stand-by il Notebook e via in moto.

Perché messo in stand-by il mio notebook? Perché il tragitto che avrei dovuto fare mi avrebbe portato presso una nota piazza di Milano, vicinissima ad una nota struttura pubblica e piena di uffici amministrativi. Fermo la moto, tiro fuori il mio notebok in stand-by, tiro su lo schermo e in meno di 10 secondi..... ecco la seconda rilevazione. La piazza è molto grande, me ne aspettavo di più... ma comunque... "Siori e Siore" a voi 12 Wlan, di cui 4 non protette!!!

Provo la prima non protetta. Niente, non riesco. Provo la seconda, non riesco, provo la terza..... entrato. Ho fatto solo la prova su ICTBLOG per vedere se potevo navigare. Funziona.

Faccio captur screen, come per la prima rilevazione, chiudo il notebook, monto in sella e vado all'appuntamento.

Ora deduco e mi domando... Milano (ma chissà quante altre città) non è forse la città con più Hot Spot Wi-Fi gratuiti?

Alla faccia di free-hotspot.com che nella classifica che ho pubblicato ieri su i-dome.com non includeva neanche una città italiana tra le 10 città più Wireless-cablate.

Buon "dectectoring"...

Aggiornamento #1: Per coloro che non hanno un Toshiba ma hanno richiesto del software utile per lo scanning di reti wireless, indichiamo MacStumbler for OS X, Kismet per Linux. Stiamo cercando altro software Windows per chi non usa ConfigFree.

Aggiornamento #2: Non sappiamo quanto in Italia sia in uso questa simbologia, ma esiste una prassi nel segnare i luoghi in cui sono presenti dei nodi Wi-Fi aperti o meno. Qui di seguito trovate la legenda.

Aggiornamento #3: Software per Windows XP. Si tratta di Network Stumbler 0.40.

Sembra un buon prodotto. Non mostra le reti in formato Radar come ConfigFree ma da molte informazioni utili.

Aggiornamento #4: Sul mercato sono disponibili una serie di nuovi gadget tecnologici di particolare interesse. Stiamo parlando di: Digital HotSpotter, dello Zyxel AG-225H e del Tew TrendNet.

Luca De Nardo - ICTblog.it

giovedì, novembre 17, 2005

La risposta italiana a Skype fa Skypho

Non me ne vogliano gli “informatici eclettici” di Eutelia, ma la possibilità di giocare con il nome da loro scelto per il nuovo servizio di VoIP era troppo allettante. Ebbene, come segnalato nell’articolo di Dario Bonacina (fratello del sottoscritto, n.d.r.), l’azienda di telecomunicazioni di Arezzo, società quotata in Borsa, ha appena lanciato un nuovo servizio con tariffe piuttosto interessanti.
Non parlerò, però, qui delle caratteristiche di Skypho, già ampiamente illustrate con maestria e perizia dall’autore sopra citato (e qui verrò tacciato di facile piaggeria, ma infatti è proprio così), ma di temi inerenti il marketing di prodotto. Skypho è, infatti, un tipico esempio di servizio nato e promosso in un ambiente esclusivamente e squisitamente tecnologico. I laboriosi informatici di Eutelia, avrebbero dovuto essere accompagnati, al termine del loro viaggio di sviluppo, da altrettanto dinamici consulenti di marketing, che li avrebbero dissuasi dal battezzare un servizio con questo nome. Le cui motivazioni, peraltro, non convincono affatto. Si legge infatti sul sito: “Il giorno in cui il progetto prendeva forma, un temporale sovrastava la sede di Eutelia ed i fulmini colpivano il traliccio in ferro che la domina; da qui il nome Skypho quale diminutivo di Sky Phone (telefono del cielo)."
Non stento a credere che sulla home page di Eutelia non appaia il lancio di Skypho, quasi a intendere che lo si voglia allontanare dai riflettori. Dal momento che ho la presunzione di scrivere un blog che ha anche una funzione educativa, snocciolerò alcuni pratici consigli a l’americaine a vantaggio di tutti i tecnologi che provano un prurito alle mani quando si interfacciano con gli addetti del marketing:

  • metti a freno l’entusiasmo di avere finalmente in mano il prodotto finito. Ora comincia un lavoro altrettanto difficile di promozione, nonché di mantenimento. È richiesta una pianificazione e un po' di pratica di organizzazione: vendere un prodotto non è un'attività che si improvvisa. Cosa penseresti se tutti gli sforzi che hai profuso nella creazione di qualcosa venissero vanificati da una campagna di vendita fallimentare?
  • non affidare mai il nome, che è un brand a tutti gli effetti, a un “eclettico tecnico informatico” senza infarinature di marketing;
  • puoi scegliere per il tuo prodotto un nome spiritoso, ma non grottesco. Terminologicamente c’è una grande differenza tra i due vocaboli, sebbene possano sembrare vicini tra loro. Lo spiritoso è ammiccante, il grottesco turba. Nell’esempio in questione Skypho mi sa tanto di presa per i fondelli;
  • non presentare un prodotto con frasi prive di effetto come "È un progetto nato dalle menti sconvolte di alcuni informatici eclettici di Eutelia spa". Raccoglierai simpatie tra gli addetti ai lavori, non tra il grande pubblico. Per pensare a come strutturare un messaggio, mettiti nei panni dell’utente a cui è rivolto: cosa possono pensare un avvocato, una casalinga di Voghera qualsiasi, un giornalista, un tecnico meccanico, un impiegato amministrativo, quando leggono quella frase? Vedo già le loro espressioni perplesse.
  • mai creare un brand che fa il verso al nome di un prodotto concorrente. Verrai identificato subito come un follower, uno che sta dietro, anzi, peggio, che vuole stare dietro. Ma non solo. Tutti penseranno a te come a un gregario, perché non stai facendo altro che far pubblicità a Skype. Se il servizio si fosse chiamato, supponiamo, EuPhone, l’utente ha meno possibilità di collegarsi mentalmente a Skype quando pensa al suo nome.
  • Rivolgiti pure a me se hai bisogno di un ausilio. Tariffe scontate per chi legge conneXioni

Stefano Bonacina - conneXioni

mercoledì, novembre 16, 2005

Supercolla e disaggregante

L'avvento dei Blog e dei Feed hanno rivoluzionato internet!
Con i blog creare un "sito" è alla portata di tutti. Con i feed i contenuti possono essere risucchiati da terzi.
Risucchiare feed e aggregarli non è ancora alla portata di tutti.
Costruire un FeedAggregator non è proprio una banalità tecnica! Questo prima che arrivasse la supercolla!
Con SuprGlu in pochi secondi il vostro semi blog fatto assemblando feed!

Ora rimane da creare uno scollatore (disaggregante) intelligente (soprattutto per i blog che usano Blogger che non prevede i tag).
Un programma in grado di risucchiare il feed e creare sottofeed a seconda degli argomenti trattati o di altre strategie immesse per magari andare a creare un nuovo superblog.
In questo modo basteranno pochi siti internet validi per fare tutti i blog che si vuole!

Ovvero immaginate di voler fare un blog sul tessile.
Basterà immettete i feed da utilizzare come fonte e le regole in grado di estrarre gli articoli attinenti al ramo tessile. Gli articoli verranno estratti e, se si vuol fare le cose fatte bene, prima di essere pubblicati nel nuovo blog approvati da un redattore.
Fantablog?
I mattoni iniziano ad esserci quasi tutti!

Fabrizio Pivari

martedì, novembre 15, 2005

L’ importanza della analisi di mercato online: il caso Card-online

SCENARIO ED OBIETTIVI

ID UP system è un’azienda leader mondiale nella fornitura di tutti i componenti necessari per la realizzazione e la personalizzazione di carte plastiche, dalla stampante alle card plastiche fino a tutti gli accessori correlati. La società ha realizzato un portale web di e-commerce – http://www.card-online.com/ per la vendita di tutto quanto è necessario per realizzare in completa autonomia le card, avendo come partner MM-One, società di e-business consultancy. L’ obiettivo dell’azienda era quello di far conoscere i prodotti e le soluzioni ai potenziali clienti al fine di incrementare le vendite ed i contatti commerciali, rendendo adeguatamente visibile online la propria offerta. L’ azienda ha individuato tre tipi di target potenziali per i propri prodotti:
1. Area Leisure & Wellness (svago e benessere) (BtoB): associazioni sportive e ricreative, centri benessere, locali di svago, alberghi, ecc
2. Area Corporate (aziende) (BtoB): aziende italiane sopra i 20 dipendenti
3. End user (utenti finali) (BtoC): utenti – principalmente consumatori finali - potenzialmente interessati all’ utilizzo dei prodotti ID UP SystemMentre i primi due tipi di target erano definiti in modo chiaro, per individuare in modo preciso e quantificare il target “Utenti finali”, si è resa necessaria una specifica analisi di mercato online.

ANALISI DI MERCATO ED INDIVIDUAZIONE TARGET ONLINE

L’ analisi di mercato – svolta dal team di ricercatori di MM-One – si è svolta attraverso le seguenti fasi logiche:
1. Identificazione target: sono stati individuati 4 tipologie (Segmenti) di utenti potenziali clienti dei prodotti offerti da card-online, sulla base delle parole-chiave utilizzate per effettuare le ricerche sui motori
a.utenti che conoscono l’azienda ed i suoi prodotti (S1): utilizzano nelle ricerche parole-chiave che sono i modelli di prodotto proposti
b.utenti che conoscono i prodotti del settore (S2): utilizzano nelle loro ricerche termini specifici riferiti ai prodotti del settore (es: stampante badge, stampante termica, ecc)
c.utenti che non conoscono specificamente il settore ma cercano comunque quella tipologia di prodotto(S3): utilizzano nelle loro ricerche termini generici quali: card, biglietti da visita, etichette, ecc.
d.utenti che esprimono un esigenza compatibile con l’offerta dell’azienda(S4): utilizzano nelle loro ricerche termini quali riconoscimento, fidelizzazione, personalizzazione, ecc
2. Quantificazione target online: è stata fatta un’analisi su tutti i principali motori di ricerca italiani utilizzando circa 160 combinazioni di parole-chiave individuate come sopra. La ricerca ha permesso di determinare un primo bacino di utenza di potenziali 865.000 end user mensili che effettuano ricerche collegate ai prodotti ID UP System, suddivisi nei 4 segmenti precedentemente individuati Un’ analisi di rilevanza e di pertinenza delle keyword effettuata dal team di MM-One ha permesso di eliminare termini troppo generici o poco rilevanti nelle ricerche e di individuare una base di 90 keyword strategiche.Questa limitazione nei termini usati nelle ricerche ha consentito di individuare in maniera più puntuale il bacino di visitatori potenziali, quantificato in circa 250.000 utenti/mese.
3. Analisi del posizionamento: a questo punto, definito il mercato potenziale in termini di utenti, utilizzando le combinazioni di parole-chiave più rilevanti determinate con la precedente analisi della domanda, il team di analisti di MM-One ha calcolato il numero di posizionamenti che si ottengono in un mese (all’interno delle prime 20 posizioni per ciascun motore di ricerca).
Complessivamente sono risultati 9.336 i posizionamenti ottenuti dalle combinazioni di parole-chiave utilizzate; anche in questo caso è stato possibile suddividere questo risultato nei 4 segmenti di utenti. Si è poi verificato quanti di questi posizionamenti puntavano al sito dell’azienda, determinando quindi, per ogni segmento, il “Market Share of Positioning” (MSP) ovvero con buona approssimazione, la quota di mercato online potenziale occupata dall’azienda. I risultati di questa analisi hanno evidenziato una debole visibilità dei prodotti dell’azienda online, con un MSP complessivo dello 0,25% .

AZIONI REALIZZATE

Per quanto riguarda i primi due target group BtoB (area svago e benessere e aziende), la strategia di promozione online – progettata e realizzata in collaborazione con MM-One - si è articolata in una serie di campagne di sponsorizzazioni di newsletter tematiche e di azioni di DEM (Direct Email Marketing) indirizzate ad aziende. Per quanto riguarda invece il target “End User” , non essendo conosciuta a priori l’identità di questi potenziali utenti, è stata utilizzata una strategia di Search Engine Positioning articolata in due fasi complementari:
- Posizionamento del sito card-online sui principali motori di ricerca sulla base delle combinazioni di parole-chiave più rilevanti individuate in fase di analisi
- Campagna di keywords advertising su alcuni motori di ricerca: questo consente una elevatissima presenza nelle prime posizioni scegliendo anche singole parole-chiave; il tutto in tempi molto stretti (48 ore)

RISULTATI OTTENUTI

Affinché una strategia di search engine positioning dia risultati stabili è necessario che le azioni di posizionamento e di ottimizzazione del sito sui motori di ricerca sia continua nel tempo. Così è stato anche nel caso di card-online che a distanza di un anno di tempo dall’inizio dell’attività di web marketing curata da MM-One ha raggiunto un risultato di visibilità online che la pone come leader incontrastata nel suo mercato di riferimento. Infatti la sua Market Share of Positioning (MSP) è passata dallo 0,25% iniziale ad un attuale 25,2% .

CONCLUSIONI

Dalla discussione del caso di ID UP System emerge con tutta evidenza l’ importanza di una accurata analisi di mercato online al fine di progettare una campagna di webmarketing efficace e coerente con gli obiettivi dell’azienda, individuando e quantificando il target potenziale e definendo anche il posizionamento competitivo dell’azienda sulla base delle key-words strategiche per il mercato di riferimento. Questo consente inoltre di valutare con precisione i risultati delle campagne di promozione online realizzate, misurando l’incremento di visibilità dell’azienda dalla variazione del posizionamento competitivo sintetizzato da un indice, il MSP - ovvero il Market Share of Positioning.

Inserito da: redazione MG News

lunedì, novembre 14, 2005

Podcast: nuovo strumento di internet marketing?

Comunicati-Stampa.com ci riprova!
Dopo aver creato il primo blog italiano per i comunicati stampa, oggi annuncia il primo podcast italiano per gli spot radiofonici: http://spot-radiofonici.blogspot.com/.

Ma questo è un normalissimo blog!
A prima acchito infatti si tratta di un normalissimo blog fatto con Blogger.
Blogger non supporta il podcast!
Vero ed ecco svelato il semplice trucco: l'utente dovrà pubblicare un normale post immettendo il file musicale (mp3 o altri formati) all'interno di un normale link e grazie ad un servizio offerto da FeedBurner ecco il podcast di Spot Radiofonici!

Per navigare il podcast di Spot Radiofonici ed ascoltare i vostri preferiti spot potrete utilizzare i normali tool di podcasting come: iPodder (ora Juice), Doppler, iPodderX, FireANT, NIMIQ.

Tecnicismo: perché il tutto funzioni sul web dove risiede il file musicale bisognerà aver definito che la specifica estensione è un file audio (ad esempio .mp3 deve essere audio/mpeg).

Sono ammessi anche spot che ironizzano spot famosi: richiedi uno user per pubblicare gratuitamente i tuoi spot radiofonici!

giovedì, novembre 10, 2005

I contenuti sono fondamentali su Internet (anche per le aziende)

Un sito web, in effetti, può essere definito un grande contenitore d’informazioni di vario formato (immagine, testo, multimedia) governato da una logica detta ipertestuale, ossia quella dei link che permettono di muoversi da una pagina all’altra costruendo un proprio percorso.

In queste tre righe ci sono molti elementi che spiegano perché i contenuti sono fondamentali per rendere un sito competitivo ed efficace, anche per un’azienda, di qualunque tipo e settore.Il web è infatti un “grande contenitore d’informazioni”, dunque è impensabile che una pagina web non abbia dei contenuti validi, sarebbe come mettere in libreria un volume con tutte le pagine bianche.

Non basta però mettere dei testi generici o, peggio, presi da altri media (tipicamente le brochure cartacee): ho scritto infatti che il web segue una logica ipertestuale, dunque i testi non devono essere troppo lunghi, devono essere impaginati in un certo modo e devono sfruttare i link per collegare le pagine ed i vari contenuti. Insomma i contenuti devono essere fatti apposta per il web.

Ancora, la struttura del sito deve essere logica, semplice e chiara, lo scopo deve essere quello di favorire l’utente, non di metterlo in difficoltà, anche in questo dunque ci vuole una costruzione delle pagine e dell’insieme che rispetti le peculiarità del web.

Tutto questo che cosa vuol dire? Vuol dire semplicemente che i contenuti di un sito devono essere progettati con criterio e con l’aiuto, spesso necessario, di un professionista specializzato, il cosiddetto content manager (nome usato anche in altre sfumature in verità, ma non facciamo confusione…).

Non si tratta però solo di organizzazione delle informazioni per rendere facile da leggere il sito aziendale: i contenuti, infatti, hanno anche una funzione di fidelizzazione dell’utente e di promozione dell’impresa, insomma in una parola di marketing.

Due gli aspetti cruciali in tal senso, il primo è che la possibilità di trovare notizie sempre aggiornate, approfondimenti, link verso altre risorse utili legate all’argomento collegato all’attività dell’azienda (settore industriale, prodotto etc.) fa sì che l’utente venga spesso sulle nostre pagine a cercare informazioni. Questo genera da un lato una fidelizzazione e dall’altro una buona reputazione dell’azienda che in un secondo momento possono essere decisive nella decisione d’acquisto.

Il secondo punto è che i contenuti attinenti al nostro business contengono molte parole chiave importanti che i nostri possibili acquirenti andranno a digitare in un motore di ricerca per trovare un’azienda che faccia al caso suo per soddisfare il proprio bisogno.Ecco che il fatto di avere tanti contenuti comporta anche quello d’essere più facilmente indicizzati (ossia inclusi nell’elenco dei risultati per una determinata ricerca) e dunque di essere trovati più facilmente di un concorrente.Quest’ultimo punto è rafforzato anche dal fatto che se si hanno molti contenuti interessanti saranno anche più numerosi i siti che metteranno un link al nostro, favorendo di nuovo la nostra reperibilità nel grande mare delle rete.

Che cosa dire ancora, se non che tutto questo lavoro di studio e realizzazione descritto ha dei costi realmente irrisori in relazione ai benefici?

Gianluigi Zarantonello

martedì, novembre 08, 2005

Gregarius - Web RSS Aggregator

Stamattina voglio presentarvi una delle mie ultime scoperte...
Antefatto: come blogger (ed informatico), seguo costantemente moltissime "fonti" (blog sopratutto, ma non solo). Se dovessi farlo leggendo ogni singolo sito, non basterebbe una giornata dedicata solo ed esclusivamente a questo. Ma... dato che lavoro (ed il lavoro è più importante del resto), posso permettermi di ricevere informazioni aggiornate grazie ai feed RSS. Ho già scritto un articolo al riguardo, dove suggerivo diversi feed reader, sia stand alone (da installare sul proprio computer) che web based (servizi tipo BlogLines o Newsgator). Finora ho sempre utilizzato un aggregatore stand-alone (per i curiosi è FeedDemon, prodotto commerciale a pagamento), ma non ho disdegnato di provare anche vari servizi online (Google Reader è l'ultimo in ordine di tempo). Ma... tutti avevano qualcosa che "non andava" e mi lasciava perplesso. Sono capitato, alcuni giorni fa, su questa pagina di Wikipedia, e nello specifico in questa sezione; ho messo gli occhi quindi su Gregarius. Ma... essendo un aggregatore "ibrido", necessitava di un proprio server web Apache ed un database MySQL, che non avevo disponibili. Ma... appena ne ho avuto uno a disposizione... :)

Caratteristiche di Gregarius: Gregarius è un aggregatore di feed online che gira su un proprio server. E' un prodotto FREE rilasciato sotto licenza GPL. Supporta feed RDF, RSS ed ATOM, così come l'importazione e l'esportazione di file OPML. Dispone di un pannello di amministrazione che si può proteggere con una password, ed è AJAX-powered per quanto riguarda il tagging di feed e post.
E' possibile inoltre estenderne le funzioni tramite una serie di plugin, così come modificarne l'aspetto tramite dei temi.
Ultima (ma non meno importante) feature: è tradotto in italiano!

Installazione e configurazione: ho scaricato dal sito ufficiale l'ultima release stabile (successivamente aggiornata ad una nightly build per miei smanettamenti tecnici), ed ho iniziato a vedere come funzionava.
Le caratteristiche tecniche necessarie per far girare Gregarius sono:
- un web server Apache
- PHP 4.x o 5.x
- un database MySQL (o SQL Lite).
La configurazione è davvero semplicissima, si tratta solo di modificare un file che permetta la connessione al database /MySQL, nel mio caso).
Successivamente si dovrà caricare tutto sul proprio server, ed al primo accesso a Gregarius verranno create sul database tutte le tabelle necessarie al funzionamento. Tempo necessario per l'operazione: 1 minuto per la configurazione, ed un paio di minuti per l'upload dei file (dipende anche dalla banda a disposizione).

Vediamo ora qualche screenshot "reale" dell'installazione di Gregarius sul mio server:

Clicca sulle immagini per ingrandirle
Gregarius 01
L'home page di Gregarius, con la suddivisione in cartelle (ovviamente personalizzabile) e la visualizzazione dei feed non letti.
Gregarius 02
La visualizzazione dei singoli feed (nell'immagine... un blog a caso... il mio!)
Gregarius 03
Il pannello di controllo disponibile nell'area di amministrazione. E' tutto molto "semplice" e lineare, e per la maggior parte dei parametri è necessario scegliere fra un "true" o un "false" per determinare lo stato di una opzione. Comunque, l'installazione di default è praticamente perfetta, e di norma non è necessario modificare nessun parametro (a meno che non desideriate una personalizzazione spinta della vostra installazione).
Gregarius 04
La configurazione dei feed, dove è possibile inoltre spostarli e categorizzarli.
Gregarius 05
Ottime anche le funzioni di ricerca, possibile sia a livello globale (in tutti i feed) sia per singolo feed.
Gregarius 06
Il pannello di importazione/esportazione dei file OPML.
Considerazioni finali: Gregarius ha da subito soppiantato (per me) Google Reader. Una delle opzioni che ho trovato più utili (e che ho sempre cercato in un feed reader online) è la possibilità di personalizzare il tempo di aggiornamento dei feed; con Gregarius è possibile farlo. Inoltre apprezzo molto il tipo di interfaccia piana e minimale, con molto testo e pochi bottoni/grafica/animazioni. Questo perchè quello che mi serve è "sostanza" (ovvero avere a disposizione le informazioni) e non "apparenza" (una vesta grafica ridondante). Se avete a disposizione un webserver Linux, un database MySQL e state cercando un buon feed reader online... Gregarius è la scelta giusta!

venerdì, novembre 04, 2005

Internet-Phobia: A chi fà veramente paura Internet?

Fin da quando il "fenomeno internet" ha preso piede in Italia è sempre stato associato a pornografia, pedofilia, virus e affini e ultimamente anche al furto di dati sensibili, carte di credito e terrorismo. Non che non siano state lodate le sue eccellenti qualità multimediali e interattive, ineguagliabili per il momento da qualsiasi altro mass-media, ma forse si è un pò esagerato sui lati negativi della rete che non sono nient'altro che lo specchio della nostra società.

Tutto questo ha portato ad un'infondata paura del mezzo da parte di utenti inesperti, che pur possedendo un computer non vogliono il collegamento ad internet per paura di trovarsi un virus in casa, il conto corrente svuotato e il figlio rapito da un pedofilo.

Purtroppo di disinformazione al riguardo ne è stata fatta molta da giornali stampati e telegiornali e adesso far recuperare la fiducia a questi utenti spaventati non sarà cosa facile, anche il Governo è sceso in campo per fare chiarezza a riguardo vedi link: http://www.italia.gov.it/chihapauradellarete/

Ma è stata solo ignoranza? Non conoscenza del mezzo? Oppure si è cercato di screditarlo in ogni modo, creando il panico fra gli utenti, perchè capite le grosse potenzialità che Internet offriva hanno fatto paura a qualcuno?

Allora la domanda viene spontanea, a chi fà veramente paura internet? Al povero utente? Oppure a qualcuno che ha paura di perdere profitti e potere?

Andiamo allora ad analizzare chi potrebbe perderci qualcosa dalla rete:

  • I giornalisti vedono il loro ruolo messo in discussione non solo da tutti gli utenti web che a loro volta diventano "divulgatori di notizie", tramite i loro siti, forum, blog e quindi concorrenti; ma anche dal fatto che ad una loro affermazione, incontrovertibile se viene emessa tramite giornali e/o telegiornali, diventa oggetto di discussione, di confronto, di verifica, di giudizio e può essere screditata da chiunque.
  • Le case discografiche, gli editori, la Siae sono continuamente messi in difficoltà dalla condivisione di dati che viene fatta on-line, tramite sistemi "peer to peer" di canzoni, dischi, films, e libri. Insomma chi non ha mai scaricato un MP3?
  • Nel commercio, tutti i negozi che offrono prodotti e/o servizi che non hanno bisogno di essere "provati" quindi con esclusione dell'abbigliamento e dell'alimentare, che senso ha tenere un negozio, pagare affitti, luce, commessi... quando si può vendere su Internet offrendo servizi a valore aggiunto e senza far alzare dalla sedia il compratore?
  • Inoltre i grandi produttori, non avrebbero neanche il bisogno di crearsi reti di vendita, con conseguente beneficio per i consumatori che non vedrebbero i loro prezzi lievitare.
  • La televisione, non interattiva (almeno fino al Digitale Terrestre), perde ascolti a favore di Internet. Meno ascolti = più basso il prezzo della pubblicità.

Insomma di "nemici" Internet se ne è fatti abbastanza, abbastanza da mettere paura!

Autore: Alfredo Zingariello
Fonte : http://www.simply4you.it/blog/

mercoledì, novembre 02, 2005

Guide telefoniche, chat e skype

Tutti sanno come evidenziare la propria attività su guide telefoniche e pagine gialle: basta pagare!
Ma nel caso di chat e skype (o servizi analoghi) dove questa possibilità è gratuita tale possibilità sembra ignorata da molti!

Ma c'è sempre qualcuno che si distingue e non solo riesce ad utilizzare quanto fornito per mettersi in evidenza ma addirittura per fare una minivetrina monoprodotto!
Questa è un'iniziativa di internet marketing tra le più originali che abbia mai visto: configurare l'id di Skype per cercare di vendere una macchina d'epoca!

Photograph of 1968 DB5 for sale via Skype ID

Fabrizio Pivari

mercoledì, ottobre 26, 2005

I nuovi media e la sfida dei contenuti: i prosumer

Nelle nuove tecnologie il successo rispetto al consumo viene determinato sempre più spesso dai contenuti offerti. Per il consumatore finale infatti è inutile avere bande larghissime, schermi ad altissima definizione e decine di formati multimediali se poi non può disporre di nessun contenuto adeguato tale da giustificare il costo del passaggio al nuovo standard. Sembra una cosa banale ma spesso viene dimenticata clamorosamente. Un esempio? Il WAP.

Dunque come già ho scritto in passato (cfr.ad esempio I-mode, digitale terrestre, nuove tecnologie: la sfida dei contenuti ) il mercato dei contenuti si configura come una delle sfide più significative per gli operatori della telefonia mobile, del digitale terrestre e degli altri nuovi media, senza escludere il Web.
In più l'interattività e la possibilità concreta per gli utenti di creare e condividere materiali è un'altra delle caratteristiche che si sono rivelate vincenti per la Rete prima e per i nuovi media poi. Gli sviluppi della tecnica hanno reso sempre più accessibile la pubblicazione e la gestione di contenuti anche da parte di utenti non esperti di tecnica, come testimonia ad esempio il fenomeno dei blog.
Perché allora non combinare le due situazioni e far sì che siano gli stessi consumatori a produrre, almeno in parte, i contenuti che verranno offerti dal gestore della tecnologia? Questi personaggi sono stati già identificati dagli esperti con un nome, “prosumer”, che ne riassume la natura ibrida, un po' consumatori e un po' produttori.
C'è già chi ha intuito il business e si appresta a sfruttarlo. Ad esempio i molti concorsi che oggi vengono dedicati ai micrometraggi altro non fanno che ricercare talenti, e contenuti, che potranno fornire video per i nuovi telefoni Umts e/o I-Mode. Ancora più esplicito è poi il progetto di H3G che ha studiato InVideo, una piattaforma che darà agli utenti dell'operatore la possibilità di caricare su un di un apposito sito dei mini video (1- 3 minuti) realizzati con i cellulari Umts. Questi video avranno un prezzo per il download e sarà riconosciuta una percentuale agli autori, stimabile in alcuni centesimi per volta, il che può voler dire ben più di 1000 euro al mese se tale contenuto fosse scaricato da un migliaio di persone al giorno (cifra non certo impossibile sul web). Quasi uno stipendio insomma per i migliori, creato solo grazie alle proprie capacità.
Quelle citate sono due applicazioni già realizzate ma i nuovi strumenti di comunicazione ed il buon “vecchio” (!) web permettono possibilità infinite a tutti coloro che vogliono trasformarsi in editori di se stessi. Un modo interessante per creare nuovi contenuti di cui si sentirà di certo ancora parlare.

Gianluigi Zarantonello

lunedì, ottobre 24, 2005

Il Search Engine Marketing

"L'utente si preoccupa di capire come funziona il motore di ricerca, il motore di ricerca si preoccupa di non fargli perdere tempo imponendogli pubblicità o contenuti non appropriati (in un processo di miglioramento continuo)".

Quando decisi di occuparmi di marketing nei motori di ricerca (search engine marketing), feci una scelta precisa sullo strumento nelle sue forme di utilizzo principali: free (posizionamenti organici nei motori di ricerca) e a pagamento (pay per click). Il canale principale era il motore di ricerca, per l'appunto. Il successo degli strumenti di visibilità a pagamento ha permesso alle società come Google di applicarlo anche in altri contesti (ad esempio con il programma AdSense, o con le campagne targeting sui siti), con un cammino graduale di copertura di spazi gestiti con la logica di "Advertising utile e targetizzato".

La crescita dell'Adv a pagamento (keyword advertising) ha cambiato un po' il modo di lavorare delle search engine marketing agency, che sempre più oggi devono integrare competenze delle tradizionali web advertising agency (copertura spazi, gestione budget, creatività per le campagne, etc..).

Si cominciare a (ri)parlare spesso inconsciamente ma più correttamente di web marketing operativo, web advertising, web promotion. E si comincia giustamente a identificare Google come una advertising agency (visto che permetterà di gestire in completa autonomia dai motori campagne banner, email marketing, Adv contestualizzato). Tanto è che parlare di search engine marketing limitandosi al significato alle parole racchiuse in questa definizione sta diventando riduttivo e fuorviante. In tale processo infatti, il search engine marketing ne esce un po' cambiato nei suoi contenuti e nella sua filosofia. Si potrebbe infatti arrivare a progettare campagne di search advertsing escludendo il "Search".

Ma soprattutto, quella che per molti doveva essere una disciplina da ricondurre nelle forme di marketing non intrusive, gradite agli utenti, e per questo molto utili, rischia di riposizionarsi sui binari del marketing tradizionale.

Naturalmente questo è un "rischio" solo concettuale, perchè praticamente i marketer, le agenzie di Adv, le aziende hanno quello che vogliono: poter colpire potenziali clienti con più messaggi possibili al minor costo possibile (in termini di Roi).

Quel che corre il rischio di essere "smussato" è il concetto di fondo, a me molto caro, del marketing utile e permesso proprio del search engine marketing così com'era concepito.

Andrea Cappello - Studio Cappello "I professionisti dei motori di ricerca"

venerdì, ottobre 21, 2005

I blog e le community, sempre più strumenti di marketing

Sulla Rete oggi molti navigatori fanno riferimento a siti su cui possono interagire con persone che abbiano degli interessi comuni, personali o professionali: le Community. Altri poi decidono di voler avere un ruolo ancora più attivo e aprono un proprio blog, un sito su cui possono raccontare le loro esperienze o parlare di argomenti di loro interesse, ricevendo anche feedback dai navigatori.

Entrambi i sistemi sono organizzati per la maggior parte in modo da non richiedere particolari conoscenze informatiche per la gestione (vedi una breve guida) e dunque il numero degli utenti che ne può usufruire è sempre più grande.

Diversi sono i software ed i gestori che permettono di aprire un blog, il software più usato è TypePad di Six Apart (al secolo Ben and Mena Trott che l'hanno creato nel 2001) mentre tra i più noti gestori in Italia di sicuro ci sono Splinder e Blogger Un fenomeno quello dei blog che con la fusione tra Six Apart e Danga Livejournal (che lanciò nel 1999 la sua piattaforma opensource) si appresta a diventare un grande business visto che le 2 società insieme contano sei milioni e mezzo di utenti..

Questi strumenti possono essere utili all'uomo di marketing? Sicuramente sì.
Questi siti infatti sono una miniera di informazioni sui trend del settore e sulle esigenze dei relativi consumatori, che si scambiano impressioni ed esperienze sulle aziende e sui prodotti.
Inoltre gli utenti di Internet tendenzialmente sono pigri e non sono molto propensi ad impegnarsi durante la navigazione, dunque quelli che frequentano attivamente le community ed aprono i blog rappresentano gli esponenti più vivaci e, spesso, avanzati, del relativo segmento d'interesse, soggetti altrimenti difficili da individuare all'interno dell'intero insieme dei consumatori.
Ancora, questi strumenti permettono di interagire con altre persone in modo informale, raggiungendo grandi numeri di interlocutori con uno sforzo ridotto. Quest'interazione può essere raggiunta tramite la partecipazione ai siti di persone dell'azienda o anche con lo strumento dei corporate blog, spazi dove le imprese si raccontano, informano e raccolgono i feedback degli utenti. Esempi sono la Triumph che riesce addirittura a vendere moto on-line proprio attraverso l'e-commerce promosso dalle comunità d'appassionati del settore, o parentsplace, rivolto ai genitori. Vi sono poi siti come Gardenweb, dedicato al giardinaggio, sul quale alcune aziende di nicchia che vendono piante e sementi rari hanno trovato un loro canale di vendita privilegiato a fronte dell'impossibilità, per motivi di costi e di scarsa dimensione del mercato, di creare una rete distributiva tradizionale estesa sul territorio.

Altre imprese invece si riferiscono alle comunità come a fonti informative: all'interno dei dialoghi che si sviluppano in queste forme associative infatti spesso emergono esigenze, bisogni, spunti e critiche che permettono di cogliere le tendenze emergenti a proposito del settore di riferimento, tendenze che le aziende possono poi utilizzare per lo sviluppo dei nuovi prodotti. Un esempio è AlFemminile.com.

Il caso più evoluto in tal senso è quello del mercato dei software o dei videogiochi, in cui i membri di comunità d'appassionati ricevono dalle aziende versioni beta dei prodotti che poi sono restituite testate e, spesso, implementate. Tutto a costo praticamente zero. Per alcuni esempi si veda questo elenco.

Gli spazi dunque sono notevoli ma occorre molta attenzione. Ecco allora alcuni consigli: primo, bisogna usare i linguaggi giusti, che di fatto variano a seconda del tipo di comunità, occorre quindi una buona sensibilità linguistica e la conoscenza dei codici semantici della Rete per poter trovare davvero un valido riscontro negli utenti. Secondo, onestà: o si partecipa alle Community da esterni, facendo iscrivere una persona dell'azienda che ne monitora i contenuti e ogni tanto lancia qualche tema o l'azienda deve mettere in chiaro quali sono gli spazi che occupa nel sito. Cercare di influenzare in modo forte la Community o il Blog senza "dichiararsi" può essere davvero controproducente, perché gli utenti possono scoprire l'inganno e le notizie sulla Rete viaggiano molto velocemente, per cui l'immagine di un'azienda, anche grande, può ricevere colpi durissimi. Terzo: si può fare pubblicità sulle Community e sui blog senza problemi (a patto di non essere troppo invasivi), tuttavia i migliori strumenti restano concorsi, sondaggi e quiz, più partecipativi per l'utente e più ricchi d'informazioni per l'impresa.

Gianluigi Zarantonello